Un sorriso nel vuoto

Un sorriso nel vuoto

Di Stefano Impallomeni. La scomparsa di Davide Astori ha per un giorno riempito il vuoto pneumatico del nostro calcio, sempre meno umano e più litigioso.

di Stefano Impallomeni

All’improvviso, il gelo. Non quello di “Burian”, il vento nordico appena passato, ma quello per il dolore per la scomparsa di Davide, uomo eccezionale, fermato nel sonno da un destino precoce. Quando il suo cuore ha smesso di battere, ci siamo chiesti il perché. Perché morire così, a 31 anni. Perché una tragedia del genere. Sì, ci siamo rimasti male tutti. Ognuno di noi congelato in un respiro affannato, curvi a riflettere, e chissà, forse a piangere di rabbia e dispiacere, a lasciarsi andare. Non c’è che dire.

Lo stop al campionato per uno stordimento generale

È stata davvero una bruttissima domenica senza calcio e senza più Astori, grande persona, un bravo ragazzo, un bravo figlio, un bravo padre e un ottimo calciatore. È stata una domenica mattina diversa, triste, dopo aver vissuto un sabato meravigliosamente intenso con lotte scudetto e Champions nuovamente riaperte. Il filo del discorso interrotto, brutalmente. Niente analisi e niente commenti. Stop. Tutto sospeso e rinviato a data da destinarsi con il groppo in gola, tra uno stordimento generale vero e sentito.

La notizia della sua morte ha fatto il giro del mondo. Messaggi di cordoglio, di sgomento, di affetto impareggiabili da ogni latitudine. È stata una reazione straordinaria, quasi un raccoglimento globale in una specie di riflessione che ci ha resi partecipi di un dolore immenso che è soprattutto, ora, quello dei suoi cari, della sua compagna Francesca e di sua figlia Vittoria, che ha appena 2 anni di vita. Un dolore atroce, una storia inaccettabile e poco giusta. Il senso della vita, a volte, un senso non ce l’ha cantava Vasco. E aveva ragione.

Capire il perché aiuta a complicare le cose e allora è meglio guardare oltre, ricordando e facendo. L’uscita di scena di Davide è stato un tumulto collettivo dell’anima forse mai registrato. Non sì è giocato, e va bene. Il presidente Malagò, tutte le componenti, hanno deciso così. Eppure, a mio parere, quanto sarebbe stato bello farlo, giocare ugualmente. Magari immaginando un discorso scritto, letto dai capitani, prima del calcio d’inizio, in ogni campo. Il lutto al braccio per tutti, in ogni lega e il minuto di silenzio per ricordare e poi fare quel che fino alla scorsa settimana faceva Davide sul campo.

Tutti i colleghi di Astori non se la sono sentita

Ma, forse, non era il caso perchè la cosa ancora più bella e sorprendente è stata l’impossibilità di farlo per un altro motivo più profondo. Tutti i calciatori, o quasi tutti e non solo, pur non conoscendolo, non se la sono sentita di scendere in campo, bloccati da un senso di vuoto e di dispiacere immenso. Come quasi fosse andato via un parente stretto, un amico. E allora, giusto così. Massimo rispetto, anche se giocando il rispetto non sarebbe venuto meno. E, forse, Davide sarebbe stato d’accordo.

I suoi amici, i suoi compagni, i suoi allenatori però hanno detto di no. Non ce l’hanno fatta, perché la scomparsa di Astori ci ha lasciati senza fiato, senza tante parole, ci ha sconvolto incredibilmente per un motivo semplice: perché era uno vero. Astori, per un giorno, ha riempito il vuoto pneumatico del nostro calcio. Ha riempito il vuoto di un calcio che è ancora senza una guida, senza più grande umanità e sempre più litigioso. Nel nostro calcio c’è bisogno di gente come Astori e non di vari buffoni di corte. Astori era un esempio, un capitano serio e professionale. Una persona speciale. Non lo dimenticheremo mai. E, soprattutto, non dimenticheremo mai il suo sorriso.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy