Pallone d’Oro, con Messi quinto il calcio non ha vinto

Pallone d’Oro, con Messi quinto il calcio non ha vinto

Di Stefano Impallomeni. Alla fine la tanto attesa discontinuità rispetto al passato è arrivata e Luka Modric è il nuovo Pallone d’Oro. Ma resta una domanda irrisolta: questo benedetto premio a chi deve andare? A chi vince di più o a chi è più forte? Perchè nel secondo caso…

di Stefano Impallomeni

Siamo sorpresi, ancora una volta. È il bello o il brutto del calcio. Un premio ti cambia la vita, ti può far diventare grande, ma spesso può alimentare discussioni. Come nel caso di Luka Modric, capace di rompere l’egemonia dei fenomeni, CR7 e Messi, che hanno praticamente monopolizzato un’era, un decennio di calcio mondiale. Alcuni non aspettavano altro, aspettavano la sorpresa, l’elemento di discontinuità che è arrivato alla fine, e fino a un certo punto, Modric. Per carità, siamo piacevolmente felici che il premio sia andato a lui, a un ragazzo croato, la cui storia in senso generale avrebbe meritato un’attenzione particolare. Modric è un campione, senza dubbio. È un ragazzo semplice, un volto pulito, che ha una classe importante e che ha dimostrato una crescita esponenziale del suo talento, affinato nel tempo e reso sempre di più efficace.

BENE MODRIC, MA…– La scelta della giuria di France Football, quindi, ha avuto pochi dubbi: è Modric, la nuova stella polare. Da rifugiato di guerra in cima a un sogno diventato realtà. Si potrebbe dire il riscatto dei fini dicitori a discapito dei tuttofare come CR7 e Messi. Non solo caterve di gol stavolta e assoli da urlo, ma passaggi filtranti, tocchi diversi, effetti insoliti. Al potere, insomma, quella regia mobile, a cavallo tra il trequartista e il direttore d’orchestra per dettare altri tempi. Già, quei tempi, anni fa, in cui forse, senza che Modric ci ascolti o ci legga, tipi come Iniesta o Xavi lo avrebbero meritato più di lui, e non di poco. Ora, però, per una strana e magica traiettoria del destino è Modric a sfruttare il momento, la nuova onda, quel trend “politico” del cambiamento tanto voluto da molti. È lui il più bravo, il nuovo Pallone d’Oro, vicecampione del mondo, una Champions League in bacheca e un ottimo calcio distribuito nel corso dell’anno appena passato.

IGNORATI – Ma, mai come in questo caso, sorge spontanea una domanda. Siamo sicuri che Modric sia davvero il più forte, il più meritevole? È giusto relegare Cristiano Ronaldo, capocannoniere della Champions, un gradino appena sotto e uno come Griezmann, un campionato del mondo e una Europa League da protagonista, spedirlo soltanto al terzo posto? In definitiva, questo benedetto Pallone d’Oro a chi deve andare? A chi vince di più o a chi è più forte? Non entriamo troppo nel merito e nei criteri che stabiliscono questo riconoscimento, ma come si fa a ignorare il valore assoluto di un calciatore, indipendentemente da quel che vince con la squadra, perché forse di Palloni d’Oro ne ha vinti troppi e, come si dice, era ora di cambiare? No, non crediamo sia così tutto equo e indiscutibile. Se è vero che da un lato è utile considerare i trofei conquistati a livello di squadra, dall’altro è altrettanto verosimile misurare, pesare, le capacità individuali, anche quando ti capita di fare flop in un mondiale e anche quando non riesci a vincere quel che di solito vincevi in scioltezza.

ECCELLENZA – Il riferimento a Messi è chiaro e per nulla casuale, perchè Messi finito al quinto posto è oggettivamente il fatto più ridicolo che sia mai potuto accadere a Parigi in una premiazione che chissà quanto credito abbia mantenuto e possa mantenere in futuro. Uno come Messi non può finire fuori dal podio e neanche terzo. Messi merita una considerazione diversa, un giudizio diverso, un rispetto diverso, perché è semplicemente il calciatore più forte del mondo. Il quinto posto, insomma, è poco credibile, anzi, letteralmente incredibile. Ci sono punti di vista e verità. Messi è la verità del calcio, la sua massima espressione, l’eccellenza. E l’eccellenza, solitamente, non finisce al quinto posto. Con o senza trofei di squadra. Tutto molto semplice, tranne per chi ha deciso questi cervellotici criteri di assegnazione di cui faremmo volentieri a meno.

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