Un passo avanti e uno indietro, il balletto della VAR

Un passo avanti e uno indietro, il balletto della VAR

Di Francesco Paolo Traisci. Un passo avanti ed uno indietro, questa la danza della nuova VAR. Alcune novità sono state annunciate nel nuovo protocollo per la stagione appena iniziata. Positive o negative?

di Francesco Paolo Traisci

Un passo avanti ed uno indietro, questa la danza della nuova VAR. Alcune novità sono state annunciate nel nuovo protocollo VAR per la stagione appena iniziata. In occasione della presentazione dei calendari della Serie A il designatore arbitrale Nicola Rizzoli ha espresso grande soddisfazione per come è andata la stagione del VAR e sicurezza che con la pratica e l’esperienza l’applicazione dello strumento tecnologico non potrà che migliorare. “Migliorare”, ha detto ai microfoni di Sky Sport, “è quello che ci aspettiamo tutti, abbiamo un’esperienza annuale alle spalle che ci ha insegnato molto e già durante la stagione passata abbiamo provato ad alzare l’asticella contribuendo anche alla riuscita del Mondiale. Puntiamo da subito a un livello alto, vogliamo portare il calcio a un livello di giustizia totale: non ci sarà mai, ma abituiamoci a correzioni evidenti”.

FUORIGIOCO 3D – Nel contempo ha annunciato le novità per il suo protocollo applicativo: un passo avanti ed uno indietro secondo gli addetti ai lavori.  Un sicuro passo avanti con l’uso di una migliore tecnologia e dell’occhio elettronico, di per sé infallibile, nella valutazione del fuorigioco. Gli arbitri VAR saranno infatti in grado di stabilire con la sicurezza dell’occhio elettronico se il giocatore è in fuorigioco o meno, facendo cessare le polemiche sulle parti del corpo del giocatore interessato. Basta dubbi sul fuorigioco grazie all’aiuto dei un software con la proiezione tridimensionale dall’alto verso il basso di qualsiasi parte del corpo non aderente al terreno di gioco. In sostanza, oltre alle consuete linee che siamo abituati a vedere nei replay per rilevare una posizione irregolare per un piede leggermente avanti, godremo della stessa certezza anche per tutte le parti del corpo con cui si può segnare e dunque inerenti all’off-side (testa, spalle, ginocchia, etc…). Un software tridimensionale per il fuorigioco, che crea le linee per giudicare proiettando a terra le parti del corpo con cui si può segnare Una sorta di goal line technology, un guardalinee elettronico ed oggettivamente infallibile. Basta dubbi sul fuorigioco. E non è poco…

CHIARO ED EVIDENTE ERRORE – Ma anche un passo indietro: l’errore dell’arbitro, affinché intervenga il VAR non deve essere più solamente “chiaro”, ma “chiaro ed evidente”. Agli uomini VAR ora spetta dunque la necessità di giudicare (senza indicazioni ben precise al riguardo) se l’errore dell’arbitro è così “evidente” da giustificare l’intervento del video, altrimenti vale la decisione arbitrale. Questa la traduzione dell’indicazione presente nel Protocollo VAR dell’IFAB “clear and obvious error”. Proprio l’IFAB nel suo protocollo individua la domanda di fondo che deve porsi il VAR al momento di comunicare con l’arbitro: non già è “la decisione dell’arbitro era giusta?” ma “era chiaramente e evidentemente sbagliata?”. Piccola ma sostanziale differenza… Infatti il VAR (inteso come assistente video) non può entrare in alcun modo nelle decisioni in cui la discrezionalità dell’arbitro è coinvolta. Ma non può nemmeno entrare nella decisione dell’arbitro quando l’errore non è chiaro ma neanche ovvio. Ma quando un errore non solo è chiaro ma è anche ovvio? Esiste l’errore chiaro ma non ovvio?

CANONE VINCOLANTE – Evidentemente il canone futuro è più stringente di quello precedente, ancor più vincolante, ancor più limitativo di quello precedente, ma soprattutto ancor più discrezionale. Sì perché chi decide se l’errore oltre che chiaro è anche evidente? Un errore è un errore, punto! E se si nota è chiaro ed evidente. Gli errori sono sempre errori. Definirne uno semplice, un altro chiaro ed un terzo oltre che chiaro anche evidente appare un compito difficile. Che differenza c’è fra chiaro ed evidente? Sono sinonimi? O il primo deve essere interpretato con un canone oggettivo (la chiarezza) ed il secondo, soggettivo, l’evidenza (per chi lo percepisce)? Peraltro ciò che può sembrare evidente allo spettatore o all’opinione comune può non sembrarlo all’arbitro alla VAR. Chi traccerà la linea di confine fra l’errore rilevante e quello accettabile e non passibile di sanzione? L’arbitro VAR stessa nella frazione di tempo utile per chiamare l’arbitro! Ma su che basi? Sulla sua sensibilità soggettiva? Ci saranno VAR più tolleranti per gli errori degli arbitri e VAR più intransigenti? 

DISCREZIONALITÁ – Ancora discrezionalità, ancora confusione, nessuna certezza, anzi… A chi chiedeva una regolamentazione più stringente e meno discrezionale è stato risposto con una applicazione ancor più discrezionale, con una discrezionalità che, oltre a coinvolgere l’arbitro, che, come è sempre stato ribadito, è l’unico che può scegliere se ascoltare o meno il richiamo del VAR, ora coinvolge anche il VAR stesso che deve decidere se intervenire, valutando se l’errore oltre che chiaro è anche evidente. Quindi prima discrezionalità del VAR se intervenire o meno quando ritiene che l’errore dell’arbitro è chiaro ed evidente; poi l’arbitro che può tornare sui suoi passi se ritiene che la sua decisione sia chiaramente sbagliata.

CASI GUIDA – Certo la discrezionalità del VAR sarà come d’abitudine guidata dalla casistica. Riusciranno i vertici arbitrali nel compito di stilare un elenco di casi guida per distinguere gli errori sui quali può intervenire il VAR da quelli in cui deve rimanere silente? A che altezza sarà posta l’asticella? Certo che qualora fosse posta troppo in alto, come l’aggiunta del termine ovvietà a quello di chiarezza farebbe pensare, escludendo chiarezza ed ovvietà a tutti gli errori si vanificherebbe l’effetto del VAR, tornandosi verso la centralità dell’arbitro di campo. Certo il compito che attende i vertici arbitrali di stabilire il confine fra rendendo oggettivi i casi di errori chiari ed ovvi non appare affatto semplice.

DECIDE DI NUOVO L’ARBITRO? – Altro che obbligo dell’arbitro di ascoltare il VAR o di rivedere l’azione a richiesta delle squadre (con chiamate limitate si intende), come chiesto da più parti! Nessuno può costringere l’arbitro ad ascoltare il VAR; anzi questo non può chiamarlo a meno che non sia sicuro che l’errore commesso dall’arbitro sia “chiaro e ovvio”! Per inciso un contentino è stato dato anche a coloro che chiedevano un obbligo di VAR a chiamata “di parte”, ossia di una delle due squadre: se prima il giocatore che chiedeva all’arbitro la revisione VAR avrebbe dovuto essere ammonito (sanzione comunque mai applicata ma presente), oggi il mutato protocollo prevede l’ammonizione solo per ripetute richieste, lasciando ancora una volta all’arbitro la decisione se ammonire o meno, anche se tutti si sentiranno legittimati a disegnare rettangoli in campo!

PER IL RESTO, TUTTO COME PRIMA – Per il resto nulla di invariato: i quattro canonici casi resteranno gli stessi: gol, rigore, espulsione diretta e scambio di persona. Sul doppio giallo, nonostante il tentativo di richiesta da parte di Collina e Rizzoli, non ci sarà nessuna modifica dunque non si potrà intervenire con la VAR. L’IFAB, in questo caso, motiva il rifiuto in maniera logica e condivisibile: se la tecnologia dovesse analizzare i secondi gialli, per poter decretare un’espulsione bisognerebbe recuperare anche tutte le prime ammonizioni causando inevitabili perdite di tempo. Anche sui falli di mano non vedremo cambiamenti con tutte le difficoltà e i limiti umani che già conosciamo: sono stati introdotti dei parametri per facilitare il compito degli arbitri, ma arrivare a un verdetto unanime non è possibile. Nessuna modifica in tal senso e questo può essere inteso tranquillamente come un passo indietro che ripristina la centralità del primo arbitro a scapito di una riduzione degli errori.

L’esperienza annuale nel nostro campionato ed in quello tedesco e quella dei mondiali avrebbero dovuto portare i cambiamenti suggeriti dall’applicazione. I questi cambiamenti sostanzialmente coincidono con una limitazione dell’applicazione dello strumento per riportare l’arbitro di campo e la sua discrezionalità al centro del processo decisionale. Siamo sicuri che sia un miglioramento?

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