Tesseramento giovani calciatori, che caos!

Tesseramento giovani calciatori, che caos!

Di Francesco Paolo Traisci. Con 5 domande e 5 risposte vi spieghiamo storie di ordinaria e “straordinaria” amministrazione.

di Francesco Paolo Traisci

Tema sempre caldo quello del tesseramento giovanile. Tema dibattuto e non ben padroneggiato salvo poi comprendere che, in virtù dell’esistenza del vincolo, il tesseramento spesso diventa una “prigione” per le aspirazioni ed i desideri di giovani che si trovano legati ad una società della quale non vogliono più indossare i colori. Quanti padri mi scrivono che il loro figlio vorrebbe andare a giocare per una determinata società e la squadra ma non può farlo perché è vincolato ad una squadra che non vuole lasciarlo andare! E mi chiedono come fare per “liberarlo”. Ed allora cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su di una questione che in realtà non appartiene esclusivamente al mondo del calcio, ma a tutto lo sport: quello del vincolo sportivo.

1) Che cos’è il vincolo?

Il vincolo è l’obbligo di svolgere l’attività sportiva agonistica in “esclusiva” per la società per la quale si è tesserati ossia per il club con il quale si è stipulato un accordo di tesseramento sottoscrivendo l’apposito modulo. Se fino al 1996 esisteva per tutti, in seguito alla nota sentenza Bosman, è stato abolito per i professionisti che hanno quest’obbligo di fedeltà solamente in virtù del contratto di lavoro sportivo stipulato con il club al momento del tesseramento e quindi fino alla scadenza dello stesso. Sempre in seguito a quella sentenza (ed agli adeguamenti normativi che le varie Federazioni nazionali hanno dovuto prendere), per i non professionisti il vincolo è stato limitato in ragione dell’età. Nel calcio arriva fino alla fine della stagione nella quale si è compiuto il 25 anno di età e, più o meno allo stesso modo, è limitato negli altri sport. Non c’è per i professionisti, quindi per i giovani delle società professionistiche, chiamati Giovani di serie, cessa con la cessazione di questo tipo di qualifica, ossia con il termine della stagione in cui il ragazzo ha compiuto il 19 anni, sempre che nel frattempo non sia diventato professionista: stipulando un apposito contratto, cosa che si può fare a partire dal 16 anno (come ha fatto ad esempio Gigio Donnarumma) ma che si deve fare se sono disputate un certo numero di gare in prima squadra. La sottoscrizione di un contratto professionistico e quindi l’acquisto dello status di professionista scioglie il vincolo.

2) Ma come nasce il vincolo?

Il vincolo nasce attraverso la sottoscrizione del modulo di tesseramento in un settore giovanile, a partire dai 14 anni. Uno dei problemi più attuali, anche in seguito ad alcuni recenti fatti di cronaca giudiziaria, riguarda i requisiti per il sorgere del vincolo, ossia per la regolarità del tesseramento, con riferimento agli atleti minorenni.  La questione è divenuta rilevante per gli ormai numerosi casi in cui i genitori del minore (o il minore stesso), scontenti del trattamento della società detentrice del cartellino, avrebbero tentato di far tesserare il figlio presso altri club, scontrandosi con il rifiuto da parte della vecchia società di “liberarlo”, ma anche nei casi di giovani promesse che i genitori ritengono sottovalutati o mal valutati dai club di appartenenza. E peraltro, anche quando il ragazzo viene trasferito, il vincolo subentra con la nuova società, sino al termine dello stesso. Ciò a meno che il giovane venga volontariamente inserito dalla società nella lista di svincolo, prevista due volte l’anno. Se viene svincolato il giovane può essere tesserato liberamente (con una particolare procedura) anche per un solo anno, al termine del quale è libero di andarsene, purché lo specifichi nel tipo di tesseramento che sottoscrive. È fondamentale che al momento della firma del modulo di tesseramento si considerino bene le esigenze e le aspirazioni del minore.

3) Ed allora chi deve sottoscrivere il modulo di tesseramento affinché sia valido?

Storicamente era previsto che fosse colui che esercita “la patria potestà”. Ed ora che la riforma del diritto di famiglia degli anni Settanta l’ha abolita? Solo alcune Federazioni si sono adeguate prevedendo norme specifiche all’interno dei propri Regolamenti, mentre altre fanno ancora un anacronistico riferimento alla patria potestà, ignorando che essa è stata sostituita con la “potestà genitoriale”. La differenza è sostanziale: affinché sia valido il tesseramento può sottoscrivere il cartellino il solo padre (o uno dei genitori) o debbono firmarlo entrambi i genitori, eventualmente insieme anche al minore stesso? E come è logico, il dibattito si è acceso nei settori in cui purtroppo gli interessi economici prevalgono ormai su quelli educativi dello sport e, quindi, in particolare nel mondo del calcio. La FIGC, dopo un lungo iter giudiziario, è arrivata a così richiedere. art. 39 delle NOIF il consenso “dell’esercente la potestà genitoriale”, anche se poi, atteso che gli esercenti la potestà genitoriale sono entrambi i genitori senza alcuna distinzione di ruolo, in virtù di una pronuncia interpretativa della Corte Federale della FIGC, per un periodo veniva richiesto quello di entrambi. Cosicché se mancava una delle due firme o se questa fosse apocrifa, perché, come ogni tanto succede, quando uno dei genitori sottoscrive (spesso in buona fede) per entrambi, l’atto di tesseramento era stato ritenuto nullo ed il presidente e la società tesserante venivano spesso stati condannati per omesso controllo della regolarità delle firme.

Questo cambio di direzione era stato originato da una sentenza della Corte Federale FIGC che aveva ritenuto applicabile l’art. art. 320, 3 comma del codice civile, qualificando il tesseramento come un atto di straordinaria amministrazione, perché avrebbe una, seppur minima, rilevanza sul patrimonio del minore. Ma, scegliendo questa impostazione, la Corte aveva dimenticato un piccolo particolare: l’art. 320, 3 prevede che per essere valido (e non nullo), l’atto deve ottenere l’autorizzazione da parte del giudice tutelare. Questo ragionamento consente di spiegare il perché delle recenti pronunce di giudici che, per non saper né leggere né scrivere, hanno dichiarato nullo il tesseramento di un minore per una società calcistica proprio in quanto mancante dell’autorizzazione di quel giudice! Simili pronunce hanno quindi dato il via a pericolosissime ripercussioni. Pensate se per iscrivere vostro figlio in una scuola calcio tutti gli anni doveste presentare un’istanza al giudice tutelare per ottenerne l’approvazione!!! Avremmo avuto una completa paralisi del sistema giudiziario, già congestionato di suo! In realtà l’errore pare a monte, nella stessa pronuncia della Corte Federale.

4) Serve davvero il giudice tutelare per la regolarità del tesseramento?

La sentenza della Corte di Giustizia Federale si è rivelata un vero e proprio autogol, tanto che non sono mancati i casi in cui genitori scontenti si sono rivolti ai Tribunali civili per ottenere l’annullamento dell’accordo di tesseramento del proprio figlio minore. E l’hanno ottenuto!

In realtà, ragionando in punto di diritto si può sostenere che l’’art. 320, terzo comma non sembra essere la giusta norma da applicare, perché il tesseramento di un minore non può considerarsi sempre atto di straordinaria amministrazione: si tratta invece, nella maggior parte dei casi, di un atto che può essere definito “neutro” dal punto di vista patrimoniale. Il vero atto patrimoniale, e quindi di straordinaria amministrazione, è solo l’eventuale contratto che, affiancando il tesseramento, attribuisce al minore un compenso economico per lo svolgimento della propria attività sportiva. Ma quanti sono i casi in cui il minore riceve un regolare stipendio dalla propria società di appartenenza? Sicuramente un numero limitato rispetto alla gran massa dei giovani calciatori! Dell’autogol si è resa conto, seppur tardivamente, anche la stessa Corte Federale FIGC, tanto che in una sentenza del 2009 è tornata sui suoi passi, stabilendo (correttamente questa volta) che il tesseramento minorile deve essere considerato attività ordinaria amministrazione.

5) Ma se è un atto di ordinaria amministrazione, servono davvero le due firme?

Ma, se è un atto di ordinaria amministrazione, a norma del codice civile, potrebbe bastare anche la firma di un unico genitore. E così dopo alcune pronunce che avevano comunque preteso la firma di entrambi i genitori sul modulo federale di tesseramento, la giurisprudenza sportiva ha ripreso la tesi della necessità della sottoscrizione di un unico genitore, atteso che essendo atto di ordinaria amministrazione “avrebbe una rilevanza economica tale da cagionare un limitato rischio per la consistenza del minore”.

E, per fugare ogni residuo equivoco, la stessa FIGC ha di recente precisato quando il tesseramento può considerarsi atto di ordinaria amministrazione e quando no. Nella riforma dell’art. 39 NOIF, entrata in vigore nel 2017, il tesseramento è così un atto di ordinaria amministrazione e può essere sottoscritto da un solo genitore quando è annuale, mentre non lo è e richiede la firma di entrambi gli esercenti la potestà genitoriale quando è pluriennale. Tutto chiaro? Si fino alla prossima presa di posizione; della giustizia sportiva o di quella ordinaria!

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