E adesso Supermarco Delvecchio…vola in radio: “Lo Scudetto un’emozione indescrivibile, ma che rimpianto la finale del 2000…”

E adesso Supermarco Delvecchio…vola in radio: “Lo Scudetto un’emozione indescrivibile, ma che rimpianto la finale del 2000…”

Dal calcio giocato a quello…parlato. La seconda vita di Marco Delvecchio è con le cuffie e il microfono. Lavora in una radio sportiva romana e ha solo un rimpianto: la finale persa con la Francia nel 2000. L’Italia poteva essere Campione d’Europa con un suo gol. Ma si è rifatto l’anno dopo.

di Luigi Pellicone

Marco Delvecchio e il calcio. Da giocato, a…parlato. La seconda vita dell’attaccante che ha scritto pagine indelebili della storia dei derby capitolini è legata alla radio. Lavora per una emittente romana. Parla, ovviamente, della “sua” squadra, quella che gli è rimasta nel cuore. E non c’è più posto per altre attività. Marco Delvecchio ha partecipato a “Ballando sotto le stelle” e ha girato il Sudamerica con Bobo Vieri, ma, appeso anche lo smoking al chiodo, non ha velleità artistiche. Del resto, il pallone è il primo amore e non si scorda mai.

Cosa fa oggi Marco Delvecchio?
Faccio radio. Non ho altri interessi extracalcistici in questo momento. Sono rimasto a Roma e lavoro con una emittente radiofonica romana. Se ho smesso con altre attività? Sì, non ho alcuna intenzione di intraprendere la carriera artistica o cinematografica. Assolutamente non mi interessa.

Quali sono i ricordi più belli legati alla sua carriera?
Senza dubbio, gli anni trascorsi indossando la maglia giallorossa. Sono state stagioni bellissime, ma non posso scordare l’anno dello scudetto. Un’emozione indimenticabile. Di quella squadra conservo bellissimi ricordi e sono rimasto molto legato, anche al di là del calcio, a Totti e a Batistuta. In generale, invece, ricordo con particolare affetto i gol messi a segno nei derby. Già segnarne uno è una esperienza fantastica. Farne così tanti è stato qualcosa di speciale.

Grazia Neri/ALLSPORT
Grazia Neri/ALLSPORT

Lei ha giocato con grandi campioni, un calcio diverso. Quale calciatore l’ha messa in difficoltà?
Difficile. Ai miei tempi c’erano tanti difensori forti e in generale c’era molta più qualità di adesso. Però quelli che mi hanno messo in difficoltà sono stati quelli “insospettabili”. Non certo i nomi che uno si aspetta. Se devo citarne un paio dico Galante e Delli Carri.

Tanti successi e qualche amarezza. Ha un rimpianto in particolare?
Sì, assolutamente. La finale dei Campionati Europei del 2000. Abbiamo subito la rete del pareggio con Wiltord all’ultimo minuto di una partita che avevamo praticamente vinto. Una rete che ci ha costretto ai supplementari e poi al golden gol subìto. Che rimpianto aver perso una finale e un titolo Europeo… Avevo anche segnato il gol che sarebbe valso il titolo…

 (Photo by Bongarts/Getty Images)
(Photo by Bongarts/Getty Images)

Tanti allenatori di altissimo livello. A chi è più legato?
Da un punto di vista umano sono e resto molto affezionato a Carlo Mazzone. In generale è il tecnico con cui ho legato di più a livello di rapporti. Ritengo che però Fabio Capello sia stato il più importante della mia carriera. Non ho mai avuto comunque problemi con gli allenatori. In generale non ho brutti ricordi.

Esiste un altro Marco Delvecchio? Si rivede in qualcuno? E avrebbe segnato di più oggi?
Ogni calciatore ha le sue caratteristiche e un modo di giocare. Generalmente non mi rivedo in nessuno in particolare. Oggi avrei segnato di più? Probabilmente sì, credo proprio che avrei avuto vita più facile. Nel nostro campionato c’è una qualità minore, così come nel calcio italiano in generale, in tutti i ruoli.

 (Photo by Grazia Neri/Getty Images)
(Photo by Grazia Neri/Getty Images)

Come giustifica questo calo di qualità?
Credo che si possa ricondurre ad una questione generazionale. La nostra ha compreso tanti campioni e poi si è esaurita. Quella successiva e questa attuale ne hanno un po’ meno. In questo momento ci sono pochi campioni. Poi magari arriverà una nuova generazione in cui ci saranno tanti grandi calciatori.

Restando al discorso giovani. Cosa consiglia a chi inizia?
Il mio consiglio è di essere costante, di dare sempre il massimo e restare sempre concentrato sulla propria carriera e sul momento che si sta vivendo. La vita del calciatore è molto breve e ci si può perdere facilmente.

Anche il fine carriera può essere complicato. Come si gestisce?
Credo che compiere la scelte giuste sia fondamentale. In particolare ritengo che compiere i giusti investimenti e non fare mai il passo più lungo della gamba sia importantissimo per vivere in serenità il post calcio.

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