Cirillo: “Il pugno di Materazzi? Acqua passata… Gattuso è un grande. Io attore porno? Ecco come è andata”

Cirillo: “Il pugno di Materazzi? Acqua passata… Gattuso è un grande. Io attore porno? Ecco come è andata”

Fosse stato per lui non avrebbe mai smesso. Da giocatore Cirillo è stato un combattente: per la sua amata Reggina ha sudato sette camicie e all’Inter ha fatto lo stesso, ma qualche rimpianto rimane. La sua seconda vita parte dalla Grecia e al centro c’è ovviamente il calcio…

di Simone Lo Giudice

Quando ami quello che fai la fatica passa in secondo piano. Bruno Cirillo non ha smesso di pensarla così: fosse stato per lui, non avrebbe mai smesso. Nel calcio nessun posto è stato casa sua a parte Reggio Calabria, dove ha iniziato ad andare di fretta alla fine degli Anni ’90 e dove tutto è finito nel 2015. In mezzo ci sono state tante cose: l’anno all’Inter, il pugno preso da Materazzi e le sgroppate per la provincia italiana. Poi tanto estero: Spagna, Francia, Cipro, India, ma soprattutto Grecia, dove ha conosciuto l’amore e da dove parte la sua seconda vita con il calcio ancora al centro di tutto, ovviamente.

(Photo credit should read STR/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read STR/AFP/Getty Images)

Bruno, il calcio giocato le manca?
Sì, perché ero abituato a fare solo quello da vent’anni e passa. Quando smetti è come se ti portassero via un pezzo della tua vita, qualcosa che ha fatto parte di te e che purtroppo non c’è più.

La aveva stancata qualcosa del calcio?
Assolutamente no… Fino all’ultimo ho giocato con tanta passione e amore. Se ci fosse stata la possibilità avrei fatto un altro anno, alla fine però non è arrivata nessuna proposta e ho deciso di smettere. Comunque l’ho fatto coronando il sogno di chiudere la mia carriera nella Reggina, la squadra dove sono cresciuto calcisticamente. Ho lasciato con la ciliegina sulla torta.

Come è nato questo amore per la Reggina?
Mi hanno preso a 14 anni dopo un provino. È iniziato tutto da lì: allievi nazionali, poi due anni di Primavera e sono stato aggregato alla prima squadra in C. Poi la società mi ha mandato in Interregionale al Tricase, dove ho fatto la mia prima vera esperienza da uomo, perché lì ti tocca tirare fuori gli attributi per andare avanti. Con loro ho vinto il campionato e siamo andati in C2. Una stagione dopo la Reggina mi riprese e feci il mio esordio in B. Poi vincemmo il campionato e arrivai in A.

Le piacerebbe diventare presidente della Reggina un giorno?
Mi farebbe piacere rientrare in società, non so con quale ruolo. A Reggio ci sono ancora dei problemi, ma da quello che so dovrebbero risolversi con la nuova presidenza subentrata ai Praticò (il nuovo presidente degli amaranto è Luca Gallo, ndr). Mi auguro che sia un nuovo inizio per la Reggina.

(Photo by New Press/Getty Images)
(Photo by New Press/Getty Images)

Nella sua seconda vita lei fa il procuratore: come è nata questa idea?
Ci ho messo un anno per capire quello che volevo fare. All’inizio ho preso il patentino di base di allenatore, poi però ho deciso di diventare un agente. Faccio questo lavoro da due anni e mi piace anche se è un po’ difficile. C’è da sudare, però mi sto impegnando e mi sta dando soddisfazioni.

Quali sono i suoi assistiti?
Francesco Salandria alla Reggina, poi due giovani del Monopoli: Dimitrios Sounas e Arensi Rota. Seguo anche Vasilios Athanasio portiere all’Albinoleffe. Io faccio base in Grecia, dove ho giocato per sei anni (tre all’AEK Atene e tre al PAOK Salonicco, ndr) e dove ho conosciuto mia moglie. Oggi vivo ad Atene e il mio giro di giocatori parte da qui. Viaggio molto però e ho tanti contatti in Italia, Spagna e Francia. Questo mi aiuta.

Che difficoltà sta riscontrando nel suo nuovo mestiere?
Quando propongo i miei giocatori la Grecia viene vista come l’ultima arrivata nel calcio. Il campionato greco non è allo stesso livello di quello italiano, inglese o spagnolo, ma è tosto. Qui ci sono tanti giocatori internazionali e squadre importantissime che hanno grandi budget. Giocare qui non è semplice e credo che ci siano degli ottimi giocatori ai quali sarebbe giusto dare una possibilità anche in campionati più importanti. 

(Photo by John Walton - EMPICS/PA Images via Getty Images)
(Photo by John Walton – EMPICS/PA Images via Getty Images)

Lei ha giocato anche in India, dove ha affrontato Materazzi dieci anni dopo il pugno che prese dopo Inter-Siena del febbraio 2004: che effetto le ha fatto?
È una macchia che mi porterò per sempre sulla pelle, ma credo che anche per lui sia così. Quella volta lui era squalificato e stava a bordo campo: già questa cosa non era accettabile… Mentre io giocavo lui mi aveva detto delle cose, poi nel sottopassaggio c’era stata questa brutta parentesi. Dopo due mesi ci eravamo chiariti, lui mi aveva chiesto scusa. Dopo quell’episodio ci eravamo incontrati di nuovo quando io giocavo ancora a Siena. Ne abbiamo parlato. Fa parte del passato, è una cosa chiusa.

Lei aveva denunciato l’accaduto in televisione. Secondo lei un giovane oggi lo farebbe con la stessa disinvoltura? Come vede i calciatori di oggi?
Penso di aver fatto la cosa giusta quella volta, il gesto andava condannato. Oggi è cambiato un po’ tutto nel calcio, ma soprattutto sono diversi i calciatori, non è più come una volta… I giovani di oggi hanno un’altra mentalità. Io da giovane volevo arrivare in fondo ed ero disposto a fare sacrifici e a dare una mano. Se parlava qualcuno più grande stavo in silenzio ad ascoltare. Oggi non è più così.

(Photo by Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images)
(Photo by Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images)

La sua esperienza all’Inter è durata solo una stagione: c’è del rammarico?
Sì, perché quell’anno è andato tutto per il verso sbagliato, ma da quell’esperienza ne sono uscito più forte mentalmente, come uomo, ma anche tecnicamente e tatticamente. Mi ha arricchito tantissimo anche se è durata solo un anno. Ero passato dalla Reggina a indossare la maglia di una delle squadre più forti del mondo. All’Inter ho avuto la fortuna di giocare con campioni di calibro internazionale che mi hanno insegnato tanto. Mi sarebbe piaciuto restare più a lungo. Avevo quattro anni di contratto, però la società a fine anno mi comunicò che non avrei avuto tantissimo spazio la stagione successiva. A differenza di quello che farebbe un giovane di oggi, io andai altrove. Non volevo restare all’Inter per stare in tribuna o in panchina. Scelsi di andare Lecce per giocare.

Nel 2005 lei ha lasciato l’Italia per andare all’estero: si era stufato del nostro calcio?
No, anche perché in dieci anni sono rientrato in Italia due volte: ho fatto due anni in Grecia all’AEK Atene, poi sono andato in Spagna al Levante e sono rientrato in Italia alla Reggina. Poi sono ritornato in Grecia, questa volta al PAOK Salonicco, quindi sono stato in Francia al Metz e poi in India e infine sono tornato in Italia. Non avevo smesso di amare il calcio italiano. E poi credo che il nostro campionato sia ancora quello più bello del mondo.

Mandatory Credit: Hamish Blair/ALLSPORT
Mandatory Credit: Hamish Blair/ALLSPORT

Lei con l’Under 21 ha vinto gli Europei 2000: che cosa ricorda?
Indossare la maglia della Nazionale è il sogno di qualsiasi giocatore italiano. Io me la sono conquistata sul campo e ho vinto un campionato europeo da protagonista. Fu un’avventura stupenda e indimenticabile. Quell’anno andammo anche a Sydney a fare le Olimpiadi. C‘erano tantissimi campioni: Gattuso, Pirlo, Baronio, Abbiati, Coco, Zanchi, Comandini, Ventola. Giocatori che hanno fatto la storia del calcio italiano. Con Rino c’è un buon rapporto: quando ha allenato in Grecia l’Ofi Creta, io sono andato a trovarlo. Mi fa sempre piacere scambiare due chiacchiere con lui perché è una bellissima persona e ha un grande cuore. E poi ritengo che sia un ottimo tecnico. Non è facile alla sua età allenare una grande squadra come il Milan.

Prima della vittoria con la Spal però la panchina di Rino è stata a rischio…
È un momento di transizione, ma credo che i risultati arriveranno. Il Milan sta tornando un po’ quello di una volta con la presenza di Maldini e Leonardo. Piano piano sta cercando di tornare a grandi livelli, mattoncino dopo mattoncino. Mi è dispiaciuto per il periodo che Rino ha passato: ha perso con l’Olympiakos ed è uscito dall’Europa League, ma con la Spal ha vinto ed è stato importante. Se alleni una grande squadra è normale che ci sia tanta pressione, ma penso che lui sia abituato a questo. Sta facendo un ottimo lavoro e non era facile.

(©Instagram)
(©Instagram)

È vero che se non avesse fatto il calciatore le sarebbe piaciuto fare l’attore porno?
Questa cosa è saltata fuori quando io stavo alla Reggina… Un giorno sono stato intervistato in un programma televisivo. Mi avevano fatto alcune domande e una di queste prevedeva tre possibili risposte. Mi avevano chiesto che cosa avrei voluto fare nella mia vita se non avessi fatto il calciatore. Due opzioni erano impensabili per me e allora scelsi quella dell’attore porno, ma io non ho mai sognato di farlo davvero. 

Cassano ha sostenuto di essere stato con 600-700 donne: nessuna invidia nei suoi confronti allora?
No, assolutamente, nessuna invidia! Avevo detto che mi sarebbe piaciuto fare l’attore porno per gioco. Era una cosa che avevamo preparato all’inizio con gli autori del programma. Così sono riuscito a dare più risalto all’intervista. Poi tutti però hanno ripreso questa storia…

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