Klopp e Sarri, i…Tutor d’Europa

Klopp e Sarri, i…Tutor d’Europa

Di Stefano Impallomeni. Sarri e Klopp, uniti da un simile modo di vedere il calcio, di viverlo. Per una volta niente cravatte o abiti firmati, look impeccabili che simboleggiano un potere o una supremazia. Per una volta capita che una tuta metta tutti d’accordo.

di Stefano Impallomeni

Per una volta succede, chissà se succederà ancora. Per una volta niente cravatte o abiti firmati, look impeccabili che simboleggiano un potere o una supremazia. Per una volta ci sono loro, in tuta, in cima all’Europa che da oggi ci restituisce un retrogusto antico, quello dell’allenatore di campo, un pò meccanico e un po’ maniaco, capace di “stare” dentro uno spogliatoio grazie a un sorriso in più o a un caffè bevuto come al bar. Per una volta, insomma, capita che una tuta metta tutti d’accordo.

TUT…OR – Sarri e Klopp, uniti da un simile modo di vedere il calcio, di viverlo. Comandanti all’opera, sopra tutti ma né un passo avanti, né un passo indietro rispetto ai calciatori che allenano, guidano e che spingono in alto, spesso oltre le loro idee con cui di rado fanno a pugni. I rispettivi successi europei in Champions e in Europa League non fanno altro che legittimare un percorso virtuoso, fatto di scelte coraggiose basate su principi di gioco propositivi. E certificano uno sforzo differente, sfatando luoghi comuni sulla questione tanto discussa dell’essere vincenti o perdenti. È vero che nel calcio contano i risultati, ma è difficile che gli stessi arrivino senza una precisa idea di gioco, senza che ci si metta qualcosa di personalmente costruttivo. Non esistono perdenti o vincenti in questo caso, ma solo vinti e vincitori. Una bella differenza che vale per tutti e non soltanto per loro. 

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SARRI VINCE A LONDRA… – Sarri al Chelsea ha fatto bene e lo avrebbe fatto anche in caso di non vittoria, meglio specificarlo. Terzo in campionato e il trionfo di Baku per distacco contro un Arsenal demolito, nel giorno in cui i Blues sapevano da tempo che non sarebbe stato più la guida del futuro a Stamford Bridge. Non un fatto trascurabile allenare non avendo i favori di uno spogliatoio, di un ambiente, di un presidente. Non sarà stato il calcio estetico di Napoli, dei fraseggi al centimetro, dei triangoli concepiti e realizzati alla perfezione, ma il Chelsea in questa stagione se non ha mai quasi giocato benissimo, non ha mai neanche giocato male. I conti alla fine premiano sempre dei numeri, non solo un prodotto finale e vincente. Il Chelsea ha vinto, è vero, ma anche se avesse perso, avrebbe prodotto numeri importanti, una classifica importante, un valore difficilmente discutibile considerando le rose di City e Liverpool. La versione di Sarri, insomma, a Londra ha avuto un compromesso intelligente, che lo ha portato a ragionare, senza eccessive speculazioni, sul risultato, ma pensandolo di più rispetto all’allegro e stupefacente calcio napoletano.

 (Photo by Chris Brunskill/Fantasista/Getty Images)
(Photo by Chris Brunskill/Fantasista/Getty Images)

…E VA A TORINO? – Sarri, ora, sarebbe a un passo da quella Juventus che anni fa sembrava un miraggio. Lui, in tuta, ci proverà, con maggior equilibrio, la sua straordinaria fase difensiva e un calcio più propositivo, magari chissà, ricalcando le orme di Lippi che di tute se ne intendeva e le indossava anche nei trionfi più celebri, ricordate Berlino? Vedremo se l’esperienza di Londra a Sarri avrà fatto bene, lo avrà formato: meno di opposizione e più di governo. Allenare la Juventus, portarla sul tetto d’Europa, non sarà facile. Prima operazione sarà quella di far ritrovare la “comfort zone” a CR7, poi da lì forse le cose verranno di conseguenza. Non un lavoro facile, però. Allegri ha vinto tanto e ha sfiorato due volte la Champions, ossia il motivo per cui sarà ingaggiato.

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KLOPP POWER – Per Klopp altro capitolo, altra storia. E che storia. Dal Mainz al Liverpool un continuo crescendo. Il suo pressing, il suo attaccare tutto e tutti in campo ha uno stile particolare, molto bello ed efficace. Il Liverpool vince “ male” la Champions, ma il ribaltamento al Barcellona vale la stagione. Klopp è decisamente entrato nella leggenda del calcio e sarà destinato ad essere uno degli allenatori centrali degli anni a venire. Personaggio eccezionale, grande uomo di sport, mediaticamente forse il più simpatico e divertente che ci sia in circolazione. Il Klopp Power è strameritato. Etichettato come perdente di successo in questi mesi ha sbalordito per il modo con cui ha saputo governare i Reds, entrando in simbiosi con il popolo di Anfield, ridando entusiasmo e speranza anche per un campionato perso per un soffio, per un punto, per qualche sbavatura. Anche lui in tua e con la sua risata contagiosa ha segnato un modo diverso di vincere e perché no anche di perdere.

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GODERSI IL CALCIO – È lui il re del momento, il tutor di un nuovo movimento: fare calcio, divertendosi, nonostante i soldi, nonostante le divisioni di pensiero, i partiti tra risultatisti e belgiochisti, che francamente non hanno molto senso e lasciano il tempo che trovano. Il calcio è di chi lo ama. E Klopp lo immagina, lo pensa, lo insegna, lo costruisce, non lo limita in una sola idea, indipendentemente dai risultati. Il calcio Klopp se lo gode, lo vive, lo abbraccia con l’entusiasmo di un ragazzino, trascinando i suoi, vedi quell’abbraccio di Henderson al padre a fine partita. E Klopp, soprattutto, il calcio lo vive come tutti quanti noi, cantando il coro dei tifosi, insieme, soddisfatto e felice dopo un meritato successo. Davvero bello e complimenti a Klopp, maestro di calcio e grande manager: l’operazione Alisson, voluto ad ogni costo, lo dimostra. Già, la scelta delle scelte, la più azzeccata, quella forse più determinante e cercata. Alisson, il custode più prezioso di un successo che con il povero Karius in porta, lo scorso anno, aveva raccontato precocemente un mezzo fallimento contro il Real  Madrid. La mal parata di Klopp, senza fuga e con occhio lungo, il vero capolavoro.

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