Stendardo: “Gioco in promozione, faccio l’avvocato. La crisi? Colpa dei dirigenti. E su Totti vi dico che…”

Stendardo: “Gioco in promozione, faccio l’avvocato. La crisi? Colpa dei dirigenti. E su Totti vi dico che…”

Quest’anno Guglielmo Stendardo è passato dal campo alla toga: la scorsa primavera ha superato l’esame da avvocato. L’ex difensore di Lazio e Juventus però non ha smesso di amare il calcio, anche se molte cose lo hanno deluso parecchio…

di Simone Lo Giudice

Il senso della sua vita è sempre stato nel duello: che sia un testa a testa su un prato verde o tra le panche di un tribunale non fa differenza. Ciò che conta è che la sfida rispetti le regole. L’obiettivo? Migliorarsi partita dopo partita, processo dopo processo. Il 2018 di Guglielmo Stendardo è stato a dir poco speciale: l’ex difensore napoletano si è sfilato pantaloncini e tacchetti dopo una vita fatta di esordi precoci, serate di Champions e derby roventi ma non solo… In fondo difensori non si smette mai di esserlo, soprattutto adesso che l’ex centrale di Lazio e Juve indossa la toga da avvocato. La sua “seconda vita” dopo il calcio comincia da qui.

Guglielmo Stendardo, le manca il calcio?
Sì, è stato la mia vita. Manca soprattutto la competizione agonistica, il contatto fisico con l’avversario. Però smettere fa parte della vita. Io sto approfittando di questa seconda vita per formarmi, continuare a studiare e  aggiornarmi perché gli esami non finiscono mai. C’è sempre qualcosa da migliorare.

Che cosa la aveva stancata del calcio?
Il business che ci ruota attorno, che finisce per far calpestare tutto il resto. Il nostro calcio ha bisogno di riforme strutturali e di una rivoluzione culturale. Spero che il presidente Gravina riesca a metterle in atto. Valori positivi nel calcio ce ne sono ancora, ma ultimamente mi ha deluso un po’. E mi riferisco alla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali. Italia-Svezia è l’epilogo di un processo in atto da tempo. L’ultima vittoria di una squadra italiana in campo internazionale risale al 2010, quando l’Inter ha sconfitto il Mazembe nel Mondiale per Club. Non riusciamo più a sfornare i talenti di un tempo…

Chi è il colpevole di questa crisi?
La politica ha rovinato il calcio, che invece avrebbe bisogno di competenze eccellenti dal punto di vista economico e giuridico. Il presidente del CONI Giovanni Malagò mi ha ribadito personalmente che i dirigenti del calcio hanno fatto danni incalcolabili. Chi sta ai vertici deve dare l’esempio, ma dovrebbero farlo anche i calciatori. Non mi illudo di poter cambiare le cose, il pallone però deve tornare al centro. Bisogna riformare la giustizia sportiva perché ciò a cui abbiamo assistito quest’estate è vergognoso. Dovremmo investire sui settori giovanili e risolvere il problema degli stadi, bisogna emulare il progetto Juve che è avanti di 10 anni rispetto alle altre squadre.

(Photo by Barrington Coombs - EMPICS/PA Images via Getty Images)
(Photo by Barrington Coombs – EMPICS/PA Images via Getty Images)

Lei ha giocato nella Juve dopo le stagioni alla Lazio: che cosa ha significato Roma per lei?
Giocare a 22 anni all’Olimpico in A e in Champions è stato pazzesco. Lazio-Real è indimenticabile per me, l’apice della carriera. Vivo a Roma da un po’ di anni, ho molti amici qui. Ci sono arrivato nella stagione dopo la quale è scoppiata Calciopoli e fu un periodo duro per noi. Quello scandalo però ha caricato i giocatori della Nazionale, che hanno trovato energie in più per vincere il Mondiale. Eticamente resta uno dei momenti più brutti del nostro calcio.

Ha giocato con Paolo Di Canio e Simone Inzaghi: qualche ricordo speciale?
Paolo era un esempio dentro e fuori dal campo, un grande lavoratore. Quando ha esagerato lo ha fatto per il troppo amore nei confronti della Lazio. Alla vigilia del derby ci portava nella sua tavernetta all’Olgiata per caricarci. Voleva farci capire l’importanza di quella partita. In nessun’altra città viene vissuta come a Roma. Simone seguiva tutto anche da calciatore, era appassionato e maniacale. Poi quando c’ero io, lui era avvantaggiato perché giocava poco (ride, ndr).

A Roma ebbe problemi con Delio Rossi e Davide Ballardini?
Rossi è una persona molto riservata, ma non ama troppo il dialogo. Con lui siamo arrivati terzi in campionato. Quando andai alla Juve il rapporto però è cambiato, non c’era rancore tra noi. Quando tornai alla Lazio nel 2009 c’era Ballardini, io ero scontento. Ledesma e Pandev erano in rotta con la società, il mister li mise fuori rosa per scelta tecnica e in alcuni casi convocò i ragazzi della Primavera anziché loro. Fu un anno difficile, rischiammo la retrocessione. A gennaio però arrivò Edy Reja, i giocatori messi fuori furono reintegrati e ci salvammo.

Nella Lazio giocò con Thomas Hitzlsperger, che a fine carriera ha confessato di essere omosessuale: farlo prima sarebbe stato impossibile?
La nostra società non è pronta a recepire alcuni messaggi, il calcio in particolare perché è un mondo particolare, ancora molto maschilista. Se avesse fatto coming-out prima, non mi sarei fatto assolutamente condizionare. Farlo a fine carriera non cambia le cose.

(Photo by Pierpaolo Piciucco/ActionPlus/Corbis via Getty Images)
(Photo by Pierpaolo Piciucco/ActionPlus/Corbis via Getty Images)

Lei all’Atalanta ha trovato una seconda giovinezza: che cosa c’è dietro al miracolo bergamasco?
Tutto è stato possibile grazie al presidente Antonio Percassi, che ha lasciato presto il calcio per fare l’imprenditore. La sua grande passione per l’Atalanta gli permesso di farne un modello: i conti sono in ordine, il settore giovanile è tra i migliori d’Europa e stanno pensando a ristrutturare lo stadio. Negli ultimi anni ha venduto molti giocatori, ma la società è rimasta competitiva. Il valore aggiunto sono i tifosi, che pensano solo a sostenerti senza destabilizzarti. A Bergamo si dice ‘Andiamo all’Atalanta’ perché per tutti è più di una squadra di calcio, significa appartenere a qualcosa. Poi è stato fondamentale Gasperini, che lavora benissimo con i giovani.

Quale è stato l’attaccante più difficile da marcare?
Ibrahimovic, ma è stata dura anche con Raul, Shevchenko, Eto’o, Ronaldinho… Ce ne sono stati tanti. Anche Luca Toni era molto fastidioso e difficile da tenere.

Tra i difensori invece: chi è stato il suo modello?
Nesta, per me è stato il centrale più forte di tutti i tempi. Oggi il migliore al mondo è Koulibaly perché ha grandi qualità fisiche e tecniche. Il suo recupero su Rigoni dell’Atalanta lunedì è stato strepitoso.

(Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Con chi invece ha battibeccato qualche volta?
Nei derby ce le davamo di santa ragione con Totti, ma la settimana scorsa sono stato a Trigoria e ne abbiamo parlato ridendoci sopra. In campo è giusto dare sempre il massimo. Francesco è uno dei giocatori più forti che io abbia mai marcato, per me tra i migliori viene dopo Maradona. Il terzo è Baggio invece.

Ha il rammarico di non aver trovato spazio nella squadra della sua città?
Quando ho iniziato a giocare speravo di fare la mia carriera nel Napoli. A 17 anni sono stato il giocatore più giovane a esordire in Serie A nella storia del club. Andare via l’anno dopo è stata una grossa delusione, ma ho avuto una grande carriera.

Lei è diventato avvocato, ma non ha smesso di giocare a calcio…
Adesso insegno diritto sportivo a Roma all’Università con il professor Enrico Lubrano. Da pochi giorni però sono diventato ufficialmente un giocatore della squadra di calcio As Luiss 1999 che gioca in promozione. La rosa è composta da studenti e da ex studenti dell’ateneo. Questo dimostra che in Italia si può fare calcio e studiare, come accade nei college americani. Domenica giocherò la mia prima partita con loro.

Una mosca bianca nel mondo del calcio: tutti hanno capito quanto fosse importante studiare?
Non direi, visto tutto ciò che è accaduto quando ho chiesto all’Atalanta di andare a fare l’esame da avvocato…  Quando ero arrivato alla Lazio, i primi mesi avevo chiesto a Lotito di poter restare a Formello per concentrarmi. Volevo dedicarmi alla squadra e allo studio. Alcuni compagni mi prendevano in giro, ma oggi quando mi incontrano mi chiamano avvocato e mi chiedono la consulenza. Poi poter insegnare alla Luiss è un grande orgoglio.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy