Rigore, espulsione e squalifica: esiste ancora la triplice sanzione?

Rigore, espulsione e squalifica: esiste ancora la triplice sanzione?

Di Francesco Paolo Traisci. I casi di Koulibaly e Juan Jesus riaprono un dibattito. Quando un fallo in area di rigore costa anche il cartellino rosso e quando invece solo un giallo?

di Francesco Paolo Traisci

La triplice sanzione: rigore, espulsione e conseguente squalifica. Di che si tratta? Un po’ dì confusione intorno sull’evoluzione della disciplina dei casi in cui all’interno dell’area di rigore viene commesso un fallo. In passato, da quando è stata introdotta quella conosciuta come espulsione per fallo da ultimo uomo o da chiara occasione da gol, si è spesso assistito all’applicazione di quella che in molti casi è apparsa come una punizione eccessiva nei casi in cui il fallo avveniva all’interno dell’area di rigore.

CASISTICHE – Oggi ci dicono che non è più così; ma non è del tutto vero, perché casi di rigore e contemporanea espulsione del difensore ancora accadono. E lo abbiamo visto di recente nella partita Roma-Chievo, con l’espulsione di Juan Jesus a seguito del rigore causato (e poi fallito dal Chievo). Anche il recente caso di Koulibaly, prima ammonito con l’assegnazione del rigore alla Fiorentina, poi espulso in seguito alla valutazione del VAR che ha mostrato inequivocabilmente che il fallo del giocatore del Napoli era iniziato all’esterno dell’area di rigore e quindi meritava la punizione dal limite, può servire ad illustrare un regolamento che sul punto sembra in costante evoluzione. Veniamo al dunque. Perché se il fallo fosse avvenuto in area di rigore il senegalese del Napoli sarebbe rimasto in campo subendo solo l’ammonizione mentre invece è stato espulso, con un semplice calcio di punizione perché il fallo è avvenuto fuori area. E perché invece il difensore della Roma è stato espulso ed il rigore concesso?

REGOLE – Come d’abitudine prendiamo in mano il regolamento. Le Regole del Gioco, nella versione aggiornata al 30 giugno 2017 approvato dall’IFAB e dalla FIGC, corredato con le decisioni ufficiali della FIGC e la Guida Pratica dell’Aia: il vademecum ufficiale degli arbitri. La regola 12 disciplina i falli e le scorrettezze: il n. 1 prevede i casi di calcio di punizione diretto (e di rigore, in conseguenza di quanto affermato dalla regola 14, per la quale “un calcio di rigore viene assegnato se un calciatore commette una delle infrazioni punibili con un calcio di punizione diretto, all’interno della propria area di rigore”), quando “un calciatore commette una delle seguenti infrazioni contro un avversario in modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata”.

INFRAZIONI – Fra questi possiamo ricordare testualmente (e scusate l’italiano un po’ zoppicante, perché frutto della traduzione ufficiale dall’inglese): “caricare; saltare addosso; dare o tentare di dare un calcio; spingere; colpire o tentare di colpire; effettuare un tackle o un contrasto; sgambettare o tentare di sgambettare”.  Allo stesso modo deve essere sanzionato con la punizione diretta (o con il rigore se in area) chi: “tocca il pallone con le mani” (a meno che non sia il portiere); “trattiene un avversario”; “ostacola un avversario venendo a contatto con lui”; “sputa contro un avversario o qualsiasi altra persona”.

ROSSO DIRETTO – La stessa regola 12 poi passa ad individuare i casi di infrazioni passibili di ammonizione e poi quelle passibili di espulsione. Vediamo quelli da rosso diretto. “Merita il rosso diretto il calciatore che:

  • “nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete, toccando il pallone con le mani”;
  • “nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete ad un avversario il cui movimento complessivo è verso la porta di chi commette l’infrazione”
  • “è colpevole di un grave fallo di gioco”;
  • “sputa contro un avversario o qualsiasi altra persona”;
  • “è colpevole di condotta violenta”;
  • “usa un linguaggio o fa dei gesti offensivi, ingiuriosi o minacciosi”;
  • “riceve una seconda ammonizione nella medesima gara”.

Ora, escludiamo quest’ultimo caso e tutti i falli passibili di ammonizione: l’espulsione per doppia ammonizione in questi casi non ci interessa. 

OCCASIONE DA RETE – Ma perché le attuali distinzioni fra i casi di Juan Jesus ed altri che sono stati espulsi ed altri semplicemente ammoniti? E perché accertato che il fallo fosse fuori area, Koulibaly è stato espulso, mentre in caso di fallo in area di rigore sarebbe stato espulso? Perché è stata introdotta un’appendice alla Regola 12: il titolo è emblematico: “Negare la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete”. Che dice così: “se un calciatore nega alla squadra avversaria la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete con un fallo di mano, il calciatore dovrà essere espulso, a prescindere dal punto in cui avviene l’infrazione”. E quindi, evidente che il fallo di mano in area merita oltre al rigore anche l’espulsione del reo se ha impedito una la rete o una chiara opportunità di segnare.

GIOCARE IL PALLONE – Il secondo capoverso invece afferma “se un calciatore, all’interno della propria area di rigore, commette infrazione contro un avversario, al quale si nega un’evidente opportunità di segnare una rete e l’arbitro assegna un calcio di rigore, il calciatore dovrà essere ammonito se l’infrazione deriva da un tentativo di giocare il pallone; in tutte le altre circostanze (ad esempio, trattenere, spingere, tirare, mancanza di possibilità di giocare il pallone, eccetera), il calciatore colpevole dovrà essere espulso”. Ecco il punto: nell’area di rigore il tentativo di giocare il pallone trasforma il rosso in giallo anche quando viene negata una chiara occasione da rete, mentre ogni altro fallo da espulsione rimane tale!

Ma quando c’è questo tentativo e quando invece no? Questo lo decide l’arbitro con il suo insindacabile giudizio! La regola gli dice solo che deve valutare lui la “probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone” da parte del giocatore che commette il fallo. Tutto chiaro. O no?

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