5 ris…POST…e al campionato

5 ris…POST…e al campionato

Di Stefano Impallomeni. Il campionato lascia in eredità dubbi, interrogativi e curiosità. Ecco le risposte ai quesiti che ha regalato la trentaquattresima giornata di Serie A.

di Stefano Impallomeni

Responsabilità

AC Milan v Benevento Calcio - Serie A gattuso

Crisi Milan, Gattuso si prende la responsabilità ma è tutta colpa del tecnico?

Il mea culpa di Gattuso fa discutere più della situazione generale. È davvero tutta colpa sua? È lui l’allenatore e non c’è dubbio che se le cose non vanno bene sia normale imputargli un rendimento mai visto così al ribasso. Ci sta, insomma, criticarlo, mettere in discussione il clamoroso calo. Ci sta, ma fino a un certo punto. Il Milan scivola giù dal quarto posto che negli ultimi anni è stato sempre il confine da valicare anche con altri al comando. Il club rossonero, rispetto al suo glorioso passato, non ha più un’abitudine ad altitudini desiderate. Non considerare questo è voler deviare un problema senza arrivare mai a centrare una soluzione definitiva. E anche una qualificazione in Champions non certificherebbe la scomparsa di disagi ben più profondi, vista la relativa e quasi obbligata fiducia concessa al tecnico attuale.

Cambiare proprietà, uomini, programmazioni, poter fare un mercato anziché un altro, scombussolare troppo, incide non poco sull’intera gestione tecnica, che riflette tutto questo. È vero, il Milan nelle ultime sette giornate ha fatto registrare un rendimento da retrocessione: solo 5 punti conquistati in 7 partite, peggio dei rossoneri hanno saputo fare soltanto Fiorentina e Parma (4 punti), ma non tutte le responsabilità della crisi devono ricadere su Gattuso. Il Milan paga una mancanza di forza mentale, un’abitudine a uno sforzo mentale che ti può portare oltre. Il Milan fatica a stare sul pezzo, a ricostruirsi la gloriosa dimensione del passato e ci vuole tempo per arrivarci. Ragionare guardando al passato, rivangare Sacchi, Capello, gli Invincibili e l’epopea Berlusconiana, non ti fa vivere correttamente il presente, senza immaginare un futuro. Il Milan ha bisogno di tempo e di pazienza e non è un caso che siano stati triturati in serie allenatori preparati, che però a Milanello sono apparsi come principianti allo sbaraglio.Il Milan deve avere pazienza e ripartire dal basso, che non significa ripartire dal nulla. La base c’è, le potenzialità economiche anche, ma occorre un altro tipo di mentalità, che non può essere quella del passato. I primi a capirlo devono essere Leonardo e Maldini, uomini capaci e intelligenti. Ogni esperienza ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.

Detto ciò, a Torino lo schianto è stato soprattutto nervoso. Poca reazione, poca lucidità, poco mestiere, poca personalità e anche fisicamente la squadra è apparsa giù dal punto di vista atletico, spenta e inesorabilmente avvolta in una rassegnazione preoccupante. In questo momento servirebbe una scintilla per rimettere in moto delle virtù e delle qualità che in organico esistono. Servirebbe una giocata, un episodio, magari il ritorno decisivo al gol di Piatek, che non soltanto non segna più, ma non si vede più nel vivo del gioco e che è il manifesto del blocco rossonero. L’autocritica di Gattuso è sana, giusta, ma mediaticamente lascia qualche perplessità. Dire di essere l’unico responsabile, che “la squadra non ha più un’anima” e denunciare apertamente di “ancora dover crescere per fare questo mestiere” è sembrata una concessione fin troppo generosa ai giocatori, che non devono e non possono avere alibi.

Gattuso è da applausi, la sua onestà intellettuale e la sua sincerità sono valori eccezionali in questo mondo del calcio troppo spesso pieno di boria e di arroganza, ma non rappresentano esattamente la strategia migliore per uscire dalla crisi. Giusto, quindi, andare avanti con Gattuso. Cambiare a quattro giornate dalla fine non avrebbe avuto alcun senso e nessuna logica, ma dire a volte quello che non si pensa può alleviare la pesantezza della crisi e mantenere la necessaria lucidità per centrare la qualificazione in Champions. Ora, infine, qualcosa è davvero cambiato, perché il destino dipenderà dagli altri e non più dal Milan: non un dettaglio così trascurabile.

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