Seconde squadre e Serie B: regole da definire per la…convivenza

Seconde squadre e Serie B: regole da definire per la…convivenza

Di Francesco Paolo Traisci. L’inserimento delle squadre B in Serie C, con la conseguente possibilità di promozione, lascia perplessa la Lega di B. Ecco i punti del contendere.

di Francesco Paolo Traisci

Polverone sul provvedimento adottato dal Commissario Straordinario FIGC per l’introduzione nel campionato di LegaPro delle Seconde squadre di club di Serie A. Facendo seguito ad uno specifico progetto elaborato dalla stessa LegaPro, il Commissario Straordinario ha comunicato che le mancate iscrizioni al campionato di Serie C del prossimo anno saranno colmate, prima che con i ripescaggi tradizionali di squadre retrocesse e di quelle che hanno perduto i play off per salire di categoria, con le seconde squadre di Serie A che ne facciano richiesta entro il 27 luglio, che abbiano i requisiti tecnici e strutturali (impianto sportivo omologato per la categoria, ad esempio) previsti nel comunicato e che abbiano versato la quota di iscrizione prevista.

COMPOSIZIONE– Ma come sarebbero composte queste seconde squadre? Non ci sarebbe una netta distinzione fra la prima e la seconda squadra, ma solo l’individuazione, gara per gara, dei 23 giocatori da inserire nel referto arbitrale, che non potrà contenere giocatori extracomunitari, (quindi solo italiani e comunitari), ma che dovrà avere almeno 19 giocatori nati dopo il 1 gennaio 1996 mentre gli altri 4 (fra i quali un portiere), senza limiti di età, non devono però aver disputato più di 50 gare con la prima squadra. Se però durante la stagione il giocatore eleggibile per la seconda squadra avrà disputato almeno 5 gare con la prima squadra non potrà più scendere in campo con la squadra B.

PROMOZIONI – Al di là di queste scelte, il problema tuttavia è l’inquadramento di queste squadre nella gerarchia dei campionati federali. Infatti, come spiega il comunicato, “La Seconda squadra potrà al termine del Campionato di Serie C essere promossa al Campionato di Serie B, ma non potrà mai partecipare al medesimo Campionato della prima squadra, né ad un Campionato superiore. Qualora al termine del Campionato di competenza, si verifichi un’ipotesi di compresenza della prima e della seconda squadra nella medesima categoria, la Seconda squadra dovrà partecipare al campionato professionistico della categoria inferiore. In caso di retrocessione della Seconda squadra al Campionato di Serie D, la società di riferimento non potrà iscriversi al Campionato dilettantistico e potrà accedere con la Seconda squadra al Campionato di Serie C successivo, soltanto se residui ancora disponibilità dopo che siano state soddisfatte le richieste delle nuove Seconde squadre”.

PROBLEMA SERIE B – Il rischio è dunque che le migliori seconde squadre, vincendo il campionato di Serie C, si trovino man mano in serie B, rimanendovi (a meno di retrocessione) bloccate e togliendo spazio alle società che in B hanno la propria dimensione. Spazio sia nella competizione stessa, sia nel ruolo che molte squadre di B hanno in relazione a quelle maggiori: di valorizzarne i giovani. E questo non ha certo fatto contenta la Lega Serie B, che in un comunicato ha esplicitamente affermato che “così si danneggia la Serie B”. Nello stesso comunicato, poi, il presidente Mauro Balata parlando in prima persona “contesta con forza il contenuto ed il percorso seguito dalla Federazione ‘caratterizzato da una totale assenza di confronto e condivisione, oltre che dannoso per la natura e la specificità della Serie B di valorizzazione dei giovani, territorialità dei club e competitività e regolarità del torneo. Con gravissimi danni economici per i club e di interesse per i tifosi’. Pertanto d’accordo con le società si è deciso di convocare al più presto un’Assemblea straordinaria al fine di adottare iniziative finalizzate a richiedere la revoca e/o modifica del provvedimento. Gli organi della Lega B sono in ogni caso mobilitati in sede permanente per adottare ogni iniziativa ritenuta utile per contrastare tale provvedimento anche relativamente ai playoff ed ai playout della corrente stagione sportiva e al blocco del campionato della prossima stagione”.

PREOCCUPAZIONE – Da questo comunicato emerge proprio quello che abbiamo appena sostenuto: una serie B preoccupata di perdere il ruolo di campionato in cui i giovani (quelli di proprietà delle squadre di B, ma anche di quelle di A dati in prestito) italiani (e comunitari non potendosi impedire il loro tesseramento nelle squadre professionistiche) possono essere valorizzati giocando, oltre che di campionato ben radicato sul territorio perché composto da squadre delle grandi e medie città capoluogo di provincia o di regioni meno popolose. E la B non vuole saperne di diventare “colonia” delle grandi squadre. Inevitabilmente, a lungo andare la Serie B si popolerebbe di seconde squadre, che non potendo essere promosse ulteriormente stazionerebbero in serie cadetta e che dovrebbero invece essere retrocesse a tavolino, non per demeriti sul campo, semplicemente perché non possono trovarsi nel medesimo campionato con la prima squadra che fosse retrocessa dalla serie A. Promozioni e retrocessioni non sul campo ma per meccanismi regolamentari alla definizione dei quali la Lega B non ha partecipato. Per questo insorge e minaccia battaglia. Inviando un proprio rappresentante all’assemblea (parziale in assenza dei delegati di A, ancora senza governance ordinaria) in cui ha ribadito la propria contrarietà al progetto e convocando un’assemblea propria per discutere della questione e, minacciando il blocco dell’attuale campionato (nella fase dei playoff) e del prossimo.

CRITERI – Certo i criteri di selezione dei giocatori per le squadre B sono molto restrittivi e in alcuni casi controproducenti. Restrittivi perché trovare 19 under 21 ogni settimana da mandare in campo significa far quasi esclusivamente ricorso alla primavera (con evidenti sovrapposizioni con quel campionato), ma soprattutto impedire che un giovane che abbia disputato 5 gare in stagione con la squadra maggiore possa scendere in campo con la squadra B, oltre che restringere ulteriormente man mano l’’elenco dei convocabili potrebbe disincentivare le presenze nella squadra maggiore di quelli che possono essere considerati i pilastri della squadra B. È vero anche però che la squadra B non avrebbe nessun vantaggio economico, premio o quant’altro: solo il prestigio delle vittorie e di un buon piazzamento e la possibilità di far giocare dei giovani che non trovano spazio in prima squadra, il che potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso un impiego dei più meritevoli in prima squadra. Pensiamo anche al fatto che nella squadra B non possono essere inseriti giocatori extracomunitari: gli esuberi extracomunitari in serie A non possono essere mandati a giocare con la seconda squadra: dovranno comunque trovare posto nella lista della prima squadra, oppure essere ceduti a squadre amiche. E quindi chi gli farà spazio? Un giovane mandato a giocare nella seconda squadra! Ma sembrano tutto sommato ragionevoli.

Al di là però di queste perplessità sulle quali riflettere, il progetto delle seconde squadre sembra ottimo per consentire ai giovani usciti dalla Primavera di assaggiare la competizione vera e di scendere in campo con i grandi, Un progetto sicuramente meritevole di essere portato avanti; certo con l’accordo di tutte le parti interessate, e quindi anche della Lega Serie B, ma anche di quella A che deve fornire il materiale umano per comporle.

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