È ora di riformare il calcio italiano, a partire dalla FIGC

È ora di riformare il calcio italiano, a partire dalla FIGC

Di Stefano Impallomeni. Come può ripartire il calcio italiano? Servirebbero idee urgenti per interessi convergenti e poche alleanze strumentali. Il tempo per farlo è propizio, perché il decadimento è sotto gli occhi di tutti.

di Stefano Impallomeni

Le riforme, e non solo. Più facile a dirsi che a farsi, ma bisogna avere il coraggio di provarci. I dirigenti, tutti, si stringono a corte chissà con quanta fratellanza. Non c’è soltanto da ristrutturare un movimento, c’è la necessità di saper coniugare i vari interessi che sono la base per realizzare nuovi percorsi virtuosi. Nessuno ha una soluzione certa, la bacchetta magica perchè, considerando tutto, i problemi sono già parecchi e complessi. Eppure, una via d’uscita almeno per un miglioramento ci dovrà pur essere.  E allora, che fare? Come ripartire? Anzitutto, servirebbero idee urgenti per interessi convergenti e poche alleanze strumentali. Il tempo per farlo è propizio, perché il decadimento è sotto gli occhi di tutti.

Elezioni FIGC, lo specchio attuale del calcio italiano

Le elezioni FIGC hanno rappresentato l’apice del disagio e del caos: tre candidati e alla fine tanti stracci volati, schede bianche ritorsive per un commissariamento clamoroso che ora dovrà fare una differenza sostanziale, diremmo storica. L’occasione è ghiotta. Per ripartire da zero, senza ulteriori pause, perché il panorama è abbastanza desolante e molto depresso. Non esiste un vertice e solo un fondo, quello che abbiamo toccato. E forse neanche una base “politica” così definita. Senza presidente Federale, senza presidente di Lega, senza CT, senza diritti Tv venduti e congelati da aste andate a vuoto abbiamo scoperto ogni nervo, ogni limite mai veramente dichiarato. Non siamo mai stati così senza, mai stati così fragili e spogli.

Mercato povero e privo di fascino

Il calciomercato appena concluso non ci ha consegnato spettacoli memorabili. Pochi scambi, molti no e toppe di facciata. Movimenti impalpabili e un’ingessatura pressochè annunciata che rispecchia lo stato di crisi generale. Non siamo più il paradiso di quasi venti anni fa con un appeal evaporato non soltanto per limiti strutturali, ma anche per tassazioni eccessive. Il paragone con le altre leghe europee è impietoso. Ce lo diciamo, purtroppo, da tempo. Comanda la Premier con un boom di investimenti che in questa sessione d’inverno ha fruttato 414 milioni di euro, a fronte dei nostri 50 milioni. In Inghilterra dall’estate del 2017 fino ad oggi è stata registrata una spesa complessiva di oltre 2 miliardi di euro.

Rifondare la Federazione, la Nazionale e la Serie A

C’è poco da aggiungere: non c’è gara, non c’è competizione e il divario è spaventoso. L’Italia, come prodotto nel suo complesso, non attira più. Scarseggiano i soldi, vige l’equilibrismo dei bilanci più che altrove, permane un costante stato di litigiosità per dei vantaggi non così tanto fruttuosi: la serie A è diventata un campionato debole e povero tecnicamente. E dunque, cerchiamo una doppia via. Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha una grande opportunità: legare le divisioni, eleggendo gli uomini giusti al posto giusto nel momento giusto.

Per quanto riguarda la Nazionale che si possa ripartire dalla scuola del passato. Quella dei Bernardini, dei Bearzot, dei Vicini e dei Maldini. Che si riparta dai fedelissimi tecnici azzurri, dai maestri, dagli ex di mille battaglie. Dalle giovanili fino alla prima squadra. Non è tutto, ma abbastanza per tirare fuori i campioni e non solo mezzi giocatori che pensano di esserlo. La scelta del Ct è relativa, quella che concerne i tecnici federali, la ricomposizione del Club Italia, è invece molto più necessaria.

Infine, per la serie A, la nostra umile proposta. Non siamo più i migliori, e allora perché non imparare dagli altri? Il format del campionato polacco potrebbe essere uno spunto per far convergere ogni tipo di interesse. Questo articolo non vuole essere la Bibbia, per carità, e neanche un atto di presunzione. È stato concepito e realizzato soltanto per un senso di partecipazione verso uno sport che amiamo visceralmente e che vogliamo torni bello, ricco, competitivo e interessante. E’ uno dei tanti modi per sottolineare che è arrivata l’ora di cambiare la serie A. Una serie A che va cambiata non soltanto nel numero delle squadre.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy