Fiore: “Fatemi allenare i giovani. Mi rivedo in Pellegrini. Ho smesso troppo presto. Zac, mister…no”

Fiore: “Fatemi allenare i giovani. Mi rivedo in Pellegrini. Ho smesso troppo presto. Zac, mister…no”

L’ultimo dei romantici: Stefano Fiore apprezza il calcio, nel senso più pieno del termine. E vorrebbe trasferire la propria esperienza ai giovani. In un grande prato verde, possono nascere, del resto, tantissimi….Fiori.

di Luigi Pellicone

L’ultimo dei romantici: Stefano Fiore apprezza  il calcio, nel senso più pieno del termine. E vorrebbe trasferire la propria esperienza. Soprattutto tramandando la tecnica. Lui, centrocampista di qualità che ha spesso fatto la differenza, vive la sua “seconda vita” con grande serenità. Segue, studia, si appassiona come sempre al calcio. Ha appena finito il corso da allenatore e il suo sogno è lavorare con i giovani. In un grande prato verde, possono nascere, del resto, tantissimi….Fiori.

Stefano Fiore, che rapporto ha adesso con il calcio?
Ho terminato il percorso per prendere il patentino. Ho il master. Da allenatore ho preso tutti gli attestati, non esercito ma il calcio fa ancora parte della mia vita. Studio e mi aggiorno. Nel tempo il calcio ha perso un po’ di qualità , livellandosi verso il basso, seppur quest’anno sembri migliorato in Europa. È sicuramente più povero dal punto di vista tecnico, molto più prestante. E salta all’occhio che a livello nazionale siamo in difficoltà.

A proposito di Nazionale: lei Mancini lo conosce…
Mancini, al di là del fatto che si sarebbe seduto su una panchina ambita ma scomoda, sapeva anche che sarebbe stato un lavoro difficile e complicato. Ha avuto un buonissimo impatto. Ha carisma e personalità. È preparato e capace, è la persona giusta per far ripartire il nostro movimento. La squadra ha una sua identità, sebbene la strada da fare sia parecchia.

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I suoi momenti più belli in azzurro e nei club?
Sicuramente l’esordio in nazionale e il primo gol a Euro 2000 al Belgio. È ancora fresco nella mia memoria. Ho il rammarico di quella finale persa al Golden Gol. Non ho mai giocato un mondiale, credo che lo avrei meritato. Anche i primi mesi a Roma non furono felicissimi, ma gli anni più belli sono quelli alla Lazio con la Coppa Italia vinta.

La sua è una carriera importante. Ha qualche rimpianto?
Non tanto nelle scelte che ho fatto, anche se forse quella di andare al Valencia non fu felicissima. Il rimpianto più grande è di aver smesso molto presto, senza un perché, una cosa che ancora oggi non riesco a capire. Ho chiuso la carriera nelle categorie inferiori. A volte il calcio è un po’ strano.

Il calcio ora lo vede dall’ “altra parte”. Come era il suo rapporto con i tecnici?
Non ho legato particolarmente con Zaccheroni. Avevamo vedute proprio diverse, ma non era colpa sua, non ci prendevamo. Ho avuto qualche difficoltà. In positivo ce ne sono diversi: con Spalletti, per quanto l’abbia avuto poco, c’è stata tanta sintonia.

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Lei ha giocato con tanti campioni. C’è amicizia nel calcio? Con chi ha legato?
Ho conservato delle amicizie dopo aver smesso. C’è ancora un rapporto molto solido con Giannichedda e Corradi. Ho giocato con uomini e campioni straordinari come Zola, uomo di straordinaria generosità e disponibilità. Nella Lazio sicuramente i migliori erano Nesta, Stam, Crespo, Veron. Era una grande squadra.

L’avversario più complicato da affrontare?
Anche in questo caso ce ne sono tanti. La Juve era particolarmente complicata da battere: giocare contro Cannavaro e Thuram era un problema. Ancora prima di loro, Montero. Difensore “arcigno”, come si diceva una volta. Uno dei più temibili. Oltre che più bravi ovviamente.

C’è un nuovo Fiore? E cosa consiglia a chi inizia ora a giocare a calcio?
Ognuno ha le proprie caratteristiche. Se dovessi individuare qualcuno direi Pellegrini. C’è però una enorme differenza fisica e tecnica rispetto alla mia generazione. Oggi la prepotenza fisica è prevaricante. Quindi consiglio, da romantico, di lavorare molto sulla tecnica. La qualità entusiasma la gente.

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Come si chiude con la vita agonistica?
Al netto del rammarico, quando vedo le partite ho modo di assaporare ancora il profumo dell’erba. Si sa che il campo va abbandonato. Consiglio di giocare il più possibile sino a quando non si hanno problemi e di vivere di calcio. Perché poi “il momento” arriva: lo capisci. Gli avversari e i compagni vanno più forte, si recupera meno velocemente la fatica. È bello poter giocare, ma anche voltarsi e vedere tutto ciò che si è fatto.

Cosa farà da grande Stefano Fiore?
Quando hai fatto per una vita la stessa cosa è difficile stravolgere la propria storia e inventarsi qualcosa altro. Vorrei trasmettere la mia esperienza e le mie conoscenze a livello giovanili. Un settore giovanile, una primavera. L’aspetto più bello e genuino è lavorare con i ragazzi, mi auguro di avere la possibilità di farlo.

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