Sarri, prigioniero di un contratto

Sarri, prigioniero di un contratto

Di Francesco Paolo Traisci. Maurizio Sarri è prigioniero di un contratto. Quello che lo lega al Napoli fino al 2020 .Una vicenda che permette di fare chiarezza sui rapporti contrattuali tra club e allenatori e sulle clausole rescissorie.

di Francesco Paolo Traisci
Sarri

Maurizio Sarri è prigioniero di un contratto. Quello che lo lega al Napoli fino al 2020. In realtà nulla di nuovo, nulla di rivoluzionario, solo molta confusione intorno alla famosa clausola di recesso unilaterale inserita a suo tempo nel contratto stesso. Una clausola che gli avrebbe consentito di liberarsi dal residuo del contratto versando una somma compresa fra i 7.5 e gli 8 milioni di euro entro il 31 maggio. Una cifra comunque spropositata, che nessuna squadra si è sentita di pagare per fare suo il tecnico toscano. La speranza era quella di liberarsi comunque dal contratto visto che, come sanno tutti ormai, l’allenatore del Napoli del prossimo campionato sarà Carletto Ancelotti, in uscita dal Bayern, club con il quale, pur essendo stato sostituito in panchina da Jupp Heynckes nel corso della stagione, il tecnico di Reggiolo è ancora legato contrattualmente fino al 31 giugno. Ma non è stato (ancora) così.

SI POSSONO AVERE DUE ALLENATORI – La vicenda ci permette di fare chiarezza sul punto. Il punto è che, regolamenti alla mano, una squadra può avere più tecnici fra i suoi tesserati. Certo, ogni società che partecipa ad un campionato calcistico all’interno delle varie Federazioni nazionali deve affidare la prima squadra ad un tecnico abilitato per la competizione in cui la squadra è iscritta. Per fare ciò la squadra deve sottoscrivere un regolare contratto di tesseramento con un allenatore, contratto che avrà la durata per periodo fissato nel contratto, ovvero fino al consensuale scioglimento dello stesso. Salvo particolari inadempimenti o sanzioni, entrambe le parti sono obbligate alle rispettive prestazioni previste per tutta la durata del contratto: il tecnico a allenare la squadra per la quale è contrattualizzato e solo quella, non potendo svolgere alcuna attività a nessun titolo, per altre società, né rifiutarsi di svolgere quelle per le quali è contrattualizzato all’interno della società; il club, dal canto suo, a corrispondere l’emolumento pattuito al tecnico.

ESONERO – La sola cosa che la dirigenza può fare quando il rapporto di fiducia con l’allenatore si è deteriorato è di esonerarlo dalla guida della squadra e sostituirlo con altro tecnico nel frattempo tesserato. Senza però (a meno di un accordo con lo stesso tecnico) licenziarlo, ossia interrompere il rapporto di dipendenza che sussiste fra le due parti. Rimanendo il tecnico un dipendente della società (a prescindere quindi dalla conduzione tecnica della squadra), questa è obbligata a versargli regolarmente lo stipendio previsto nel contratto per tutta la durata dello stesso, potendo però richiamarlo e riaffidargli la direzione della prima squadra, senza alcun cambiamento nel rapporto di lavoro. Ma, in mancanza di un accordo fra società e tecnico per lo scioglimento consensuale del contratto (come previsto dall’art. 1372 del nostro codice civile) così come la società non può cessare di versare lo stipendio al tecnico, quest’ultimo non può farsi tesserare e quindi allenare un altro club, dovendo anzi rimanere a disposizione perché la società potrà riaffidargli in ogni momento la guida tecnica della squadra. Per questo molte volte assistiamo al richiamo a stagione inoltrata di tecnici precedentemente esonerati: perché sono rimasti tesserati per la società. Recenti sono i casi di Maran, che sciolto il contratto con il Chievo, si è accasato a Cagliari e di De Zerbi che, in uscita da Benevento, allenerà il Sassuolo.

CLAUSOLA – Il tutto a meno che, come peraltro prevede il nostro codice civile per ogni tipo di contratto (all’art. 1373), le parti abbiano attribuito, nel contratto, ad una di esse un diritto di recesso unilaterale: la famosa clausola di recesso. Ora simili clausole sino ad oggi erano utilizzate prevalentemente nei contratti con i calciatori, perché il valore del cartellino dei calciatori, o meglio il valore del periodo di contratto rimasto, è comunque alto. Ma quanto vale un anno di contratto di un allenatore? Sino ad oggi poco tanto che, spesso a fine anno, lo si lasciava andare ad allenare altrove. Deterioratosi il rapporto, ognuno libero di andare per la sua strada …

STIPENDI – Questo perché dopo l’esonero e l’ingaggio di un nuovo allenatore con il suo relativo stipendio, lo stipendio del primo è considerato solo un peso che si somma a quello del nuovo allenatore; quindi ben venga chi è disposto a farsene carico. Evidentemente nel contratto di Sarri a suo tempo fu inserita una clausola ad un prezzo chiaramente fuori mercato, al fine di mostrare la volontà delle parti di andare fino in fondo al contratto. E, d’altra parte, la pretesa del Presidente di ottenere l’intera somma pattuita per liberare il tecnico toscano, mostra che i due non si sono lasciati d’amore e d’accordo. Sembra quasi una vendetta del Presidente per qualche torto che ritiene di aver subito.

E ORA? – Ora che il termine per esercitare il diritto di recesso unilaterale per il tecnico è passato, si tornerà ad un rapporto normale. E, pertanto, se l’allenatore toscano vorrà liberarsi dal contratto dovrà ottenere l’accordo del club, come ha messo in evidenza il legale del Napoli, l’avv. Mattia Grassani. Per ora è quindi burrasca. Tornerà il sereno? Altrimenti l’allenatore toscano si godrà i due residui anni di stipendio del club napoletano, senza la responsabilità tecnica di alcuna squadra, potendo quindi rimanere in vacanza o viaggiare nel mondo per studiare ed aggiornarsi professionalmente. A spese del Napoli…che dovrà pagare due allenatori. Può permetterselo, certo, come ha detto sempre l’avv. Grassani. Ma vorrà farlo per questi due ulteriori anni (parliamo comunque di 5 milioni lordi, oltre ai costi degli eventuali collaboratori che potrebbero seguire il tecnico toscano se Carletto Ancelotti dovesse portarsi dietro il proprio staff di fiducia)? Alla fine, passata la burrasca e la questione di principio, la sensazione è che le parti torneranno a parlarsi e troveranno un accordo.   

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