Modric, nel nome del nonno

Modric, nel nome del nonno

Di Stefano Impallomeni. Senza più il Brasile, senza Sudamerica e con le terribili outsiders a contendersi il mondo, mentre Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar se ne tornano a casa. Ma restano realtà nuove, foriere di possibili prime volte. E la possibilità per un campione dalla storia tragica di consegnarsi alla leggenda.

di Stefano Impallomeni

Senza più il Brasile, senza Sudamerica e con le terribili outsiders a contendersi il mondo. In Russia resterà soltanto l’Europa. Sono sparite le grandi favorite e restano soltanto le ottime alternative. Il mondiale scivola via così. Finali affascinanti di partite quasi sempre vissuti sull’equilibrio, in cui anche i padroni di casa avrebbero potuto centrare il club esclusivo dei migliori quattro. Tutte europee in corsa, e tutte in grado di assicurarsi la Coppa. Non sappiamo ancora chi la spunterà. Dipenderà dai flussi, da chi starà più in giornata e da qualche buona giocata dei solisti, che a Francia, Belgio, Inghilterra e Croazia non sembrano mancare.

I BIG HANNO FALLITO – È una coda insolita, in cui sarà raccontata in ogni caso una storia inedita. Sarà forse la seconda volta (Francia o Inghilterra) o la prima assoluta (Belgio o Croazia) di nazionali che hanno meritato di giocarsela fino in fondo, dopo sfide incerte e tirate. Eppure, senza nulla togliere a chi è arrivato fino a questo punto, si avverte un senso di solitudine dei numeri primi. L’assenza di quello che avremmo voluto vivere e commentare, perché è innegabile che è un giusto finale, ma abbastanza monco. La moria del parterre che conta ha svuotato un po’ la prosa, ce l’ha complicata, perché senza gli eroi desiderati non esiste un grande racconto. Manca il Brasile. Manca la Spagna. Manca l’Argentina, non c’è la Germania. Manca la storia del mondiale, dell’incrocio epico, manca il confronto tra fuoriclasse, veri o presunti. Russia 2018 la ricorderemo soprattutto per questo: i potenziali migliori che diventano i peggiori. Vedere Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar tornarsene a casa, tra delusioni, passaggi a vuoto e sceneggiate esagerate varie, è stato davvero troppo. Manca qualcosa, insomma, anche se potrebbe arrivare qualcosa di inedito a ripagarci un conto che adesso ci sembra leggermente salato. E quindi, guardiamo avanti con fiducia ed entusiasmo.

MODRIC PER LA CONSACRAZIONE – Non rimane il meno peggio, ma il più interessante da seguire. Il resto d’Europa non sarà da meno e potrebbe ridarci gli interessi perduti con i Mbappe, i Modric, i Kane e gli Hazard, non proprio gli ultimi arrivati, pronti a sfoderare prodezze e invenzioni. Per loro può essere un’occasione doppia. Un titolo mondiale da mettere in bacheca e una valorizzazione del proprio calcio. Ma forse per uno, Modric, più degli altri, può trattarsi della consacrazione da scolpire per sempre nella storia del calcio mondiale e croato. Perché sarebbe una prima volta straordinaria. La prima nazionale dell’est a trionfare, il primo croato ad aggiudicarsi un probabile Pallone d’oro (ha vinto la Champions con il Real Madrid). Qui non facciamo classifiche speciali e non parteggiamo per nessuno. Vincerà il più bravo e chi se lo meriterà, ma Modric avrebbe una storia nella storia, o meglio dire un dramma, da raccontare. Una storia straziante, profonda nelle ferite che ancora si porta dietro. Lui, scappato da Obrovac in fuga verso Zara, costretto a vivere con la famiglia in un campo profughi per la guerra con la Serbia nel 1991. Un bambino diventato improvvisamente adulto, suo malgrado, con la morte nel cuore, dopo aver assistito all’assassinio del nonno Luka Modric senior.

FINALE DEGNO – Un’infanzia terribile la sua, e in eredità il nome del nonno, per non dimenticare nulla. Allenamenti e partite che potevano finire in ogni istante, con il suono della sirena pronto a ronzargli nella testa, senza immaginare un domani che poi invece sarebbe arrivato inesorabile. Dall’inferno al paradiso. Calciatore professionista, campione e ora fuoriclasse. Modric è senza dubbio il calciatore che meriterebbe un finale degno del suo percorso. Una vittoria di un mondiale, a quasi 33 anni, da capitano, per poi sognare un Pallone d’oro, sarebbe la ciliegina sulla torta di una carriera conquistata faticosamente tra mille difficoltà e situazioni esistenziali quasi ingestibili. Vederlo in pressing sui russi nei tempi supplementari, a correre senza risparmiarsi, ci ha fatto capire quanto sia importante raccogliere un frutto del genere. Modric, e gli altri. Sì, forse, così sarà diverso. Riusciremo a ricordarci meglio di Russia 2018, e forse sarebbe il finale perfetto. Senza Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar ma con Modric, fenomeno puro di un calcio che si sta spostando ad est.

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