VAR a chiamata: perchè nel calcio non è applicabile?

VAR a chiamata: perchè nel calcio non è applicabile?

Di Francesco Paolo Traisci. Secondo Collina, l’idea di istituire la possibilità per le panchine di chiedere un VAR-check non è applicabile al calcio, come invece accade in altri sport. Perchè? E come funziona l’aiuto video nelle altre discipline che lo utilizzano?

di Francesco Paolo Traisci

Noi eravamo tra quelli (tanti per la verità) che avevano ipotizzato la possibilità che, seppur in numero limitato, la chiamata alla VAR fosse consentita anche alle due squadre in campo, con l’allenatore di una o dell’altra che sollecita il quarto uomo a richiamare l’arbitro. Ma oggi prendiamo atto degli aspetti negativi di una simile ipotesi, dopo che Pierluigi Collina, Presidente della Commissione Arbitri della FIFA ed ex designatore UEFA (fino ad agosto quando rassegnò le dimissioni venendo sostituito da Rosetti), le ha evidenziate in una conferenza durante il Festival dello Sport di Trento. 

Le parole di Collina

Ma quali problematiche regolamentari impedirebbero una situazione del genere nel calcio? Riprendiamo le parole di Collina: “Non si può pensare di dare la possibilità agli allenatori di chiamare la VAR, come invece succede in altri sport come il volley o il basket. A differenza di volley e basket, dove la grande maggioranza delle infrazioni sono oggettive, nel calcio c’è una maggiore interpretazione da parte dell’arbitro”. Arrivando alla conclusione che “non si possono fare paragoni. Nella pallavolo e nel basket il video-check viene usato solo per situazioni oggettive. Non c’è un problema di interpretazione”.  Per poi aggiungere: “nel momento in cui un pool di persone analizza tutte le immagini a disposizione, questo pool potrà avere una visione più precisa di quel che succede in campo – ha proseguito Collina -, rispetto a quello che un allenatore può vedere dalla sua visuale”.

Come funziona negli altri sport?

Ed allora vediamo veramente come funziona negli sport in cui è possibile richiedere l’intervento del video dalla panchina?  Il primo fu il tennis con il suo “occhio di falco”, un sistema che, grazie a 10 telecamere posizionate in alto lungo tutta la struttura del campo dove si gioca, copre tutte le righe del campo al fine di verificare se la palla ha o meno oltrepassato la riga (di fondo, laterale o della battuta). Il sistema di fatto registra tutti i rimbalzi della palla ed in particolare gli ultimi 5 rimbalzi dal momento in cui il giocatore fa richiesta all’arbitro del “challenge ” sull’ultimo punto giocato. Nei primi anni, Occhio di Falco è stato utilizzato in modi diversi dalle varie istituzioni (ATP, WTA, ITF). Alcune lo limitavano, altre lo consentivano in forma illimitata. E qualche abuso c’è stato, soprattutto in Coppa Davis. La svolta è arrivata il 19 marzo 2008, quando l’utilizzo è stato uniformato. Ogni giocatore ha diritto a chiedere in ogni set 3 volte la verifica della chiamata, più una extra nel tie-break. Se il giocatore ha ragione, il numero dei challenge rimane lo stesso, ma se ha torto, le possibilità di richiesta del challenge diminuiscono. Nel caso di partite ad oltranza, se ne aggiunge uno ogni 12 game. Se il tennista ha ragione, non perde il “bonus” e in teoria i challenge possono essere illimitati.

Anche nel basket esiste l’instant replay, oggi disciplinato nella regola 46.12 del Regolamento FIBA, che distingue fra l’uso durante i tempi supplementari o alla fine della gara o di uno dei periodi regolamentari, e l’uso durante tutta la gara. In quest’ultimo caso è consentito solo per verificare se un tiro è da due o tre punti, per un errore nel cronometraggio o per identificare chi deve tirare i liberi o i giocatori coinvolti in una rissa. Al contrario, negli ultimi 2’ del quarto periodo o del supplementare, può essere utilizzato anche per verificare se un tiro è stato fatto prima del suono della sirena, o prima di un fallo fischiato o per verificare di chi è la rimessa in gioco. Sulla sirena finale di un quarto o un supplementare, col cronometro a zero, nel caso di varie infrazioni che impongano di verificare se siano accadute prima della fine, per riportare indietro il cronometro e far giocare un’ultima azione.

Oltre all’arbitro anche l’allenatore di ciascuna squadra la possibilità di richiedere l“Instant Replay”, anche se solamente una volta a gara. La richiesta dovrà avvenire al termine di un periodo e per l’intera durata dell’intervallo, quando trattasi di situazioni in prossimità della fine del periodo stesso, oppure nel periodo di interruzione del gioco susseguente la decisione arbitrale non condivisa, in una delle altre situazioni. Dal momento in cui la palla ritorna in gioco per una nuova azione, qualsiasi richiesta di I.R. non può più essere accettata. Fa però eccezione la situazione relativa al valore di un canestro (2 o 3 punti) realizzato dal tiratore con un piede vicino alla linea del tiro da 3. In tal caso, l’allenatore, ma anche l’arbitro, può richiedere l’I.R. anche alla interruzione del gioco successiva alla realizzazione del canestro. La procedura per l’allenatore sarà quella di rivolgersi al segnapunti pronunciando la frase “Richiesta di Instant Replay”. E, come specificato nel regolamento, “il segnapunti accetterà sempre la richiesta di Instant Replay (uno per gara)”.

Anche nella pallavolo è previsto il ricorso alla tecnologia, con il cosiddetto “Video Check”. Si tratta di un instant replay per vedere se la palla è uscita o meno o se il muro ha toccato la palla, o ancora se ci sono state invasioni di campo o di linea o tocchi della rete.  Nel Regolamento ufficiale del Video check della Federazione Pallavolo, è previsto anche il check a richiesta dell’allenatore di ciascuna delle due squadre sia in caso di contestazione della decisione sull’ultimo scambio (a palla ferma quindi), sia durante il gioco, con interruzione dello stesso da parte del primo arbitro. Il tutto con un limite di due chiamate complessive per ogni set. Dalla casistica richiamata dalla norma emerge che, se la chiamata è sbagliata, il punto è perso e si perde una delle possibilità di chiamata; se la chiamata è corretta e la decisione arbitrale errata aveva assegnato il punto alla squadra avversaria (es. per un’invasione di campo che in realtà non c’è stata), il punto si ripete, se invece l’azione è continuata, ed avrebbe dovuto essere interrotta per un’infrazione avversaria, il punto va alla squadra che ha chiesto il challenge e il numero di chiamate rimane invariato. È anche possibile, in seguito alla chiamata della squadra avversaria ed alla rettifica della situazione in favore di quest’ultima, una “controchiamata”, per verificare se prima dell’infrazione di cui ha beneficiato l’avversaria ce ne sia stata una non evidenziata a favore della squadra che effettua la controchiamata. Quindi in caso di chiamata corretta il numero delle chiamate rimane invariato.    

Anche nel rugby abbiamo il television match official (TMO), ma rispetto alla VAR, la differenza sostanziale sta nel fatto che, mentre nel rugby, il ricorso alle immagini può essere chiesto solo dal direttore di gara, nel calcio è previsto che il meccanismo di analisi e revisione possa nascere anche dalla segnalazione degli addetti al video (sono due). Nel rugby quindi nemmeno il TMO può interrompere di sua iniziativa l’incontro comunicando all’arbitro di campo che secondo lui c’è un’azione che merita di essere rivista.

Ed allora, ha ragione Collina a dire che nel calcio non si può ipotizzare la chiamata di parte?

Vediamo i suoi argomenti.

1) Cominciamo dall’ultima. Come fanno dalla panchina a vedere ad occhio nudo e a velocità normale meglio di chi ha a disposizione immagini che illustrano l’episodio da ogni angolazione possibile e può rivederle rallentate o addirittura bloccarle per vedere meglio? È vero, ma non è un argomento decisivo. Decide sempre l’arbitro, ma la possibilità di riconsiderare meglio la situazione potrebbe venire anche da chi è in generale posizionato meno bene, ma magari in quel frangente ha una visuale migliore e può aver aver visto cose sfuggite all’arbitro ed ai suoi videoassistenti.

2) Le situazioni di basket e pallavolo per le quali si può chiedere la revisione sono solo “oggettive”, mentre nel calcio spesso è questione di interpretazione. È vero. In quegli sport, si tratta per lo più di situazioni legate allo spazio (palla uscita o meno dal rettangolo di gioco, giocatori che oltrepassano o meno le righe, distanza dal canestro o tocchi al pallone da parte del muro) o al tempo (scaduto o meno prima di tiri o di un fallo). E quindi in effetti la tecnologia serve per dare una misurazione ed un riscontro oggettivo. Ma anche l’interpretazione che l’arbitro è chiamato a dare parte da elementi oggettivi: un tocco di mano, un colpo all’avversario. Ma siamo sicuri che dare la possibilità alle squadre di chiedere all’arbitro di riconsiderare la sua interpretazione non possa servire a rasserenare gli animi ed a convincere tutti della assenza di pregiudizi nella classe arbitrale.

Quello che Collina non dice

Ma quello che Collina non dice (perché non può o non vuole dire) è che sono i rapporti fra arbitro ed i suoi video assistenti a destare qualche perplessità negli addetti ai lavori. Non c’è infatti modo di capire, né durante né dopo la gara, in caso di episodio apparso dubbio agli spettatori ed ai commentatori (ed ai giocatori in campo, alle panchine ecc.), se l’arbitro non abbia fatto ricorso al VAR perché non richiamato o perché ha deciso di ignorarlo o perché lui o il VAR non abbiano ritenuto “chiaro ed evidente errore” quello commesso. E qui potremmo aprire una nuova discussione sul significato di questo requisito necessario per il ricorso alla VAR. Quando si tratta di un chiaro e evidente errore? Chi lo stabilisce?

Ed allora consentire un numero (limitato) di chiamate potrebbe contribuire ad eliminare il retropensiero che, agli arbitri, il VAR non piace, perché ne metterebbe in discussione l’autorità e l’autorevolezza.

Ultimo punto: tra le righe delle dichiarazioni di Collina emergerebbe che dare alle squadre la possibilità di chiamare la review consentirebbe perdite di tempo e strumentalizzazioni del mezzo al fine di interrompere il ritmo della partita. Possibile, ma non se il numero di chiamate sia limitato e se il tempo perso venga recuperato. Si potrebbe addirittura ipotizzare una ufficialità nel recupero. Interrompendo il cronometro durante la review e facendolo ripartire solo una volta ripreso il gioco. Ed eventualmente escludere la possibilità di chiamata negli ultimi minuti della gara o durante il recupero. Si potrebbero immaginare tante cose. Volendolo fare… 

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