Dallo Scudetto alla retrocessione: fino a maggio non ci annoieremo

Dallo Scudetto alla retrocessione: fino a maggio non ci annoieremo

Di Stefano Impallomeni. Il campionato è un open space variegato. Dalla testa fino alla coda della classifica è tutto aperto, abbastanza ravvicinato. E le ultime nove giornate promettono lotta aperta per tutti gli obiettivi.

di Stefano Impallomeni

Il campionato è un open space variegato. Dalla testa fino alla coda della classifica è tutto aperto, abbastanza ravvicinato. Distanze minime tra parecchie squadre, molto lievi, in un momento in cui i punti guadagnati o persi peseranno come macigni. Nell’ultima giornata c’è il colpo di testa che non t’aspetti. La Juventus si ferma, mentre il Napoli torna a vincere grazie ad Albiol, prima rete stagionale, che si rivela il salva scudetto inaspettato.

Alla Juventus servono smalto e fosforo

Lo scudetto non era chiuso neanche prima, ma il vantaggio ridotto dei bianconeri fa notizia come lo 0-0 di Ferrara dove gli uomini di Allegri incappano in difficoltà imprevedibili. La Juventus aveva sfiorato già pareggi a reti bianche. Con Lazio, Torino e Fiorentina alcuni segnali avevano fatto pensare, lasciato presagire qualcosa. Avevamo parlato di cinismo, di capacità di risolvere grazie a una maturità consolidata. E, invece, abbiamo scoperto un limite che va analizzato. A Ferrara, oltre la caparbietà della Spal, di Juventus abbiamo visto poco. Il gioco non è fluido, si attende troppo una soluzione personale, lo svolgimento della partita è lento. È probabile che si avverta un po’ di stanchezza, ma appare evidente un disagio nel produrre il giusto, nell’assecondare il talento e le potenzialità dei giocatori più forti.

Allegri sturaro

A centrocampo Matuidi non garantisce tecnica sufficiente. Il francese è confusionario, a volte impacciato, non stabilisce un accettabile tempo di giocata, che spesso e volentieri è abbastanza “sporca” e prevedibile. Non è chiaramente lui il problema, ma è in mezzo al campo che Allegri deve ritrovare smalto, un fosforo ulteriore oltre Pjanic. Mancano idee rilevanti, mancano imbucate sostanziali verso un attacco che va sollecitato maggiormente e che resta però il migliore del campionato. La Juventus, dopo la sosta, ha urgente bisogno di riprendersi fisicamente e mentalmente. Ha tirato al massimo su ogni fronte, impensabile ora attendersi ritmi indiavolati. Il calendario, come avevamo fatto notare la scorsa settimana, non è agevole. E la Champions in caso di passaggio alle semifinali potrebbe togliere e non aggiungere nel rush finale per l’assegnazione del titolo.

Napoli, lo scudetto fa (almeno) 90

Due insidie in più visto che il Napoli si fa sotto e vede, scontro diretto a parte del 22 aprile, aumentare le proprie possibilità di vittoria. Contro il Genoa pochi lampi. Due iniziative di Insigne e Mertens, ma non il solito tambureggiamento di azioni a catena. Risolve Albiol. Risolve un colpo di testa su un calcio piazzato. Tre punti vitali, sebbene la prestazione non sia stata eccellente. A Sarri e ai suoi, in ogni caso, vanno fatti i complimenti. Se vinceranno lo scudetto si tratterà di un’impresa unica. Battere questa Juventus, probabilmente oltre i 90 punti, sarebbe il fiore all’occhiello del club di De Laurentiis che a dispetto dei suoi denigratori non va dimenticato in questo contesto di competitività.

Milik

Il presidente è il vero architetto di questo Napoli in cui Reina, in attesa del Milan, resta un punto fermo. L’applauso del San Paolo nei suoi confronti vale pochi commenti. I tifosi hanno capito la scelta, che forse da parte dello spagnolo sarebbe stata differente. Ma polemiche sterili. Il Napoli, questo Napoli, sa essere genio e follia, anche nelle serate non brillanti. Tra Juventus e Napoli, insomma, bella lotta. Decideranno i bioritmi, le giocate dei campioni, i rendimenti individuali dei più bravi. A fine stagione le tattiche segnano il passo. La questione emotiva, i nervi saldi e una buona condizione atletica sentenzieranno il nuovo campione d’Italia 2017-18.

Lotta Champions e salvezza, tutto ancora molto aperto

Più sotto, la Roma consolida il terzo posto. A Crotone quel che basta nel primo tempo, mentre nel secondo si rischia più del dovuto. Molto turnover, nella ripresa alcune distrazioni della difesa potevano costare care, ma in buona sostanza si va alla settimana di “riposo” con entusiasmo e consapevolezza. Le parate di Alisson ormai sono una costante fissa. Sono sempre diverse e strabilianti. Savorani, il suo preparatore, ha meriti innegabili. A centrocampo Gonalons, al rientro dopo tanto tempo, non convince molto, mentre Nainggolan sta tornando ai suoi livelli. Il belga è decisivo nel secondo tempo dove paradossalmente la Roma soffre di più. Nainggolan ha la bravura di trascinare la squadra dagli imbarazzi ed è lui che può spostare in questo finale di stagione, e anche di parecchio, gli equilibri a favore di Di Francesco che tiene il vantaggio sull’Inter, ora quarta in classifica, straripante con la Samp grazie a un super Icardi.

L’argentino esagera, legittimando il gioco dei nerazzurri capaci di giocare e di stare in campo come avrebbero dovuto stare da tempo. L’Inter è migliorata anche sul piano atletico e sembra rinata. Già, sembra, perché una partita o due fanno sì morale ma poco testo. Attendiamo risposte significative. Dalla doppia trasferta di Torino e Bergamo e nel derby capiremo a che punto è la banda Spalletti. I segnali però sono incoraggianti. Rafinha sulla trequarti è in crescita. Icardi resta l’uomo della differenza. No Icardi, no Champions: lo slogan forse troppo semplicistico, ma che spiega tutta una stagione in cui la Lazio non è assolutamente fuori dai giochi.

Icardi

Il pareggio con il Bologna lascia pochi rimpianti. La squadra di Inzaghi ha giocato 43 partite, è arrivata in fondo alle semifinali di Coppa Italia, può centrare anche quelle di Europa League, ha sostanzialmente sempre occupato il terzo o quarto posto in classifica. È superiore all’Inter ed è una stagione piena di cose positive. Il calo fisiologico appare inevitabile. Detto questo, molte perplessità per la formazione schierata da Inzaghi. Nani dal primo minuto è stato un rischio e Felipe Anderson esterno-terzino è stato uno spreco. Gente di talento alla Baggio, per intenderci, o giocatori come il brasiliano non possono giocare a tutta fascia. Facile parlare con il senno di poi, ma Felipe Anderson andrebbe utilizzato diversamente. Non è né Lukaku, nè Marusic. Non è un uomo di fatica e di sostanza. È uno che non deve rincorrere ma che deve essere rincorso dagli avversari.

Gattuso arbitro dello scudetto e della zona Champions

Come sta rincorrendo gli avversari il Milan di Gattuso che con i denti e con la forza di volontà sta cercando un posto al sole nell’Europa che conta. La vittoria in rimonta con il Chievo sintetizza il nuovo corso. Kalinic non convocato per indolenza assiste all’uno-due firmato Cutrone- Silva. Sembra un caso, ma non lo è. Vince ancora Gattuso, che dimostra di avere in pugno il gruppo, anche se per obiettivi miracolosi è forse un pochino tardi. La sensazione, calendario alla mano, è che il Milan possa essere più arbitro dello scudetto e della Champions. Juve a Torino, Napoli in casa come il derby del 4 aprile. Il Milan sarà lì nel mezzo, alla Gattuso, che con ogni probabilità sarà il guastafeste di quest’ultimo scorcio di campionato in cui anche la lotta per non retrocedere sta regalando emozioni su emozioni. Dai 30 punti del Genoa ai 22 del Verona, penultimo, nessun dorma. Ci sono sette squadre a giocarsi la permanenza in serie A. È davvero un anno speciale, particolare. Non andremo al mondiale, ma almeno fino a fine maggio, di certo, non ci annoieremo.

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