Cartellino rosso alle designazioni per le italiane in Europa

Cartellino rosso alle designazioni per le italiane in Europa

Di Stefano Impallomeni. Il rigore concesso da Oliver al Real Madrid nega alla Juventus una rimonta sontuosa. E sottolinea che il calcio italiano a livello europeo è stato danneggiato in maniera evidente.

di Stefano Impallomeni
arbitro dybala

Oliver non è Hardy e la partita del Santiago Bernabeu più che in una comica si trasforma in una farsa clamorosa. Il giovane arbitro inglese, Michael Oliver, 33 anni, di Ashington, 5 presenze in Champions e una carriera appena cominciata con oltre una ventina di apparizioni in Premier (tra cui un derby di Liverpool e un altro di Manchester), oscura un’altra potenziale impresa italiana e diventa l’assoluto protagonista della serata. Un rigore quasi allo scadere, molto dubbio, concesso al Real Madrid scatena l’inferno, l’ira di Agnelli, poi quella di Buffon e nega una rimonta sontuosa, dopo un dominio certificato sul campo. Il madridismo, alla fine, ha la meglio con il peggio, esulta e tira un sospiro di sollievo. La storia, insomma, per chi non lo avesse capito avrebbe meritato altra sorte e un altro nome nelle semifinali, quello della Juventus. Una vera beffa, amarissima.

IL FATTACCIO – L’episodio decisivo, come era prevedibile, non riesce a unire i pareri. Al netto delle competenze di vario genere, e di come la si voglia interpretare, sembra emergere abbastanza evidente tutta l’inesperienza del direttore di gara che, in un momento così delicato con alle porte i tempi supplementari, non pondera, non attende una collaborazione, non verifica e, in un nanosecondo, decide. Oliver, insomma, indica il dischetto senza pensarci due volte, prendendo una decisione in buona fede e senza calcolare il momento. Il momento, quel momento, che qualsiasi arbitro con maggiore esperienza avrebbe valutato, specialmente in un quarto di finale, specialmente quando la Juventus aveva ristabilito una parità inattesa. É proprio qui il punto di caduta da analizzare, commentare il ruolo centrale del designatore, Pierluigi Collina che forse non si sarebbe mai aspettato un ritorno così tirato.

COLLINA, PERCHÈ? – Si può dire quello che si vuole. A favore o contro. Rigore sì, rigore no. Si può parlare di complotti, di poteri forti, di tutto e di più. Ma una cosa non capiamo veramente. Perché è stato designato questo arbitro? Perché un arbitro così inesperto per una sfida importante? Forse perchè Real Madrid-Juventus era stata valutata una partita facile vista l’andata vinta da CR7 e compagni per 3-0? C’è stata superficialità nella scelta di Oliver? Domande sparse e un’unica risposta: noi pensiamo di sì e che l’errore sia stato a monte. Non pensiamo ai complotti, per carità e neanche ad altre allusioni, ma pensiamo che questo tipo di designazione da parte di Collina sia stato il maggior errore, ancor più di quello commesso da parte di Oliver, un giovane arbitro che magari diventerà bravissimo ma che forse avrebbe fatto meglio a stare a casa, a riposo.

IL CALCIO ITALIANO DANNEGGIATO IN EUROPA – Al pari dei suoi colleghi Çakir (Juventus-Real Madrid), Makkelie (Barcellona-Roma), Turpin (Roma-Barcellona), Johannesson, assistente di Eriksson (Arsenal-Milan) e Hategan (Lazio-Salisburgo). Una lista di arbitri e di arbitraggi contorti, quanto mai infelici che ci hanno riguardato da vicino in strane coincidenze. Il sospetto non è e non deve essere mai l’anticamera della verità, ma qui stiamo parlando di prove e non di indizi. Il calcio italiano a livello europeo è stato danneggiato in maniera evidente e conta poco. Agnelli auspica che a capo della Designazione Arbitri dell’UEFA si giunga a un’alternanza ogni 2-3 anni. Collina è lì dal 2010. Sembra giunta l’ora di cambiare.

Nel post partita di Madrid, il presidente della Juventus ha rincarato la dose, invocando il VAR. Sembra una presa di posizione personale, ma non è così, perché ha parlato a nome di tutti, a difesa del nostro movimento, facendo più che bene. Agnelli, con un pizzico di rabbia, non ha fatto altro che ricordare quel che ha detto lui stesso il 27 marzo scorso all’ECA, quando aveva caldeggiato la tecnologia in campo che dovrebbe andare a regime entro il 2020. Se possibile facciamo prima e speriamo bene per il presente: che per Roma e Lazio ci siano fischietti giusti e non fiaschi colossali, Collina permettendo.

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