Sarri e De Laurentiis, state Allegri se potete

Sarri e De Laurentiis, state Allegri se potete

Di Stefano Impallomeni. Scudetto virtuale alla Juventus con Allegri sugli scudi. A Napoli si analizzano le responsabilità della fine del sogno. In zona Champions, quasi certamente un posto per due.

di Stefano Impallomeni

Un altro strappo, quello decisivo, ancora non ufficiale, ma che sancisce la fine dei giochi. La Juventus vince il suo settimo scudetto consecutivo. Una leggenda ancora virtuale, ma sostanziale soltanto per una questione di differenza reti e un +16 rassicurante nei confronti di un Napoli che alza con onore bandiera bianca. È stato un duello emozionante, tirato, sfibrante, in cui è emersa l’abitudine al successo e l’esperienza di un gruppo che, nonostante le difficoltà fisiche, ha saputo cogliere il dettaglio in più per averla meglio.

COSTA – Quel dettaglio nuovo, Douglas Costa, che ha sparigliato imbarazzi e stanchezza contro il Bologna in un sabato quanto mai complicato. Il brasiliano, l’avevamo scritto, poteva essere l’uomo scudetto. E così è stato. Una freccia bianconera imprendibile, re degli assist in campionato (12, uno in meno di Luis Alberto), una furia nuova di una squadra che ora avrà bisogno di restaurare in difesa e qualcosa in mezzo al campo. Allegri vince con merito, al di là di tutto. Migliorerà se stesso, il suo record di punti (ora a 91), raggiungerà Carcano, l’ultimo allenatore juventino che è riuscito nell’impresa di centrare quattro scudetti consecutivi. Quanto basta per scrivere la storia, non comune ma esclusiva.

ALLEGRI – Allegri merita una menzione a parte. È stato incredibilmente criticato per non aver dato un gioco alla squadra, accusato di speculare sull’avversario, di praticare un calcio poco innovativo. Non ha convinto neanche i suoi tifosi, eppure la sua Juventus si muove tra trofei in serie ed è tra le più vincenti di ogni epoca. Due finali di Champions, quattro di Coppa Italia, quattro scudetti conquistati bastano e avanzano per silenziare fantasiose versioni, accanimento vario e sommarie valutazioni, alcune di pensiero e pregiudiziali. Una squadra non vince mai per caso, vince perché gioca in più modi, sdoppia il suo sapere, divide le conoscenze a seconda delle battaglie che combatte. Allegri rappresenta tutto questo. Sa essere il migliore nelle scelte, nella calma, nella gestione del calcolo e ha una visione terrena, molto attaccata alla realtà. Avrebbe il modo di fare il Sarri o il Sacchi, ma preferisce trovare una sintesi pratica allenando in maniera semplice. Ha i campioni, ha una rosa unica, ha una società alle spalle, ma governa bene e alla fine vince perché sa farlo meglio degli altri. Negli anni passati fiuta l’uomo della differenza. Tevez, Dybala, Morata e ora Douglas Costa.

SARRI E ADL – A Napoli finisce il sogno nel cuore. Tra De Laurentiis e Sarri non volano stracci, ma considerazioni importanti. Il primo afferma che il Napoli sia arrivato ad aprile spompato, l’altro non pensa ad andar via, a dimettersi. È la naturale consunzione di un rapporto in cui si immaginava un finale diverso. Lo scudetto avrebbe messo d’accordo meglio tutti e tutto. Da quelle parti la botta è stata forte. Delusione e tanta frustrazione. Il Napoli ha tenuto testa con onore e una proposta di bel calcio, ma non è stato sufficiente. Sarri ha pilotato bene, ma non benissimo. La sua squadra si è spenta sul più bello. Il Mertens degli ultimi due mesi è il manifesto del limite di una scelta di principio. La rosa non è paragonabile a quella della Juventus, ma giocare sempre con gli stessi calciatori non ha giovato granché. Inutile star qui a dividersi e a interrogarsi sul perché e sul per come si poteva e si doveva fare. Sarri ha combattuto per lo scudetto, ma in tre anni non ha vinto nulla. De Laurentiis ha preso il Napoli dalla serie C e l’ha portato in Champions prima di lui. Fatti, non opinioni.

CHAMPIONS – Nella lotta Champions, anche qui, avevamo intuito come Lazio-Inter poteva essere la partita della svolta. La squadra di Inzaghi rischia grosso con l’Atalanta. Senza Immobile c’è un altro calcio, meno profondo, più prevedibile per l’avversario. Si fa male anche Luis Alberto. E domenica a Crotone non servirà vincere, ma servirà non perdere per avere due possibilità nell’atto conclusivo contro un’orgogliosa Inter, che ha ritrovato gamba e testa dopo la beffa con la Juventus. Difficile sapere come andrà. La Lazio è complessivamente più forte, ma ha giocato più partite, si avverte un logorio importante dopo una stagione eccellente. Per il percorso fatto meriterebbe di entrare in Champions, dove alla Roma per l’accesso manca soltanto un punto. Di Francesco è a un passo da un stagione significativa. Eliminazione precoce in Coppa Italia, semifinali di Champions League e probabile terzo posto. Più luci che ombre. Nessun titolo, vero, ma 100 milioni in cassa, di questi tempi, valgono forse di più. Il bilancio della Roma, in tutti i sensi, trasmette sorrisi.

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