A presto Serie A, è stato bellissimo

A presto Serie A, è stato bellissimo

Di Stefano Impallomeni. Si conclude con un’emozionante ultima giornata uno dei campionati più appassionanti degli ultimi anni. Una Serie A bella, combattuta e incerta fino agli ultimi turni, davvero interessante come mai in passato.

di Stefano Impallomeni

Juventus campione, Napoli, Roma e Inter in Champions League, Lazio e Milan in Europa League con l’Atalanta, mentre in coda retrocede il Crotone, che raggiunge il Verona e il Benevento in Serie B. Si conclude così uno dei campionati più appassionanti degli ultimi anni. Una serie A bella, combattuta e incerta fino agli ultimi turni, davvero interessante come mai in passato. Una Serie A, insomma, che non vediamo l’ora che ricominci.

DE VRIJ NO – L’ultimo atto regala emozioni a non finire, soprattutto allo Stadio Olimpico dove l’Inter strappa il pass europeo più importante dopo essere stata dominata dalla Lazio. De Vrij, alla vigilia l’uomo più discusso, si rende protagonista suo malgrado. L’olandese, che il prossimo anno giocherà proprio con l’Inter, commette il fallo del rigore del 2-2, quello trasformato e segnato da Icardi, riaprendo così, a un quarto d’ora scarso dalla conclusione, una partita che la Lazio avrebbe meritato di vincere. Non è certo colpa di De Vrij se la Lazio non riesce a centrare l’obiettivo, ma senza dubbio l’infortunio del difensore è l’episodio che destabilizza e che fa il paio con la scelta di Inzaghi che – prima della sventurata e inconcepibile entrata dell’olandese su Icardi – toglie dal campo uno stanco Immobile, sostituendolo non con Caceido ma con Lukaku. Senza un attaccante di riferimento alla Lazio manca uno sfogo e uno spazio in più per distendersi in avanti. Così facendo è stato più facile per la squadra di Spalletti avanzare e cercare il disperato uno-due, nato peraltro da palla inattiva. In definitiva, l’Inter la sfanga, perché alla luce dei fatti meritava ampiamente la Lazio. Sulla questione De Vrij ci eravamo già espressi. Non avrebbe dovuto giocare per un semplice condizionamento psicologico che alla resa dei conti, inevitabilmente, c’è stato. La sua professionalità è fuori discussione, ma Inzaghi non avrebbe dovuto schierarlo. La Lazio, dunque, paga salato un finale di stagione in cui gli acciacchi e un po’ di lucidità hanno negato un obiettivo che, senza arbitraggi sfortunati e infortuni dell’ultim’ora, poteva essere raggiunto con qualche giornata di anticipo. I black out però si ripetono. Vedi Salisburgo e Inter, due rovesci in pochi minuti con troppe disattenzioni in un completo controllo della partita.

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)
(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

NO ICARDI, NO PARTY – L’Inter ringrazia e porta a casa una qualificazione insperata. In quattro minuti si capovolge il mondo, forse il futuro. È stato un campionato con molte ombre e poche luci quello dei nerazzurri. Ma alla fine parlano i risultati e soprattutto i gol di Icardi, senza il quale non sembra esserci un domani. La  squadra ha fatto quasi mai molto bene, raramente bene, spesso male. Eppure è in Champions. Il calcio è meraviglioso anche per questo. Nel  frattempo, già presi De Vrij e Asamoah. Due ottimi acquisti, anche se per fare una squadra che regga il passo di Juve, Napoli, Roma e Lazio non bastano soltanto i nomi.

RINGHIO E DIFRA OK – Per il resto, da considerare il buon risultato di Gattuso, che centra l’Europa League con il piglio giusto. I rossoneri finiscono il campionato con personalità e con la calma dei forti. Dopo la batosta in Coppa Italia non era agevole mantenere equilibrio. Gattuso si rivela essere anche altro. Buona gestione e pieno controllo dello spogliatoio in cui servono, per il futuro, due campioni veri e non soltanto bravi giocatori. Della Roma abbiamo già parlato a lungo. Per la squadra di Di Francesco tanti piccoli rimpianti in qualche partita interna, mentre in trasferta il rendimento è stato da scudetto. La Champions League giallorossa è stata un capolavoro. Alisson, Kolarov, Fazio e Dzeko gli uomini d’oro del Difra, che vince con merito il premio Bearzot di questa stagione. In coda un arrivederci a presto al Crotone, al Verona e a un valoroso Benevento. E un buon proseguimento a Buffon, costretto a dire addio alla Juventus.

TURIN, ITALY - MAY 19: Gianluigi Buffon of Juventus FC greets the fans in his last match for the club prior to the serie A match between Juventus and Hellas Verona FC at Allianz Stadium on May 19, 2018 in Turin, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)
(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

USCITE DI SCENA – Il suo ultimo pomeriggio, sul campo, sabato scorso 19 maggio è stato un giorno da ricordare anche per il nostro calcio. Buffon, però, vuole essere ancora il presente e non il passato. Da apprezzare la sua scelta di continuare a giocare altrove, per dimostrare che ancora può parare meglio di qualcun altro. All’ultima uscita è piaciuta la sua eleganza, mentre ci sfugge come mai non sia stata organizzata un’ultima partita in nazionale. Uno come Buffon in azzurro meritava un’attenzione diversa. Se fosse stato per lui, avrebbe continuato alla Juventus, ma ha rispettato la scelta della società bianconera. Un atto importante da parte di Buffon, che è riuscito a defilare i sentimenti. Nessuna polemica e un addio-arrivederci, come quello di Iniesta al Barcellona. Il tributo del Camp Nou al fuoriclasse è stato da brividi. Un tributo meritato, molto popolare nei confronti di uno splendido calciatore, fortissimo e molto umile. Iniesta avrebbe meritato, come minimo, di vincere un Pallone d’Oro. Ha inventato un nuovo ruolo nel calcio. Quello del centrocampista attaccante, del funambolo a due tocchi, del regista che suggerisce ai bomber, del goleador, del tutto inedito. Iniesta è stato quasi tutto ed ha vinto tutto. Con la Spagna e con il Barca. Non è stato ai livelli di Messi, ma siamo lì, a un passo. La gente del Barça, almeno, la pensa come noi. Pieno o vuoto che sia, il Camp Nou sarà sempre la sua casa. E lui è lì, al centro del campo, a ricordarlo a tutti.

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