Scudetto, tra fatti e parole

Scudetto, tra fatti e parole

Di Stefano Impallomeni. La Juventus porta a compimento il sorpasso, mentre il Napoli ed il suo allenatore scivolano, non solo sul campo. Lotta Champions sempre aperta, ma si riaffaccia il Milan.

di Stefano Impallomeni

A Torino, due giorni senza il grigio. Domenica il sorpasso, lunedì, oggi, il ricordo del Padre nobile, più costituente che mai. L’incrocio perfetto, che sembrava fatto apposta, quasi fosse uno snodo naturale. Prima il primato e poi il Presidente, in un colpo solo per fissare il prossimo futuro che assomiglia quasi sempre al passato. Da quelle parti si vede spesso dall’alto. Il grande Presidente, nato il 12 marzo di 97 anni fa, chissà come avrebbe chiosato, salutato la nuova e parziale conquista; quale battuta avrebbe sfoderato per commentare un fatto, tra l’altro, non così eccezionale considerata la storia del club.

Ce n’è voluto di tempo, ma ora il sorpasso è avvenuto: la Juventus è in testa alla classifica, riprendendosi il ruolo di favorita, con il Napoli che insegue a un solo punto. Il dado non è ancora tratto, sebbene non sia da escludere un ulteriore allungo in caso di vittoria bianconera contro l’Atalanta. Da Gianni Agnelli ad Andrea Agnelli siamo alle solite. In Italia esiste una squadra che vince di più, molto di più rispetto alle altre. E ce n’è una, quella attuale, che si sta superando già in pieno dominio da sei anni a questa parte.

ALLEGRI, IL SUO TALENTO È NELLE SCELTE

Una squadra molto speciale, assolutamente competitiva, costruita dalla dirigenza e allenata con grande maestria da Massimiliano Allegri, il vero artefice di questi successi. Allegri è semplicemente un allenatore che ha una marcia in più. È vero che ha a disposizione una rosa straordinaria, unica nelle soluzioni, ma è altrettanto innegabile che la sappia guidare da autentico fuoriclasse della panchina. L’allenatore bianconero ha una dote rara che è quella del sano realismo, dello studio necessario, della gestione calibrata e ha l’umiltà dei grandi. Non va mai oltre il confine di conoscenze ulteriori, pur avendole, e si basa molto sulle sue sensazioni, su delle percezioni singolari, molto personali, che fanno la vera differenza.

Al di là dei moduli, insomma, Allegri allena stando un passo avanti e uno indietro rispetto alla squadra. È equilibrato, sa relazionarsi bene con lo spogliatoio e usa parole giuste, rivelandosi un campione nelle scelte. Il suo talento è saper cosa e quando stabilire un assetto, chi e quando far giocare un giocatore. L’esempio di Dybala è emblematico. Sull’argentino aveva ragione, anzi ha ragione. Quando non giocava tutti a stupirsi e, invece, eccolo qui rispedito in campo a inventare e a decidere come all’inizio folgorante di stagione. Stessa cosa si dica per Higuain, per Buffon e via elencando. Allegri non mette da parte nessuno, ma sceglie in base ai momenti. È tattico e stratega, bravissimo a comunicare e, questione determinante, sa come vincere.

La sua Juventus è imbattuta da 22 partite (tutte le competizioni), restando l’unica squadra nei maggiori cinque campionati europei ad aver vinto tutte le partite nel 2018 (8 su 8). Dybala e Higuain hanno segnato 21 reti stagionali a testa e il meglio deve ancora venire. Tanti infortuni, molte difficoltà, ma Allegri ne esce sempre fuori. La Juventus, a marzo, è in corsa su ogni fronte. Lo scudetto cambia vettore, ma attenzione perché il calendario non è così agevole. A dieci giornate dalla fine, la Juventus dovrà affrontare Milan, Napoli in casa e Sampdoria, Inter e Roma fuori. Cinque sfide dure, anche se il passato racconta come i bianconeri sappiano fare bene soprattutto sotto stress, assorbendo nel miglior modo possibile le pressioni del caso.

SARRI, CHE BRUTTE RISPOSTE!

Sarri, al contrario, merita un capitolo a parte. L’allenatore azzurro è senza dubbio il portatore del bello, degno rappresentante di un antagonismo costituito da un gioco esemplare, ma i suoi limiti sembrano essere altrove. La sua caduta di stile è nel post partita di San Siro, dove contro l’Inter non è riuscito a vincere, sebbene il Napoli abbia mostrato segnali di risveglio dopo la sconfitta con la Roma. La risposta maleducata a una giornalista che gli aveva chiesto se lo scudetto fosse compromesso aggiunge una villanìa sgradevole e inaccettabile. Qui non è questione di nervosismi, è questione di educazione. Sarri perde due volte in una giornata sola e si assegna il primato della volgarità. Il Napoli non è la quinta forza del campionato, come dice lui. I suoi messaggi non sono il massimo della strategia. È un ottimo allenatore, ma le sue risposte non convincono appieno e lasciano più di una perplessità.

CHAMPIONS, C’È ANCHE IL MILAN

Nella lotta Champions guida la Roma, con Lazio e Inter leggermente staccate. Anche qui tutto aperto. La squadra di Di Francesco ritrova le vittorie larghe. Il gioco non è ancora continuo, ma lo spessore del gruppo è di primo livello. La Roma come organico e come esperienza è superiore a Lazio e Inter, ma dovrà migliorare l’intensità del gioco e della condizione atletica. I gol di Dzeko faranno la differenza, si attende qualche prestazione di rilievo da parte di Nainggolan.

La Lazio, invece, sbatte sul VAR che gli ha tolto, più o meno, una decina di punti. A Cagliari incomprensibile la direzione di gara di Guida che ignora, senza VAR, il rigore su Immobile e ne dà un altro a favore della squadra di Lopez con l’aiuto della tecnologia. Un grave errore, l’ennesimo, nei confronti della squadra di Inzaghi che però deve recriminare il giusto. In difesa si prendono troppi gol. La facilità di andare in rete resta, ma Luis Alberto non è più quello di mesi fa. Felipe Anderson è di un altro livello e merita di essere preso più in considerazione. Immobile di tacco strabilia. La Lazio con Bologna e Benevento può riprendere fiducia, ma ha l’Europa League che può togliere un po’ di lucidità.

L’Inter si deve sbrigare a vincere una partita. La vittoria con il Benevento era stata un piccolo bagliore tra il buio di risultati poco soddisfacenti. Contro il Napoli, nonostante un buona prestazione, altro record negativo: 3 tiri tentati in una partita di serie A dopo oltre un decennio. Eppure, dicevamo, qualcosa di positivo si è visto. I nerazzurri sono apparsi più compatti, stretti e corti. Si è ripreso a correre. Spalletti, però, ha avvertito: il tempo ha una sua importanza, gli appuntamenti diminuiscono.

Se tra Samp e Atalanta non arriveranno almeno 4 punti sarà molto dura qualificarsi alla prossima Champions, in cui fa capolino il Milan che vince contro il Genoa all’ultimo tuffo con Andrè Silva. Su Gattuso e sulla possibilità di rientrare in Champions avevamo già scritto. Quindi, nessuna sorpresa. Una squadra che vince sette partite e ne pareggia due nelle ultime nove giornate non è più un’outsider. Il Milan, alla quarta vittoria in fila in campionato, è tornato. È dentro la lotta Champions, ma attenzione, alla lunga, le rimonte si potrebbero pagare.

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