Pazienza e… volontà: “Aspetto la mia chance. Una panchina giusta… Bologna la più grande delusione. Ronaldinho immarcabile”

Pazienza e… volontà: “Aspetto la mia chance. Una panchina giusta… Bologna la più grande delusione. Ronaldinho immarcabile”

Pazienza, in nomen omen. Una grande volontà e una immensa passione per questo sport lo hanno spinto a una carriera di livello in serie A. Adesso, senza fretta, vuole costruirsi un futuro da allenatore.

di Luigi Pellicone

Michele Pazienza, in nomen omen. Qualità, per sua stessa ammissione, non eccelse, ma una grande volontà e una immensa passione per questo sport lo hanno spinto a una carriera di livello in serie A. Juventus, ma anche tanto Napoli, dove ha vissuto gli anni più belli. Adesso, dopo l’esperienza di Pisa, non ha fretta ma vuole un progetto che possa permettergli di esprimere le sue idee di calcio. Un mondo che sente suo, che si è conquistato e non vuole lasciare.

Cosa fa adesso Michele Pazienza?
Studio calcio. Adesso aspetto un progetto che mi possa dare la possibilità di esprimere le mie idee di calcio. Sto frequentando il master di Coverciano. Non ho altri progetti al di là del calcio. Ho la passione per questo sport e mi vedo solo in questo ambiente. Mi vedo allenatore. Prediligo la difesa a quattro ma so anche adattarmi. In generale preferisco la difesa a quattro e il centrocampo a tre poi mi adeguo alle caratteristiche dei calciatori che ho a disposizione.

A quale tecnico si ispira?
Sono stato molto fortunato ad essere stato allenato da tecnici preparatissimi. Dico Spalletti e soprattutto Mazzarri, con cui ho raggiunto l’apice della mia carriera. In pochi sanno motivare come lui. Con lui, al Napoli ho raggiunto la Champions League e sono riuscito a esprimermi al meglio e ottenere i migliori risultati. Ho cercato di “rubare” anche a Pioli e Conte ciò che più mi piaceva e interessava dei loro metodi.

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Una lunga carriera, tante maglie e altrettanti tecnici. Sempre d’accordo con tutti?
C’è stato qualche tecnico con cui non ho avuto buoni rapporti ma adesso, a mente fredda, capisco che sia dipeso solo da mie letture sbagliate. Adesso, che ho passato la barricata, capisco il perché delle scelte di alcuni allenatori e ciò che cmi sembrava ingiusto oggi lo ritengo logico.

Legami nel calcio? Esiste l’amicizia in questo ambiente?
Difficile creare amicizie, ma ho avuto la fortuna di averle. Ho un legame forte con Leandro Rinaudo, conosciuto ai tempi di Napoli. Ho anche conosciuto tanti altri ragazzi con cui sono rimasto in rapporti che si possono definire amicizia.

Quali sono stati i calciatori più difficili da affrontare?
Veramente fastidiosi da marcare, soprattutto due. Avevo dei compiti di marcatura precisi a centrocampo e ricordo quanto fosse difficile ferma Sneijder e Ronaldinho. Due giocatori davvero difficili da controllare. Sono imprevedibili. Al netto di chi ho dovuto incontrare, ho avuto la fortuna di giocare accanto ad Andrea Pirlo , Vidal e Diego Milito. Giocatori straordinari. Sono i giocatori che mi hanno impressionato di più.

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Il momento più brutto della sua carriera?
Cancellerei la mai prima e unica retrocessione, che è arrivata con il Bologna. Una piazza importante, dove sono stato bene. Mi è dispiaciuto molto, perché è una città che ha passione e vive per il calcio. Mi pesa molto, ancora adesso aver arrecato questo dispiacere ai tifosi. Il momento più brutto coincide anche con il mio rimpianto.

Qual è stato il suo orgoglio più grande?
Mi ha reso orgoglioso l’essere riuscito ad affinare la mia capacità. Facendo autocritica, vedendo le qualità fisiche e tecniche da bambino, migliorandole, mi sono reso conto di aver fatto una buona carriera grazie alla buona volontà e alla passione.

Cosa consiglia a chi si avvicina al calcio?
Sicuramente il calcio moderno ha bisogno di energie mentali e fisiche. Chi si avvicina e intende viverlo professionalmente deve sapere che va incontro a rinunce importanti. Il percorso non concede alcuno stravizio, c’è bisogno di una vita regolare per 24 ore e trenta giorni al mese. Altrimenti si fa fatica in uno sport divenuto molto veloce e dinamico.

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Come si gestisce l’addio?
È una situazione molto difficile da affrontare. Capire anche che il fisico sta dicendo “basta” non è semplice. Tante volte la fine della carriera non dipende da una scelta individuale, ma da chi ti costringe di fatto a smettere. Consiglio a chi si avvicina al ritiro di rendersi conto della realtà dei fatti . Meglio scegliere da soli di smettere, senza farsi accompagnare alla porta.

Il campionato delle sue ex?
La Juventus è un passo avanti a tutte le altre. L’Inter ha dato segnali di ripresa, ma il Napoli che non aveva convinto all’inizio sta abbinando bel gioco e risultati. Ancelotti ha dato un gioco fluido e concreto. Può recuperare e racimolare punti e dare fastidio. Io credo che la Juventus avrà un momento fisiologico di flessione, ma molto dipende da chi è indietro. Per chiunque insegua sarà necessario farsi trovare pronti.

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