Strömberg: “Atalanta spavalda, la Champions è possibile. Papu è un leader come me. Io presidente? Un giorno ho detto a Percassi…”

Strömberg: “Atalanta spavalda, la Champions è possibile. Papu è un leader come me. Io presidente? Un giorno ho detto a Percassi…”

Meglio la sua Dea o quella di Gasperini? L’ex centrocampista, diventato leggenda a Bergamo a cavallo tra gli Anni ’80 e ’90, si racconta e spiega quali sono le prospettive della club di Antonio Percassi in Italia, ma soprattutto in Europa.

di Simone Lo Giudice

Ciascuno ha la sua Dea. Glenn Strömberg l’ha scoperta a cavallo tra gli Anni ’80 e ’90 e da allora non ha mai smesso di ispirarsi a lei. L’ex centrocampista ha conquistato gli atalantini con le qualità tecniche, il suo carisma e il suo temperamento: è stato il trascinatore di una squadra sorprendente soprattutto in Europa, dove è mancato solo il guizzo finale (k.o. col Mechelen nella semifinale della Coppa delle Coppe 1987-88). La sua avventura a Bergamo è durata otto stagioni, ma sotto sotto non è mai finita. Oggi Strömberg racconta il calcio in giro per l’Europa come opinionista e sogna un giorno di incontrare di nuovo la sua Dea: magari in Champions League.

Dortmund

Glenn Strömberg, quali sono le differenza tra la sua Atalanta e quella di oggi?
L’Atalanta di oggi è un po’ più giovane e ci sono giocatori più internazionali rispetto a quella in cui giocavo io. Per il resto credo che sia abbastanza simile alla mia negli ultimi 4-5 anni: anche noi andavamo ovunque facendo la partita e avevamo ottenuto buoni risultati contro le grandi, sia in casa che fuori. Questa forse è più coraggiosa. All’estero tutti mi chiedono dell’Atalanta perché sono impressionati dal modo in cui gioca. È giovane, scende in campo a petto in fuori e se la gioca con grande personalità. Questa è la cosa che mi piace di più di questa squadra.

Mondonico o Gasperini?
Non conosco Gasperini, l’ho visto solo un paio di volte in allenamento però sta facendo grandi cose. Mondonico invece è stato il mio allenatore per tanti anni. Era bravo a leggere le partite in anticipo: sapeva come avremmo dovuto giocare e in quali zone del campo le altre squadre erano deboli. E poi sapeva cambiare le partite in corsa, sceglieva sempre i cambi giusti. Gasp ha personalità e va avanti per la sua strada: è convinto delle sue idee e se la gioca con tanti giovani non solo in Italia, ma anche in Europa. Questi risultati sono soprattutto merito suo. 

Caniggia

Oggi in attacco brilla Zapata, a suoi tempi c’era Caniggia…
Caniggia era un’arma micidiale soprattutto fuori casa, dove magari giocavamo un pochino più chiusi rispetto all’Atalanta di oggi. Quando andava via in contropiede non c’era nessuno in grado di fermarlo. Fuori casa ci bastavano uno o due contropiedi per vincere. La Dea di oggi è più spavalda rispetto a quella in cui giocavo io, ma questa cosa è dovuta alla presenza di tanti giovani. Quando noi eravamo forti avevamo un’età media più alta.

Lei era il leader emotivo di quella squadra: si rivede in Papu Gomez oggi?
Come calciatori siamo completamente diversi, ma come leader sicuramente ci somigliamo. Oggi torna un po’ di più e lavora per la squadra. Ha fatto ottime cose nella sua carriera. Cinque-sei anni fa dicevo che Gomez avrebbe potuto giocare titolare in qualsiasi squadra di A. È rimasto all’Atalanta e siamo molto contenti che abbia deciso di farlo. Tutta Bergamo è felice per questo. Papu ha enormi qualità e con lui la squadra ha una marcia in più.

L’Atalanta può conquistare il quarto posto e andare in Champions?
Ha una grande occasione perché quest’anno ci sono un paio di grandi che faticano rispetto alle scorse stagioni. È l’occasione buona per conquistare qualcosa di più, che forse non era previsto all’inizio. La squadra però deve dare sempre il massimo perché se la motivazione cala allora potrebbe iniziare a perdere qualche partita. Ma se riesce a mantenere questo spirito, allora ci deve credere. Ha vinto 3-0 con la Juventus e io ho visto i bianconeri perdere così negli ultimi anni solo contro Real Madrid e Barcellona. In Coppa Italia il risultato poteva essere persino più largo: ora c’è una grande attesa anche per questa competizione, perché vincerla regala un posto nelle coppe.

Juventus

Che cosa significa per l’Atalanta giocare in Europa?
È una grandissima cosa per la società e per i giocatori, ma anche per tutta Bergamo. A Liverpool contro l’Everton i tifosi erano in 5000, ma sarebbero potuti essere 25000 se ci fosse stato qualche biglietto in più. C’era un’atmosfera incredibile per l’Europa League. Poi la squadra ha fatto ottime cose col Borussia Dortmund lo scorso anno e anche col Copenaghen: peccato per l’eliminazione, l’Atalanta si era dimostrata più forte nei 180 minuti, ma è andata così. 

L’eliminazione ai preliminari ha condizionato l’inizio della stagione?
Sì, la squadra ne ha risentito. Subito dopo quel k.o. ha avuto una flessione e questa cosa è durata per qualche mese. Però ne ha risentito anche tutta la città, l’entusiasmo che c’era prima è calato. Era un’avventura fantastica per l’Atalanta. I tifosi si ricordavano le nostre cavalcate: la semifinale contro il Mechelen nella Coppa delle Coppe 1987-88 e i quarti di finale contro l’Inter nella Coppa Uefa 1990-91. Sono cose bellissime, perché sono un po’ rare per l’Atalanta. Non riescono ogni anno, ma quando capita è stupendo per tutti.

Campo

Le piacerebbe tornare un giorno all’Atalanta?
Siamo stati vicini tante volte, ma ho intrapreso il lavoro di commentatore per la tv svedese: seguo la Premier League e la Champions e viaggio più di prima, ma mi diverto. Quando è stato inaugurato lo store a Bergamo, Percassi mi ha detto: “Puoi anche fare il presidente, ti do la presidenza subito”. E io gli ho detto: “Piano Antonio, perché qui ci sono le telecamere e la televisione e tutti ti hanno sentito”. Lui si è messo a ridere… Avevo un grande rapporto anche con Bortolotti e poi con Ruggeri. Ci sentiamo con la dirigenza: parliamo dei giocatori che ci sono in giro. Io sono disponibile per dare qualche consiglio e la società è pronta a venirmi incontro. È una bella cosa, ma lavorativamente credo che il discorso sia chiuso. Faccio 60 anni l’anno prossimo: non sembra, ma è così.

Perché la Dea è speciale per lei?
Ho un grande rapporto non solo con l’Atalanta, ma con tutta Bergamo. Mi sento adottato da questa città. Ed è bello anche andare in giro per le strade… I tifosi vogliono farmi vedere che si ricordano di me. Poi dicono ai nipoti indicandomi: “Sai chi è quello lì?” e glielo iniziano a raccontare, poi vengono a salutarmi. È bellissimo.

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