Legrottaglie: “Definito diverso e deriso per la fede, ma non rinuncio a Gesù. Ora allenatore, ma quanti problemi con Mazzone…”

Legrottaglie: “Definito diverso e deriso per la fede, ma non rinuncio a Gesù. Ora allenatore, ma quanti problemi con Mazzone…”

In un mondo che a volte sembra una bolla, come quello del calcio, vi sono personaggi che si apprezzano a priori. Come Nicola Legrottaglie, oggi allenatore e pedagogo. Un uomo che vale. Come la tesi che ha scritto sul calcio.

di Luigi Pellicone

In un mondo che a volte sembra una bolla, come quello del calcio, vi sono personaggi che si apprezzano a priori. Come Nicola Legrottaglie. Un’intervista che diviene una scoperta. L’ex calciatore oggi è un allenatore e un uomo perbene che vuole contribuire a rendere migliore il posto dove viviamo. Ha appena preso il patentino. E ha scritto una tesi: “Il calcio che vale”. Dopo una breve chiacchierata, resta la sensazione che conoscere Nicola Legrottaglie sia un arricchimento personale. E chi sarà allenato da lui, potrà dirsi fortunato.

Cosa fa oggi Nicola Legrottaglie?
Seguo sempre il calcio, cerco di studiare, ma ho sempre un forte impegno. Servo Dio nel sociale e quindi organizzo incontri sui valori e sui principi cristiani. Anche qui a Cagliari cerco di dare la possibilità alle persone di conoscersi, di vivere una vita più piena. Aiutarli a vivere una relazione spirituale con sé stessi, in modo da godere appieno del mondo che li circonda.

Tornando al calcio. Il momento della carriera che ricorda con piacere?
Il momento più positivo è senza dubbio legato al mio esordio in Nazionale. Ma anche il momento più negativo è anch’esso il migliore. Perché ho avuto la conoscenza di Dio che mi ha cambiato ed è stata la scoperta più bella della mia vita. Non avrei capito tante cose, se non avessi passato quel momento.

Cosa invece l’ha resa orgoglioso?
Ho sempre creduto nelle mie qualità, ma ero consapevole dei miei limiti dettati da problemi fisici e strutturali. Ho spesso combattuto con la pubalgia. Però quando sono arrivato ad alti livelli mi sono sentito orgoglioso. Credendo in me stesso sono riuscito a diventare calciatore. Un giorno mi sono guardato e mi sono detto ‘ce l’ho fatta’. Non sarò stato il migliore, ma è stato bello raggiungere un obiettivo che sognavo da piccolo.

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Ha rimpianti legati alla sua carriera?
Dovevo capire prima alcune dinamiche comportamentali della vita. Fossi stato più determinato, costante e disciplinato, avrei raggiunto prima dei 25 anni la serie A. Prima pensavo che la colpa era sempre degli altri e non mi mettevo mai in discussione. Ho capito dopo che lavorando sulle mie qualità, avrei vissuto più tempo ad alto livello.

Ha amici nel calcio?
Ho sempre avuto legami esterni al calcio. Ho sempre cercato di crearmi una realtà opposta, anche perché stavo sempre immerso e cercavo di staccare. Ho avuto la volontà di entrare nel tessuto sociale del posto dove sono stato, facendomi qualche amicizia fuori dal campo. Ma ho ancora diversi amici nel calcio e questo mi fa molto piacere.

La sua fede è stato oggetto di prese in giro in campo?
C’erano i maleducati. Gente arrabbiata con sé stessa. E tiravano fuori argomenti e critiche in campo. Ne ho visti tanti, non sto qui a fare nomi, ma ricordo che in parecchi facevano i bulli e gli stupidi ma non cadevo nella trappola. Non mi sono mai vergognato e mai lo farò. Non certo perché qualcuno mi definisce diverso da lui.

Tecnicamente chi era il più difficile da affrontare?
Ibrahimovic, mi ha sorpreso sotto tutti i punti di vista, Quando decideva di giocare non vedevi la palla perché decideva di non fartela vedere. Con altri calciatori, azzeccando la partita ideale, ho anche fatto una bella figura. Con lui, se aveva voglia di giocare, era impossibile.

(Photo by New Press/Getty Images)
(Photo by New Press/Getty Images)

Il suo rapporto con i tecnici: con chi ha legato e con chi no?
Nei primi anni non tutti credevano in me. E c’era chi mi stimolava nel modo sbagliato. Un approccio che mi allontanava molto. Ero nervoso quando non mi facevano giocare. Quello con cui sono stato peggio, un po’ per colpa mia un po’ perché non sono stato capito, è stato Mazzone. Ma ho anche attraversato una fase difficile. È stato un anno brutto, ma ho capito che tante cose dipendevano da me e non da lui. Poi sono cresciuto e maturato nelle relazioni. Ho avuto ottimi rapporti con Lippi, Zaccheroni, Del Neri, mi sono trovato benissimo con Ranieri.

Lei lavora molto con i giovani. Cosa consiglia a chi si avvicina al calcio?
Io mi sono permesso, nell’ultimo master a Coverciano, di scrivere una tesi. “Il calcio che vale”. Ovvero ciò che il calcio può dare. Può essere un canale di educazione che non si trova nelle scuole e nelle famiglie. Lo sport veicola messaggi incredibili sull’educazione e il rispetto. In questa tesi ho messo in luce dei valori. Il calcio non è solo divertimento, ma anche insegnamenti e principi che porteranno a essere uomini, appunto, di valore. Dobbiamo enfatizzare i valori non gli sponsor, i soldi e il materialismo. Riequilibrare il sistema di valori è fondamentale. Spero che questa tesi possa essere letta il più possibile.

(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)
(Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Il nuovo regolamento prevedere rosso e squalifiche per la bestemmia. Cosa ne pensa?
Metterei dei paletti su tutto ciò che concerne l’insegnamento e l’educazione. Non solo per la bestemmia. Anche per la  maleducazione. Abolirei anche tante altri atteggiamenti di dubbio gusto: simulazioni, perdite di tempo. Spesso vedo raccattapalle che rubano secondi nascondendo i palloni. È una cultura che mira a ‘fregare’ l’avversario. È gravemente antisportivo. Il calcio è uno degli sport dove c’è meno fair play. In altre discipline c’è molta più onestà. Noi dobbiamo crescere anche in questo.

E chi invece sta per smettere? Come si accompagna?
Il calciatore non deve essere più inserito in un contesto superficiale. Vive in un mondo finto, arriva a 38 anni incapace a vivere la quotidianità, come pagare una bolletta o fare la fila dal dottore. Noi pretendiamo perché tutto sembra dovuto. E poi quando si smette e si affronta la realtà ecco le difficoltà come depressione e altri problemi che si riversano nella vita familiare. Il calcio va cambiato. Il calciatore deve sviluppare una conoscenza. Si potrebbero istituire corsi universitari in ambito sportivo. Il sistema deve aiutare i calciatori e il calciatore si deve attrezzare per il futuro.

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