Taibi: “United lasciato per una donna. Che errore e che rimpianto! Ora Reggio e poi…”

Taibi: “United lasciato per una donna. Che errore e che rimpianto! Ora Reggio e poi…”

La Reggina è in…mani sicure. La seconda vita di Massimo Taibi (ri)parte da Reggio Calabria. Direttore sportivo della squadra calabrese. Obiettivo, restituirla a categorie più consone.

di Luigi Pellicone

Nel calcio e non solo, gli amori finiscono. Altri, fanno giri immensi e poi ritornano. La prima e la seconda vita di Taibi si racchiudono in scelte di cuore. La prima vita, in Inghilterra, prende una piega diversa. E la seconda, ricomincia sempre da un amore. Il cerchio di Massimo Taibi si è chiuso in riva allo Stretto. Tornato dalla sua Reggina per risollevarla. La seconda vita del portiere ricomincia dalla Calabria. Taibi è direttore sportivo ma anche simbolo di una società che si è voluta affidare a…mani sicure.

Di nuovo a Reggio Calabria. Taibi , la sua seconda vita riparte da qui?
Sono direttore sportivo. Speriamo di fare un buon campionato e far qualcosa di buono. E poi l’anno prossimo, magari con l’aiuto di qualche investitore che sostenga il presidente Praticò, scalare la categoria. Reggio Calabria è una piazza importantissima. È offensivo definire punto di partenza una città che ha fatto la serie A per tanti anni. Spero di riportarla almeno a giocare in serie B. Poi è chiaro serve buona volontà da parte di tutti.

Quali sono stati i momenti più belli della sua carriera?
Ce ne sono stati tanti. Ho fatto delle buone annate anche a Bergamo e Torino. Ovunque ho giocato, ho fatto bene. Se proprio dovessi scegliere dico le salvezze a Venezia e a Reggio Calabria, dove è stato l’apice. E la promozione in serie A con il Torino. Ho pochi rimpianti per la mia carriera.

Grazia Neri/ALLSPORT
Grazia Neri/ALLSPORT

Pochi rimpianti. Ma proprio nessuno?
Uno sì. Quando ero in Inghilterra, sono dovuto andare via per una crisi con la mia ex moglie. Ho dovuto lasciare la Premier, avevo un quadriennale allo United. Potessi tornare indietro sarei rimasto in Inghilterra da solo. Dopo sei mesi ho dovuto lasciare. È stato un colpo di testa. Pazienza…

Il suo più grande orgoglio?
Quando ho vinto il mio primo campionato in B con il Piacenza. Quando ho giocato ed esordito in A, anche se ho preso tre gol, sono stato felice anche perché ho realizzato un sogno. Arrivare a giocare nella massima categoria. Insomma, ce l’avevo fatta!

Lei ha cambiato tante maglie, ma tra compagni  e allenatori a chi è rimasto legato?
Ho legato con tanti compagni ma in particolare con Fadoni, che era con me a Como. Ancora adesso siamo in contatto e lo sento spesso. Fra i tecnici invece tutti mi hanno lasciato qualcosa. Forse quello che mi ha insegnato di più è stato Cagni. Ero giovane e ha lavorato tanto su di me. Soprattutto a livello mentale. Grazie a lui ho imparato a essere sempre concentrato.

 (Photo by Grazia Neri/Getty Images)
(Photo by Grazia Neri/Getty Images)

Il giocatore più difficile da incontrare?
Il mio avversario più “odiato” è senza dubbio Signori. Mi faceva sempre gol, una caterva. Non era forse il più forte, considerando che ho visto anche Zidane e Batistuta, però mi faceva sempre gol.

Cosa le manca del suo calcio? Adesso è tutto diverso…
Il calcio adesso è profondamente cambiato. Sia come qualità che come investimenti. Ai miei tempi anche in B o in C vi erano squadre forti e soddisfazioni professionali. La qualità è scemata moltissimo. Sino a fine anni ’90 si investiva di più. Adesso è subentrato un certo dilettantismo.

Lei lavora molto con i giovani. Cosa consiglia a chi si avvicina al mondo del calcio?
Guardarsi intorno. E cercare di farlo bene. Il calcio non è più quello di una volta. Oggi è più difficile resistere a giocare in Lega Pro. Sono stipendi quasi da impiegato. Consiglio di divertirsi, ma anche di essere professionali perché è l’unico modo di trovare una solidità economica è scalare la categorie. Restare in C significa fare gli impiegati.

Come si gestisce, invece, l’addio? Per lei è stato facile?
Personalmente non ho sentito molto il distacco. A 39 anni ero stanco. Dopo questo mondo, anche se si è preparati a lasciarlo, c’è una realtà che è sempre dura da affrontare. Al di là del mondo dorato, è un piccolo trauma. Cambia tutto, non solo la vita ma anche le abitudini. Si modifica il metabolismo, si deve controllare l’adrenalina. A Coverciano dovrebbero creare dei corsi per accompagnare l’addio.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy