Nel mezzo del cammin di nostra Italia

Nel mezzo del cammin di nostra Italia

Di Stefano Impallomeni. Da un punto di vista tattico il problema di questa nazionale è a centrocampo. E per ricominciare a crescere, l’Italia ha bisogno di un CT motivato.

di Stefano Impallomeni

Non vinciamo da ottobre, contro l’Albania, ma almeno stavolta nel tempio del calcio, a Wembley, confermiamo il rito. L’Italia resiste al vantaggio di Vardy, pareggia con Insigne nel finale, segna dopo 374 minuti spezzando un imbarazzante digiuno ma, soprattutto, resta imbattuta contro l’Inghilterra, che in casa non ci supera dal 1977. Era un’amichevole, d’accordo, ma il fatto di aver mantenuto la tradizione positiva alimenta una speranza di rinascita: è una specie di ripartenza, ma andiamoci piano. Per un tempo e mezzo si è visto poco. È un’Italia ancora incompleta, limitata, spesso prevedibile nel fraseggio, anche se è riemerso il cuore giusto. Gli ultimi minuti della partita sono di spessore, si evidenzia un segnale di lotta e di orgoglio. Gli azzurri, se non altro, dimostrano di volersi togliere il marchio della “mediocrità” che gli è stata appiccicata addosso.

Italia, il problema è a centrocampo

Di Biagio, alla fine, intravede una flebile luce e parla di un’Italia che vale, sebbene non sia del tutto vero, perché forse la verità risiede nel mezzo. Sì, nel mezzo, a centrocampo, dove il gioco non sembra essere fluido, consistente, tecnicamente e agonisticamente all’altezza della situazione. Al di là delle convocazioni e della scelte, il nostro problema è quello di non avere più un centrocampo di valore, il reparto principe e assoluto punto di riferimento per una squadra. È innegabile che ci manchi un Pirlo, un Gattuso, che ci manchino idee e polmoni di rilievo. Sono stati provati Jorginho, Verratti, Parolo e Pellegrini, un poco di Gagliardini e di Cristante, ma non ci siamo ancora. C’è una ricerca costante nel trovare il miglior assetto (servono un regista titolare e un mediano d’eccellenza) e vedremo se riusciremo a raggiungere una certa identità da questo punto di vista.

Ancelotti nicchia, ma la Nazionale non può aspettare

Perché centrato il centrocampo, centrata mezza missione per il rilancio in cui resta in sospeso il nome del CT. In questi giorni ne abbiamo lette e sentite tante. C’è chi vorrebbe subito un nuovo CT, chi (pochi) avanzerebbe la riconferma di Di Biagio. Ci sarebbe stato un contatto tra il sub commissario, Costacurta, e Ancelotti, che però attende notizie dall’Inghilterra: per lui l’interesse di Arsenal, Tottenham o United. Non è il modo migliore per avviare un nuovo corso, anche perché non è un mistero che Ancelotti voglia continuare a fare l’allenatore di club. E allora perchè attendere un sì o un no da parte dell’Arsenal, del Tottenham o dello United per eleggere la nuova guida azzurra? No, non è quel di cui abbiamo bisogno.

Di Biagio, il più motivato tra i papabili

L’Italia non può e non deve essere un ripiego, una seconda scelta, una sorta di compensazione professionale. In corsa e in attesa restano anche Mancini, Ranieri e Di Biagio. Già, Di Biagio, che potrebbe essere il male minore della questione. A questa Italia, in questo momento specifico, serve gente motivata. In panchina e in campo. Avanti, quindi, con i giovani, avanti con gli errori, avanti con le cose semplici. I fenomeni veri non ci sono, ma i calciatori, in un modo o in un altro, si faranno. Basta avere pazienza e non fare confusione come nel caso della convocazione di Buffon. Uno come lui, se lo convochi, lo fai giocare, altrimenti lo lasci a casa.

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