Token e blockchain, altre novità nella rivoluzione del crowdfunding

Token e blockchain, altre novità nella rivoluzione del crowdfunding

Di Francesco Paolo Traisci. Come si può coinvolgere i tifosi nei progetti della squadra del cuore? Uno dei modi è attraverso il crowdfunding, ossia forme di finanziamento popolare, attraverso il quale i tifosi possono prestare alla propria squadra il denaro per acquistare o costruire determinate strutture, ottenendone in cambio, oltre ad un tasso di interesse prefissato, i benefici più disparati.

di Francesco Paolo Traisci

Che il calcio torni ai tifosi, quelli appassionati e non quelli violenti…  Con questo messaggio, il nostro Governo sta annunciando una serie di iniziative proprio volte a riavvicinare il calcio ai suoi appassionati, rendendolo più sostenibile economicamente. Ma come si può coinvolgere i tifosi nei progetti della squadra del cuore?

Il crowdfunding. Di che si tratta?

Uno dei modi è attraverso il crowdfunding, ossia forme di finanziamento popolare, attraverso il quale i tifosi possono prestare alla propria squadra del cuore il denaro per acquistare o costruire determinate strutture, ottenendone in cambio, oltre ad un tasso di interesse prefissato, i benefici più disparati.  Una forma moderna della vecchia colletta che tante squadre ha salvato in passato? Non scherziamo… Sicuramente la finalità di finanziamento popolare c’è sempre. Anche qui lo spirito caritatevole c’è, ma non è finalizzato a se stesso: si tratta di un vero e proprio prestito, sicuramente con un interesse inferiore rispetto agli interessi che la società sarebbe costretta a versare per un regolare mutuo, ma comunque interessante per i tifosi che investono (parte de) i propri risparmi.

Inoltre la gratitudine della squadra si manifesta con gli ulteriori benefits: posti riservati durante le partite, zone accoglienza destinate, possibilità di partecipare ad iniziative del club e via con la fantasia. Proprio quest’ultimo è il valore aggiunto dell’iniziativa: fare gruppo, aggregare i tifosi più fedeli… il tutto però con le dovute garanzie giuridiche. Si tratta infatti di regolari strumenti di investimento, raramente di azioni della società (chi li sottoscrive raramente diventa socio, solo in alcuni casi si tratta di azionariato popolare) quanto più spesso di obbligazioni che danno quindi ogni anno l’interesse pattuito (ossia previsto contrattualmente). Il tutto sotto la regia di appositi strumenti di raccolta fondi e sotto la vigilanza delle autorità preposte. In Italia come altrove, infatti, per raccogliere denaro attraverso strumenti finanziari è necessario avere tutte le necessarie autorizzazioni, autorizzazioni che vengono concesse solo se si rispettano determinati requisiti e si compiono determinati passaggi burocratici. Per questo i club che vogliono utilizzare questa forma di finanziamento si affidano ad un intermediario professionale, un fondo d’investimento, che raccoglie per loro il denaro. Di recente, ad esempio, il Frosinone calcio, per finanziare la realizzazione di alcune strutture intorno al nuovo stadio Benito Stirpe, si è affidato a Tifosy, una piattaforma (ed una società) nata da un’idea di Gianluca Vialli e di altri, specializzata in questo genere di iniziative.

E come il Frosinone in passato altre squadre ne hanno beneficiato: il Parma, che ha costruito il proprio museo, e diverse squadre inglesi, di varie categorie, dal Fulham al Crystal Palace, fino allo Stevenage FC che con esso ha finanziato la ristrutturazione del proprio stadio. Si tratta di campagne popolari tutte coronate da grande successo (ad esempio lo Stevenhage, che aveva bisogno di 500.000 sterline ne ha raccolte addirittura 600.000), che possono rappresentare uno degli scenari futuri del calcio, in un epoca in cui gli investimenti ed gli investitori sono sempre più scarsi. È vero che l’iniziativa del Frosinone non è finalizzata alla costruzione del nuovo stadio ma di alcune strutture destinate ai tifosi, ma nulla vieta che in futuro anche le squadre italiane facciano uso di queste forme di finanziamento per costruirsi il proprio stadio di proprietà, ovvero acquistarne uno da rimodernare.

Ci sono altri casi recenti in Italia?

Ancora più recenti sono poi due iniziative, rispettivamente, del Pordenone Calcio e del Pescara. La prima ha appena lanciato un progetto di equity crowdfunding. Stando a quanto riporta il “Messaggero Veneto”, l’idea è quella di realizzare, attraverso la piattaforma “The Best Equity”, una sorta di raccolta fondi per poter finanziare la promozione in serie B, con un progetto chiamato “Pordenone 2020”, proprio per ricordare il centenario della fondazione del club neroverde. In pratica, i promotori dell’operazione hanno fissato l’obiettivo da raggiungere, la promozione nella serie cadetta, ed un bugdet necessario a tal fine. Budget che dovrebbe, nel progetto, essere raggiunto attraverso la raccolta di fondi, invitando i potenziali investitori, con l’idea di poter condividere i successi della squadra e magari anche ottenere dei premi per i risultati raggiunti. Almeno due degli investitori devono essere istituzionali. Il tutto in maniera completamente legale, dato che tale strumento è concesso dalla legge a tutte le piccole e medie imprese dal 2017. Nel caso del Pordenone, gli investitori formeranno un club nel club, al quale andrà una parte del capitale sociale, così come previsto dalla perizia sul valore attuale della società che la dirigenza farà effettuare, come prima tappa del progetto. Sarà però necessario raggiungere una soglia minima, per garantire il diritto di voto e la partecipazione alla gestione del club. Se il target non verrà raggiunto le somme investite saranno restituite. In questo modo il progetto di crowdfunding del Pordenone coincide con il lancio di una forma di azionariato popolare, dando una quota della società ai tifosi.

Un caso differente è invece quello del Pescara, che qualche mese fa ha lanciato una raccolta fondi attraverso la emissione e la vendita di Pescara Bond, con l’obiettivo di ottenere i capitali necessari per rinnovare ed ammodernare le strutture del proprio centro sportivo, dagli spogliatoi alle palestre, passando per la realizzazione di una piscina, ed in seguito per la creazione del “Pescara Lab”, cioè un centro medico che sarà aperto anche al pubblico per esami di diagnostica, due nuovi campi da calcio, una foresteria e un nuovo campus destinato al settore giovanile che sarà costruito a Città Sant’Angelo. A tal fine, l’obiettivo quinquennale è quello di raccogliere da un minimo di 2 a un massimo di 6 milioni di euro. In questo caso non si tratta però di azionariato popolare ma di obbligazioni, ossia di un prestito fatto alla società: chi deciderà di investire, riceverà interessi su base annua dell’8% (5% contanti, 3% in credito spendibile per l’acquisto di materiale del club); ed è stato previsto anche un bonus in caso di promozione in serie A. In più vedrà il suo nome comparire sul “Wall of Fame” del centro sportivo e avrà diritto a trasferte all inclusive con la squadra. Anche il Pescara per la sua operazione si è affidata alla piattaforma “Tifosy”, cioè la piattaforma di investimento specializzata nello sport, la stessa del Frosinone.

E se funzionasse attraverso token e blockchain?

Quelli appena visti sono due dei molti modi differenti di applicare la tecnica del crowdfunding.  Qualcuno ne ha ipotizzato uno ulteriore: quello rivolto a reperire i fondi per la costruzione o l’ammodernamento di un nuovo stadio. Ma, e qui starebbe la differenza rispetto alle due ipotesi viste sopra, stadio che diventerebbe di proprietà dei tifosi che poi lo metterebbero a disposizione della squadre. Quindi attraverso la raccolta di danaro la società costituita dai tifosi costruisce o ammoderna uno stadio che diventa di sua proprietà.   E qualcuno ha addirittura ipotizzato che questo scopo potrebbe addirittura essere raggiunto con l’utilizzo della tecnologia blockchain. In tal senso, è stato dedicato un approfondimento su Fintastico dove, rilanciando un precedente spunto pubblicato sul portale spagnolo Inmocrowd, è stato sviluppato il concetto di “tokenizzazione” applicato al mercato immobiliare.

Detto in parole semplici, la tokenizzazione è metodo per convertire il diritto di proprietà su di un bene in un gruppo di gettoni digitali (i token, appunto) che vanno a formare una catena di blocchi o blockchain. In questo senso, tokenizzare una proprietà è fondamentale per generare un token e collegarlo mediante un apposito programma informatico ad un contratto intelligente (il cd. smart contract) che permetta a questo token di avere una relazione intrinseca con un bene reale. Facendo un esempio, se per costruire un nuovo stadio servissero 2 miliardi di euro, mediante una app potrebbero essere creati 2 miliardi di token del valore di un euro che sarebbero venduti ad investitori privati. Ed in linea teorica, ai possessori dei token sarebbero assegnati i diritti specificati nello smart contract sottoscritto al momento del loro acquisto. Normalmente, dovrebbero essere quote di proprietà dell’oggetto sociale, ossia dello stadio. Sennonché in Italia la normativa vigente non consente di trasferire la proprietà immobiliare se non nei modi previsti dal codice civile, modi fra i quali non sono previsti gli smart contract ed i blockchain. Ed allora il token potrebbe dare solamente diritto ad una partecipazione economica ai proventi generati dallo stadio o dalle strutture di contorno, ma in nessun caso alla proprietà vera e propria di una quota dello stadio. 

Ed infatti, le nuove piattaforme di crowdfunding immobiliare che utilizzano la tecnologia blockchain, in realtà si limitano ad acquistare la proprietà degli immobili con un normale contrato di acquisto e successivamente generare e negoziare i token. Ed in questo caso ad essere titolare del diritto di proprietà sul bene non è il possessore del token ma l’intermediario, ovvero la piattaforma. Ma c’è chi ipotizza che, in futuro, qualcuna di queste piattaforme che utilizzano la tecnologia blockchain possa trovare soluzioni tecnologiche più sofisticate e garantiste, che inducano il legislatore ad ammettere fra i modi di acquisto della proprietà immobiliare anche gli smart contracts ed i token, quando rilasciati da chi ha ottenuto una qualche forma di riconoscimento statale. E questo potrebbe essere un modo più moderno di negoziare i beni immobiliari applicabile anche agli stadi di calcio. Fantascienza, probabilmente…. Ma neanche tanto.

Un metodo ingegnoso e molto interessante. Al di là delle difficoltà pratiche però si scontrerebbe con un ostacolo che mi sembra insormontabile: la volontà dei presidenti di essere gestire in proprio la costruzione degli stadi ed averne in seguito la proprietà (per il club o addirittura per società terze a loro riconducibili) perché purtroppo nella costruzione degli stadi è stato visto un vero e proprio business. 

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