Muzzi: “Cresciuto nella Roma, ma sogno di allenare la Lazio. Da calciatore vicino alla Juve. Io e Stramaccioni sfortunati…”

Muzzi: “Cresciuto nella Roma, ma sogno di allenare la Lazio. Da calciatore vicino alla Juve. Io e Stramaccioni sfortunati…”

Da giocatore una Coppa Italia con la “sua” Lazio e mai nulla da rimproverarsi: ovunque è stato, Muzzi ci ha messo il cuore. E nella sua “seconda vita” sogna di ritornare dove tutto è cominciato per togliersi nuove soddisfazioni…

di Redazione Il Posticipo

Ha smesso una decina di anni fa per colpa degli infortuni: fosse stato per lui avrebbe giocato ancora. Roberto Muzzi è stato un professionista generoso: uno di quelli che in carriera hanno dato tutto per la maglia. Cresciuto col mito della Lazio da bambino, si è affacciato al grande calcio grazie alla Roma. Vicinissimo alla Juventus a inizio Duemila, è diventato un trascinatore del Torino. Un cuore diviso tra ciò che non è stato e ciò che invece è diventato realtà. Ma un denominatore comune c’è: l’amore per il calcio, che oggi pratica da allenatore. Roberto Muzzi da Marino sogna ancora in grande.

DIGITAL IMAGE Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT
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Roberto, il calcio le manca o si era stancato?
Mi è mancato, ma ho avuto la fortuna di iniziare ad allenare subito il settore giovanile… Non mi aveva stancato niente del calcio, ho dovuto smettere per colpa degli infortuni. Quando hai problemi fisici non riesci più ad allenarti come vorresti. Per me allenarmi non era solo un lavoro, ma anche un divertimento. Quando non sono più riuscito a farlo ho deciso di smettere.

Quando ha pensato di fare l’allenatore nella sua seconda vita?
Ci avevo pensato quando ero giocatore, mi piaceva. Volevo restare nel mondo del calcio e ho intrapreso questa nuova carriera. La passione per il mio nuovo lavoro è cresciuta giorno per giorno. Voglio crescere tanto come tecnico, vedremo come andrà a finire…

Come è nato il suo rapporto con Stramaccioni?
Io allenavo nel settore giovanile della Roma, lui era stato all’Inter e un giorno mi chiamò per chiedermi informazioni sull’Udinese. Siamo andati fuori a cena. Gli ho spiegato quali erano le difficoltà di quella piazza e che cosa c’era di bello in quella squadra. Si avverò tutto ciò che gli avevo detto… Finita l’esperienza mi ha proposto di allenare insieme a lui. Io ero alla Roma, ci pensai un attimo. Poi gli dissi di sì perché mi piaceva fare un’esperienza coi grandi.

(Photo credit should read NICOLAS LAMBERT/AFP/Getty Images)
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Nel 2015-16 avete allenato il Panathinaikos in Grecia: che esperienza è stata?
Abbiamo guidato la squadra più importante di quel Paese. Siamo riusciti a portarla in Europa League dopo tre anni di assenza. Nel 2016-17 eravamo secondi in classifica, ma è successo di tutto per colpa di problemi finanziari e siamo andati via, ma è stata un’esperienza positiva.

Nel 2017-18 ci avete riprovato con lo Sparta Praga…
Lì ho visto di tutto. Siamo partiti bene, eravamo a quattro punti dalla zona Champions, poi però è finita. Il direttore sportivo ci ha mandato via ed è diventato allenatore. Nel calcio non avevo mai visto una cosa del genere, ma oggi posso raccontare pure questa.

Finora Stramaccioni ha avuto meno fortuna di quella che si sarebbe meritato?
Andrea è giovane e, considerando quanto è bravo, ha avuto sicuramente tanta sfortuna. Io ho conosciuto tanti allenatori, ma Strama ha le idee chiare. Ne ho visti pochi preparati bene come lui.

Prima di incontrare Stramaccioni, lei è stato vice di Andreazzoli alla Roma nel 2012-13…
Venivo dai ragazzini e ho allenato per la prima volta i più grandi. Fu bello, ma deludente perché perdemmo la Coppa Italia contro la Lazio. Anche questo però è stato importante per la mia crescita da allenatore. Avevamo fatto tantissimi punti in campionato, ma abbiamo sbagliato quella partita e poi le cose sono andate male.

(Photo credit should read PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images)
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Lei non ha solo giocato con Totti, ma lo ha anche allenato: differenze?
Francesco è stato sempre tranquillo, un bel professionista. Ce ne vorrebbero tanti di Totti nel calcio di oggi per il suo comportamento e la sua serietà. Mi ricordo quando eravamo giovani seduti in panchina. Una volta Mazzone si girò verso di noi dicendo ‘Ragazzino riscaldati!’. Francesco mi disse ‘Roberto ce l’ha con te!’. E io gli dissi che il mister si riferiva a lui perché era il più piccolo tra i due.

Come vede la Roma di oggi? Va un po’ sull’altalena…
Di Francesco è un ottimo allenatore, l’anno scorso ha fatto grandi cose. Quest’anno ha avuto delle difficoltà, ma ora la sua squadra si sta riprendendo. È uno dei migliori tecnici in circolazione, bisogna avere pazienza. Spero gli diano fiducia. Roma è bellissima e i tifosi sono stupendi, ma di pazienza lì ce ne è poca di solito.

Lei non è riuscito a imporsi come calciatore a Roma, la sua città natale: ha questo rimpianto?
Sì, ero nato con la Roma e ci sarei potuto restare per tanti anni, sarei anche rimasto a casa mia così. Ma ho anche un altro rimpianto… Quando sono tornato alla Lazio non sono riuscito a dare tutto quello che avrei potuto.

(Photo by Matthew Ashton/EMPICS via Getty Images)
(Photo by Matthew Ashton/EMPICS via Getty Images)

Che cosa è stata Cagliari per lei?
Tutto, lì sono cresciuto calcisticamente e come uomo. Sono riuscito a farlo per merito dei tifosi sardi. A Cagliari ti sostengono quando sei un giovane. Se dai il massimo per la maglia, i tifosi ti perdonano tutto. Sono pazienti. È l’ambiente ideale per crescere.

Lei ha fatto grandi cose nell’Udinese di Pozzo: che cosa è cambiato oggi?
Quando c’ero io, era una squadra forte con grandi calciatori e giocava in Europa. Ora è un momento difficile per loro, ma i Pozzo se ne tireranno fuori. Oggi mi stupisce che continuino a cambiare allenatore, una volta se sceglievano un tecnico giovane andavano avanti con lui. Andrea aveva fatto bene a Udine e la società avrebbe potuto portare avanti un bel progetto con lui, come avevano fatto in passato con Spalletti, Zaccheroni e Guidolin. Tutta gente che ha fatto il bene dell’Udinese.

DIGITAL IMAGE. Mandatory Credit: GRAZIA NERI/ALLSPORT
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Il suo passaggio alla Lazio com’è stato?
Duro, ma io ero un professionista e avrei giocato con la mia squadra del cuore in Champions, era una festa per me. Ho avuto dei problemi, ma è quello che succede a Roma. Ero cresciuto coi giallorossi, poi sono andato alla Lazio e fu dura. Quando uscivo di casa i tifosi mi facevano gli sfottò perché ero stato alla Roma per tanti anni. Da calciatore ho provato a lasciare un segno importante ovunque sono stato. A volte ci sono riuscito, altre meno.

Lei non si è fatto amare dai tifosi della Juve: ci ha vinto una Coppa Italia contro e poi è andato al Torino…
Sì, ma sono stato sempre rispettato da loro. C’è stato anche un momento in cui pensavano che sarei andato alla Juve, circolava la voce quando ero all’Udinese. Non ho il rammarico di non esserci andato… Poi sono passato al Toro perché mi sento un cuore granata come caratteristiche e modo di giocare. Ho conosciuto il mondo del Toro ed è stato stupendo. Per me è stato un onore aver indossato quella maglia.

(Photo by Newpress/Getty Images)
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Lei è stato al Toro tra il 2005 e il 2007: che cosa ricorda?
Mi è mancato il derby, lo avrei voluto giocare, ma non è stato possibile. Al primo anno la Juve era in A, noi in B. Nel 2006-07 dopo Calciopoli la situazione si era ribaltata. I tifosi juventini venivano presi in giro perché il Toro era in A e loro no. Credo che anche alla Juve sia mancato il derby.

Come vede la sfida tra Lazio e Torino: sa di Europa?
Sono due squadre che stanno bene e stanno esprimendo un bel calcio. La Lazio ha vinto a Bologna, su un campo che è particolarmente duro. Mi aspetto un incontro combattuto tra due squadre in piena fiducia.

Come vede Inzaghi da allenatore? Siete stati compagni di squadra alla Lazio…
Simone è sempre stato caratterialmente molto forte, a volte anche istintivo. Però è uno con le idee chiare, che di calcio ci capisce. L’ho affrontato ai tempi degli allievi nazionali, io allenavo la Roma e lui la Lazio. Già all’epoca si capiva che aveva grandi qualità e che sarebbe diventato un ottimo allenatore.

Quale squadra vorrebbe allenare un giorno?
Mi piacerebbero sia il Torino che il Cagliari, le squadre che mi hanno dato di più nel calcio. Se dico Lazio, dico troppo. La sognerei da tifoso, ma voglio volare basso. La preferisco alla Roma perché da bambino ero tifoso dei biancocelesti.

(Photo credit should read GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
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Quale era il suo idolo da giocatore?
Allenandomi a Trigoria ammiravo Bruno Conti. Io giocavo da esterno e lui era il mio idolo. Mi rivedevo in lui. Un altro che mi piaceva molto era Rudi Völler. Insomma giocatori simili a me come stile di gioco.

Quale è stato l’avversario più cattivo di tutti?
Montero della Juve. Però c’erano anche Stam, Thuram, Materazzi. I difensori erano molto tosti, ma c’erano anche giocatori correttissimi come Nesta e Cannavaro. Erano arcigni, ma corretti. I difensori di oggi hanno meno qualità. Qualsiasi squadra che affrontavi allora aveva una coppia di centrali molto forti.

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