Un Mondiale molto Cristiano senza Messi

Un Mondiale molto Cristiano senza Messi

Di Stefano Impallomeni. Per ora molte sorprese e il ruggito imperioso di Cristiano Ronaldo. Germania, Argentina, Brasile e Spagna balbettano, Messi e Neymar vanno a marce ridotte, mentre il portoghese si divora tutto con la voglia di un ragazzino.

di Stefano Impallomeni

Per ora molte sorprese e il ruggito imperioso di Cristiano Ronaldo. Siamo agli inizi, ma la sintesi è presto fatta. Tante scene mute e un solo acuto, quello gigantesco e orgoglioso di CR7 che, senza il sottofondo melanconico del Fado, diffonde la sua attuale superiorità. Germania, Argentina, Brasile e Spagna balbettano, Messi e Neymar vanno a marce ridotte, mentre il portoghese si divora tutto con la voglia di un ragazzino. Il Portogallo, insomma, ci spera. Con CR7 spazio ai sogni e a un non impossibile percorso virtuoso, quasi mistico, dove ancora non sembrano esserci le certezze iniziali. Le mezze figure dei pesi massimi hanno avuto effetti diversi, al di là dei risultati. L’Argentina delude oltre misura, la Germania mostra un inedito punto debole, la difesa, mentre il Brasile dovrà calarsi immediatamente nella dimensione di una competizione che ultimamente soffre a livello emotivo. Senza dimenticare una Spagna sorpresa dall’individualismo debordante di Cristiano Ronaldo e da una intelligente organizzazione tattica messa in piedi dal CT Santos, che senza un grande attaccante, riesce, come pochi, a trasmettere un senso di gruppo rilevante, vedi vittoria nell’ultimo europeo.

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ARGENTINA -Alla prima uscita può capitare di non essere al massimo, anche se all’esordio può succedere di capire meglio come cambiare il verso di un rendimento. In questo caso le scelte di Sampaoli, in particolare, hanno fatto discutere. L’Albiceleste ha un potenziale enorme in attacco, ma è vecchia in mezzo al campo e in difesa Fazio deve giocare. Salvio e Tagliafico sono alle prime presenze, Rojo viene da un lungo infortunio, il solo Otamendi dà sicurezza, non dimenticando la preoccupante fragilità di Caballero in porta (Romero doveva restare a disposizione). Mascherano e Biglia non possono giocare insieme e Messi non dovrebbe arretrare a centrocampo per iniziare il gioco. Lo Celso servirebbe dal primo minuto e non si capisce tanto l’utilizzo di Meza. Sampaoli, insomma, è già nella centrifuga, all’angolo dello stress. Ha una squadra che ancora non è una squadra, senza “garra”, senza religione e senza equilibrio.

Di Maria

GERMANIA – Proprio quell’equilibrio incredibilmente mancato a una Germania mai vista così in difficoltà in difesa. Löw ha parlato di negligenza, ma non basta. Concedere una serie innumerevoli di contropiede al Messico è stata una follia. La Germania paga un po’ di presunta superiorità: crede di essere ancora la squadra da battere, ma occorre dimostrarlo. E i problemi ci sono anche in attacco. Werner non è il profilo che ti può spingere tanto oltre. Ha qualcosa di buono, ma non di eccellente. Si riflette sul gioco, non lo immagina, non lo crea, lo finalizza a fatica. L’attaccante del Lipsia ha movimenti da “riserva”. Nulla a che vedere, sul piano della personalità e del carisma, con i totem del passato. Ieri Seeler, Muller, Rummenigge, Voeller e Klose, oggi c’è lui. E indipendentemente da quel che riuscirà a combinare, non sembra essere un degno erede del ruolo.

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BRASILE E SPAGNA – Il Brasile ha mostrato due volti. Uno molto prepotente nel quarto d’ora iniziale del primo tempo, l’altro più remissivo nel resto di una partita complicatasi anche per il catenaccio moderno della Svizzera. Tite ha in mano una squadra molto forte e la Seleçao resta una delle grandi favorite, a patto che Neymar torni a livelli di forma accettabili. Il fenomeno brasiliano non deve cadere in tranelli pericolosi e deve giocare per vincere con la squadra, senza pensare a duelli, o trielli, a distanza con CR7 e Messi per la palma del migliore calciatore del mondo. Neymar ha talento, ma mentalmente deve fare lo scatto decisivo. A differenza di CR7 e Messi, ha una squadra che lo può aiutare ad arrivare fino in fondo, ma attenzione a non commettere errori. La Spagna è solida fino a un certo punto. La vicenda Lopetegui ha lasciato il segno, ma Hierro è uomo d’esperienza. Diego Costa assicura fisicità e presenza in attacco. Può sperare come tutte le favorite, ma è un mondiale molto fisico in cui la condizione atletica farà la differenza.

Brazil v Switzerland: Group E - 2018 FIFA World Cup Russia

MESSI… – In chiusura ultima considerazione sul confronto eterno tra CR7 e Messi. Capello ha dichiarato che Messi è due spanne sopra CR7. È il calcio, il profeta, il genio del calcio. Condivisibile e da sottoscrivere, ma occorre sempre dimostrarlo. Criticare Messi significa non capire di calcio. Metterlo alla gogna un delitto, ma è inconfutabile il suo disagio quando deve fare la differenza in nazionale. Anche 4 anni fa in Brasile non era la sua Argentina,  ma quella di Mascherano. È davvero un mistero che uno come Messi soffra terribilmente in questi contesti. Una sorta di maledizione, senza un vero e reale motivo. O forse, un motivo c’è ed è esclusivamente psicologico, di formazione. Messi, pur essendo argentino, è cresciuto nell’opulenza blaugrana. È stato allevato, cresciuto, in una grande scuola, quella del Barcellona. Tanti maestri, se è diventato il numero uno al mondo gran parte è merito suo, ma non ha mai avuto difficoltà nel trascinare squadre medie. Non è mai stato eccezionale tra i comuni mortali, ma marziano tra i marziani. È un calciatore ricco, un fuoriclasse d’elite, che non sa respirare spogliatoi angusti, insidiosi e polemici come ha fatto Maradona, che ha saputo sospingere gente come Dezotti e Troglio in una finale di un mondiale.

Argentina v Iceland: Group D - 2018 FIFA World Cup Russia

…E MARADONA – Maradona ha vissuto il ‘barrio’ fino in fondo, ha sempre conservato una lotta interna mai dimenticata. Quella che viene dal basso, quella della partecipazione popolare. Messi è tutt’altro. È un intellettuale del calcio, uno che si fa trascinare dal suo inarrivabile talento, dalle sue qualità uniche, che vive serenamente la sua grandezza senza tormenti. Maradona è il tormento, l’anima della contraddizione, del leader terreno, attaccato alla gente, agitato nella sua fede. Messi, il maestro perfetto, che professa la sua religione con riti spettacolari e poco coinvolgenti. Fa cose da extraterrestre e si accontenta di regalarle, senza badare molto fino a che punto, queste prodezze, possono fare una storia piena. Gioca per vincere, senz’altro, ma non ci pensa così tanto. 

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CRISTIANO RONALDO – Messi è più forte di CR7, ma non ha l’ossessione dei dettagli del portoghese, che è arrivato a questi livelli lavorando maniacalmente su stesso, ogni giorno per ogni stagione. CR7 è l’esempio del calciatore applicato, senza sosta, che vuole arrivare ad ogni costo. Un professionista esemplare che non si adagia, pur non avendo una squadra, il Portogallo, forte come l’Argentina. La sua concentrazione supera in questo momento la grandezza di Messi, che resta più forte, al netto dei numeri e dei trofei vinti. CR7 assomiglia nel carattere più a Maradona, colpevole di aver dissolto fuori dal campo un repertorio fantastico. Cristiano Ronaldo, no, non dissolve nulla e si rigenera come una dinamo. Sempre e ovunque. È la nuova macchina del calcio contemporaneo. Atletica e tecnica. Tremendamente temperamentale e funzionante, anche se i giochi si sono aperti da poco. La differenza attuale si potrebbe racchiudere così, tutta nella testa di un duello appassionante. Cristiano Ronaldo vuole vincere il mondiale, mentre Messi ha paura di perderlo. Non ancora tutto, ma neanche poco.

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