Ravanelli: “Il mio rimpianto? Il Mondiale del ’98. Con queste difese segnerei a raffica. Baggio il più grande con cui ho giocato”

Ravanelli: “Il mio rimpianto? Il Mondiale del ’98. Con queste difese segnerei a raffica. Baggio il più grande con cui ho giocato”

Fabrizio Ravanelli è rimasto un uomo semplice. Così come era facile per lui trovare la via della rete. Una vita costellata di gol e successi. E un rimpianto: Francia 1998. Il “suo” Mondiale che non ha potuto giocare.

di Luigi Pellicone

Fabrizio Ravanelli, in attesa di una nuova occasione, dopo la sfortunata esperienza in Ucraina. Appena dodici partite, poi l’addio all’Arsenal Kiev. Senza rimpianti. Non come quello legato ai mondiali francesi. Una grande delusione. La sfortuna ci ha messo lo zampino. Una polmonite, proprio alla vigilia dell’esordio, gli costa un mondiale. È il dispiacere più grande della carriera. Un vero peccato. Avrebbe meritato di più. Il suo palmares e il riconoscimento trasversale di status di Calciatore con la C maiuscola dentro e fuori dal campo, ne definiscono il profilo. Un uomo di valore.

Ravanelli, di cosa si occupa adesso?
Continuerò la carriera di allenatore. Sono in attesa di offerte.

Riavvolgiamo il nastro: torniamo al momento più bello della carriera?
Beh sono tanti i momenti a cui sono legato. L’esordio con la Juventus, l’esperienza in Inghilterra con il Middlesbrough. Sono stato il primo straniero in Premier League a esordire con tre gol, a Liverpool. Sono entrato nel cuore dei tifosi a Marsiglia. Credo che comunque il periodo con la Juventus sia stato il periodo più bello. Sono stati anni fantastici. Scudetti, Coppe, la Supercoppa. Che squadra…

ravanelli

A proposito. Più forte la sua, di Juventus, o questa?
Sono storie diverse. Ai miei tempi c’erano tante altre squadre che potevano ambire allo scudetto. Vincere in Italia ora è un pizzico più facile. Quello che comunque sta facendo la Juventus è un qualcosa di incredibile. Credo che sia una delle squadre migliori d’Europa, ed ha il giocatore più forte insieme a Messi. Credo che ognuna, rispetto alla propria epoca, sia una grande Juventus.

Una carriera costellata di successi e soddisfazioni. Ha qualche rimpianto?
Il momento che cancellerei della mia carriera calcistica è la polmonite che mi è costata il Mondiale in Francia nel 1998. Alla vigilia della partita con il Cile sono dovuto tornare a casa. È il più grande rimpianto della mia carriera. Ero il capocannoniere della nazionale, la sentivo mia dopo lo spareggio con la Russia. È un qualcosa che mi manca: potessi riavvolgere il nastro, sceglierei quel momento.

ravanelli nazionale

Cosa l’ha reso orgoglioso di sé stesso?
Sono stato bravo a credere nel mio sogno. Non ho mai mollato nei momenti difficili e ho sempre creduto nelle mie qualità e alla fine sono state riconosciute. Ho sempre avuto molta fiducia e sono stato premiato.

Ha giocato con tante grandi squadre. Qual è il calciatore più forte con cui ha condiviso lo spogliatoio?
Eh, di grandi campioni, ne ho visti tanti. Ho visto Del Piero, alla Lazio ho giocato con Veron, Mancini. Ce ne sono stati tanti. Se proprio devo eleggere il più forte e assegnargli il “titolo” dico Roberto Baggio. È lui che mi ha impressionato più di tutti.

ravanelli baggio

Qualcuno invece che le ha reso la vita difficile?
Vierchowod, in assoluto, il peggiore difensore da affrontare. Fisico e veloce. Non lo sovrastavi. Non lo dribblavi, mi metteva sempre in grande difficoltà.

Con questi difensori chi sa quanti gol farebbe. A occhio e croce, tanti…
Era un altro calcio. Oggi farei tanti gol. Lo dico senza essere presuntuoso. Credo che oggi sia diventato più facile far gol. Non ci sono i difensori di una volta: dai big agli altri, ovunque andavi, qualunque squadra trovavi, si affrontavano grandi difensori. Bergomi, Ferri, Costacurta, Maldini. Baresi, Minotti, Apolloni, Annoni… Contro qualsiasi squadra era difficile fare gol.

Lei ha dato tanto al calcio. Ha un consiglio per chi inizia?
Sognare e vivere il proprio sogno in modo professionale. Non mollare mai nei momenti difficili. La professionalità, il carattere e la determinazione sono indispensabili per arrivare a grandi risultati.

Come si gestisce il dopo carriera?
È molto facile se si ha una famiglia alle spalle intelligente e sana che che ti ha aiutato a crescere e se si è riusciti a costruire una vita serena con una moglie e dei figli. Capire che vivere è un esame continuo e vivere con semplicità ed educazione è il miglior modo possibile per gestire l’addio al calcio.

 

 

 

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