Mondiale: Messi in difficoltà…anche dai CT

Mondiale: Messi in difficoltà…anche dai CT

Di Stefano Impallomeni. In un Mondiale segnato dall’emergere di squadre che sorprendono e da una certa omologazione tattica, la crisi della Pulce scuote gli appassionati. Il suo torneo claudicante, oltre a quello dei CT confusi e agitati, sta facendo discutere.

di Stefano Impallomeni

È un mondiale in cui si segna in continuazione. Finora nessuno zero a zero, ma neanche memorabili squilli di tromba. Ogni edizione regala qualche novità. E qui in Russia emergono, al momento, le fasce deboli guardate dal pubblico con simpatia. Impressiona il Senegal, Belgio e Inghilterra ringhiano ambizioni, ci sono opposizioni concrete, mentre le grandi favorite sono ancora in rodaggio. Tra i bomber, Kane tiene sotto scacco Cristiano Ronaldo, mentre emerge la potenza di Lukaku.

OMOLOGAZIONE TATTICA – Abbiamo assistito a partite accettabili dal punto di vista atletico, non molto sul piano tecnico dove, a parte i soliti noti, pare essere palese un’omologazione globale delle conoscenze. Dal più grande al più piccolo, ormai, poche differenze: tutti sanno come stare in campo, relativamente alle rispettive capacità e alle qualità individuali. Il collettivo sorregge e ammanta le mancanze dei singoli, le appiana secondo movimenti ben congegnati. Ognuno sa come organizzarsi e sa come buttar giù un canovaccio tattico per non sfigurare.

MESSI IN DIFFICOLTÁ – Il calcio, insomma, è sempre più di tutti e in Russia, clamorosamente, non tanto più di Messi, il più forte calciatore del pianeta, oscurato e travolto da un complesso mondiale che sta superando ogni più rosea aspettativa. È senza dubbio la crisi di Messi, e della sua Argentina, il fatto che scuote gli appassionati. E non solo. Vedere Messi non decidere, vivere e subire una squadra priva di ogni logica e poco valore è qualcosa di eccezionale. È lui il paradosso incredibile di una competizione in cui si scorgono le buone organizzazioni, ma non più giocatori nuovi, dal talento inedito. L’asso del Barcellona che non riesce a fare la differenza, non riesce a concentrarsi e, soprattutto, a non essere felice di giocare interroga parecchio e fa discutere.

(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)
(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

IMPOSSIBILE DISCUTERLO – Come fa discutere, e fa sorridere, discuterlo seriamente perché mai protagonista e decisivo in un mondiale. Messi è e resterà un grande successo di questo sport. Sempre vincente, con 32 titoli vinti in carriera, tranne appunto un titolo di rilievo con l’Albiceleste. Messi, più che un fuoriclasse, è un genio e come i geni vive di sensibilità mai del tutto conosciute. Come i geni si può improvvisamente spegnere, capace di scene mute, di consegne di fogli in bianco, senza firma e senza una magia da mandare agli archivi della storia. La sua crisi con la maglia dell’Argentina è perlopiù psicologica. Un blocco emotivo, una pressione incalcolabile che mentalmente fa fatica a reggere. In molti diranno che è un limite, forse lo sarà, ma anche in questo caso Messi dimostra, in un certo senso, la sua grandezza. Messi è uno splendido calciatore costruito per non essere la fonte di un progetto, ma la sua conseguenza.

EROE SOLITARIO –  Capito questo, si capisce Messi che non ha velleità di leadership alla Maradona, o alla Cristiano Ronaldo. Messi vede un calcio che altri neanche immaginano, ma ha le debolezze dei geni, improvvisi cali di autostima, un’ipocondria mondiale che sa trasformarsi in malesseri psicologici che sono limiti per prendersi definitivamente uno scettro universale, ma al contempo rappresentano magnifici segni di intelligenza e di sana umiltà. Il suo silenzio, il suo grattarsi la fronte durante l’inno nazionale, l’essere fuori da una dimensione, ci raccontano l’altra faccia dell’eroe triste e solitario. Un personaggio buono ed emotivo che rigetta responsabilità ulteriori, se non quelle di decidere in campo. Messi ci fa tornare indietro nel tempo, a quel ragazzo che, agli inizi nella cantera del Barcellona, non avrebbe mai immaginato di essere così grande.

 (Photo by Elsa/Getty Images)
(Photo by Elsa/Getty Images)

MESSI GRANDE IN CAMPO – Messi, dunque, va assolto con il beneficio del dubbio, che è particolarmente il suo. Perché in fondo è cresciuto in tutto, conservando l’innocenza impotente del bambino che insegue ancora un sogno. È il suo grande limite, ma gli va concesso. Un mondiale vinto lo farebbe diventare più idolo di Maradona, ma se non ce la farà non cambierà di certo la sua straordinaria carriera. Maradona inglobava la propria esistenza nel corpo e nella mente. Era in battaglia con il mondo, come adesso. Ecco, anche perché qui è sbagliato il confronto, che non è un confronto calcistico, ma esistenziale e mentale. Per Messi esistono soltanto partite di calcio, competizioni esclusive sul campo, senza code supplementari all’esterno. È un esecutore unico e sublime, non un traduttore di intenti e di ambizioni, un trascinatore di folle, un capopopolo polemico e teatrale. Messi ha un teatro solo: il campo e sa essere grande in una sola maniera, con il suo infinito talento.

CT AGITATI E COMPLESSI – Ed è barocco, molto complicato anche nelle sue debolezze, senza dimenticare che gioca in una nazionale sfregiata tatticamente da Sampaoli a più riprese e non soltanto in questa edizione del mondiale. C’è ancora una speranza di vivere un sogno, ma il miracolo non sarà superare la Nigeria, ma se stessi, la convivenza giornaliera in un gruppo limitato da un’organizzazione mediocre e confusa. Il disagio di Messi è quindi soprattutto il disagio del suo allenatore, dei tanti selezionatori che di certo non hanno brillato in scelte. Sampaoli, ad esempio, non può non far giocare uno come Fazio, per non aggiungere altro. Low ha un centravanti, Werner, più da contropiede che da manovra, fuori dagli schemi che concedono poche certezze e molte infilate difensive. Pekerman non può escludere alla prima partita uno come James Rodriguez, che con due assist ha trascinato la Colombia alla vittoria nell’ ultima partita. Alcuni esempi, non tutti, per spiegare un disagio comune che viene specialmente dalle panchine. CT agitati e complessi. Senza dimenticare Nawalka e la sua Polonia, già eliminata, che avrebbe potuto e fare di più. Lewandowski e Szczesny i flop inattesi, con Milik ignorato. Qualcosa non è andata come doveva andare. Perché? Anche Zibì Boniek, che è il Presidente Federale, chiederà spiegazioni. E a Messi diciamo: resisti, nel calcio, e soprattutto in un mondiale, non si sa mai.

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