La mia seconda vita – Ciro Capuano: “Ibra? Un blocco di ghiaccio. E il calcio è pieno di falsità”

La mia seconda vita – Ciro Capuano: “Ibra? Un blocco di ghiaccio. E il calcio è pieno di falsità”

Ciro Capuano, nove stagioni in A con Bologna, Palermo e Catania, ha da poco appeso gli scarpini al chiodo. Ora dalla massima serie è sceso in Seconda Categoria, da direttore sportivo dello Sporting Pietrasanta.

di Redazione Il Posticipo

Ciro Capuano: idee chiare, qualche rimpianto ma anche l’orgoglio di essere arrivato in serie A quando ancora anche la provincia era competitiva ad alti livelli. La sua seconda vita è iniziata da poco. Appese le scarpe al chiodo, l’ex Bologna, Palermo e Catania ha le idee chiare. Continuare con il calcio, come direttore sportivo o dirigente. In ogni caso un futuro legato al campo.

Cosa fa adesso Ciro Capuano?
Sono direttore sportivo in seconda categoria allo Sporting Pietrasanta, mi dedico ad attività giovanile e scuola calcio. Ogni tanto do un’occhiata anche alla prima squadra. Mi piace come ambiente.

Ha progetti futuri, soprattutto fuori dal calcio?
Spero di proseguire in questo ambito. Il mio obiettivo è diventare direttore sportivo a livello professionistico ma dipende da me e ho già iniziato in questi mesi. Vediamo dove arrivo. 

Il momento più bello della carriera?
Il momento più bello è stato il passaggio da Palermo a Catania. Lì ho vissuto ottime stagioni e negli ultimi due anni in cui si è parlato anche di Milan. Segnai anche contro di loro.

Catania Calcio v US Citta di Palermo - Serie A 

E quello più brutto?
Cancellerei due momenti: la prima retrocessione con il Bologna, neanche dipesa da noi. Quanto accaduto con calciopoli ci ha mostrato che non meritavamo di retrocedere. Era il primo anno di A ed era crollato tutto quello che avevo costruito, E cancellerei anche l’ultima retrocessione con il Catania. Inspiegabile con quei giocatori. È stato un momento molto particolare per me.

Compagno di squadra preferito?
Senza dubbio Nicola Legrottaglie. Un ragazzo con cui ho legato tantissimo. Non posso dimenticare altri giocatori. Li sento meno ma ne ho stima e rispetto. Con Izco e Spolli di tanto in tanto ci sentiamo anche tramite social.

Avversario meno sopportato invece?

 Palermo v Inter Milan - Serie A

L’avversario più antipatico? Senza dubbio Zlatan Ibrahimovic. Non ti dava confidenza. Un blocco di ghiaccio in tutto e per tutto. È il suo carattere. Antipatico anche da affrontare. Alla stessa maniera era anche molto bello da vedere però. 

Cosa le manca del calcio?
Mi manca il gusto della competizione. L’idea di giocare tutte le settimane, prepararsi per superare l’avversario, riuscire a fare meglio di lui la domenica. L’accumulo di grinta e cattiveria che poi trova lo sfogo in campo.

Cosa invece non rimpiange?
Non mi manca invece la falsità. Un lato oscuro del calcio non tutti lo conoscono nell’ambiente professionistico. Ognuno pensa al suo orto ed è brutto perché si perdono tanti valori.

 Il suo orgoglio più grande in carriera?
Orgoglioso dell’esordio in serie A. Bologna-Milan. Una squadra stellare. Cafu, Maldini, Nesta, Pirlo, Seedorf, Ho esordito con quel calcio in serie A. A quei livelli poi capisci di essere nel calcio che conta e i sacrifici si sono ripagati. Adesso c’è Cristiano Ronaldo che regala competitività, ma la serie A non è più la stessa di prima. E si vede anche con la Nazionale…

Ha qualche rimpianto?
Gli infortuni muscolari durante i momenti clou della carriera. Ho perso otto mesi a Palermo sono stato bravi a riconfermarmi in serie A con il Catania che mi ha dato la possibilità di restare in serie A. Certo gli infortuni non ci volevano, mi hanno fatto perdere treni importanti

Cosa consiglia a chi inizia a giocare?
Per chi inizia, consiglio di godersi ogni istante ogni minuti che passa nel rettangolo di gioco e anche fuori. Ti senti alle stelle. E ricordare che si deve dimostrare tutto daccapo ogni giorno. Occorre essere consapevole che il buono che hai fatto in una partita in un allenamento si azzera. Serve riconfermarsi di volta in volta.

E invece come si affronta l’addio?
Per chi finisce, spero che sappiano già cosa volere fare, è importante essere coscienti e sapere che appena si finisce di giocare è necessario buttarsi subito su qualcosa. Non è che tutti possiamo fare gli allenatori e i direttori sportivi, ma chi ha la consapevolezza delle proprie qualità deve insistere. Questa mentalità si acquisisce con la maturità, di solito intorno ai 35 anni.

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