Bianchi, il bomber che sussurra ai cavalli: “Allenatori? Mai legato con nessuno, Ventura il peggiore”

Bianchi, il bomber che sussurra ai cavalli: “Allenatori? Mai legato con nessuno, Ventura il peggiore”

Cavalli, social, profilo Instagram attivissimo, commentatore su DAZN: Rolando Bianchi è ricco di interessi e studia da direttore sportivo.

di Redazione Il Posticipo

I cavalli, i social, con un profilo Instagram molto seguito, lo studio per diventare direttore sportivo e una esperienza da commentatore sportivo a DAZN. Il dopo-calcio di Rolando Bianchi è ricco di possibilità e sfaccettature per l’ex centravanti di Lazio, Torino, Reggina e Manchester City. Unico rimpianto? La Nazionale. A proposito di azzurro, meglio non ricordargli Ventura….

Cosa fa adesso Rolando Bianchi?
Intanto sto seguendo vari corsi da direttore sportivo, varie attività extra calcio. Abbiamo un’attività con produzione di vini e dei cavalli purosangue arabi. È una proprietà di famiglia da 70 anni e vorremmo riportarla ai massimi livelli.

Il momento più bello della sua carriera?
È stato tutto magnifico. Arrivo da un paesino piccolo. Nessuno mi ha spinto verso il calcio. Mi sono creato con le mie mani, mi sono costruito la mia carriera da solo e mi sono goduto ogni singolo attimo.

Il momento che dimenticherebbe?
I momenti brutti mi sono serviti per crescere. Ho avuto periodi in cui allenatori mi hanno un po’ bistrattato, ma ciò mi ha forgiato a livello caratteriale. E adesso non ho paura di nulla perché ho utilizzato i momenti negativi come leva per crescere e diventare più maturo.

Allenatore con cui ha legato di meno?

NAPLES, ITALY - NOVEMBER 04: Torino FC manager Giampiero Ventura (L) speaks to his player Rolando Bianchi (R) before the Serie A match between SSC Napoli and Torino FC at Stadio San Paolo on November 4, 2012 in Naples, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Non ho mai legato con alcun allenatore. Mi definisco una macchina da guerra. Mi sono sempre allenato 24 ore su 24. Qualche volta ho incontrato allenatori che faticavano ad accettarmi, con altri sono andato d’accordo. Forse, anzi senza forse, quello con cui ho avuto il rapporto peggiore è stato Ventura. Non ho avuto rapporti con lui, ma ho sempre lavorato con grande serietà e professionalità­. E non potrò essere attaccato da lui pur non avendo avuto rapporti.

I suoi compagni preferiti?
Due nomi: Nicola Amoruso, dentro e fuori dal campo. Mi sono molto divertito a giocare con lui ed è nata anche una bella amicizia. Poi c’è Federico Agliardi, più di un amico lo definirei quasi un fratello. Ci siamo conosciuti ai tempi della Nazionale. È un punto di riferimento ancora adesso, siamo cresciuti insieme e il nostro rapporto esula dal mondo del calcio, dove spesso ci sono rapporti di convenienza.

L’avversario più antipatico o difficile da affrontare?
A livello di gioco Cannavaro e Nesta erano di livello superiore, davvero difficili da incontrare. Scendendo di categoria ho trovato avversari “odiosi” in campo che mi provocavano: come Cosenza, l’ho incontrato nelle categorie inferiori ed era davvero complicato da gestire caratterialmente.

Il suo orgoglio più grande?

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La salvezza con la Reggina e l’ultima a Torino. A Reggio ho avuto un percorso particolare perché sono arrivato fra l’indifferenza e sono andato via fra gli applausi. Ho ricordi molto belli e importanti. Un miracolo nato con la forza del gruppo. Ricordo Leon, un vero giullare della squadra. Prima dell’allenamento ci mettevamo a ballare. Ci allenavamo il doppio per centrare un miracolo che ha completato un percorso trionfale, partendo da -15.

Qualche rimpianto?
La Nazionale. Pensavo di meritarmela dopo 20 gol in serie A. E giocare in una grande squadra, per confrontarmi ad altissimo livello e mettermi alla prova con i campioni.

Un consiglio per chi comincia la carriera?
Si deve essere maniacali nella alimentazione, negli allenamenti e nella vita privata. Per arrivare a certi traguardi devi soffrire e sudare ogni giorno. Puoi essere l’ultima ruota del carro, ma con il lavoro si può arrivare ad essere il primo.

Come si gestisce la fine della carriera?
Il percorso di fine carriera fa parte di una parentesi. Il calcio è un mondo dorato, bellissimo, la gente ci riconosce, siamo portati in palmo di mano. Devi essere bravo a capire che, chiusi i riflettori, si aprono altri portoni. Ci sono tante altre mielle cose da fare. Non è facile ripartire, ma se sei determinato ci si può togliere delle belle soddisfazioni.

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