Perchè De Laurentiis non è stato deferito alla Procura Federale?

Perchè De Laurentiis non è stato deferito alla Procura Federale?

Di Francesco Paolo Traisci. Le dichiarazioni del presidente del Napoli sul VAR e sugli arbitri hanno messo in dubbio la regolarità del campionato? E se sì, perchè la Procura Federale non ha preso provvedimenti nei suoi confronti?

di Francesco Paolo Traisci

Le parole a ruota libera di Aurelio De Laurentis sono come macigni in uno stagno! A campionato praticamente finito, le polemiche infuriano. Di fronte ad una selva di microfoni riuniti per la conferenza stampa le affermazioni del n.1 napoletano non hanno dato spazio ad equivoci: “Se manteniamo la distanza di sei punti dalla Juventus e ci sono stati rubati otto punti io dichiaro che lo scudetto è del Napoli. Qualcuno ci ha tolto lo scudetto a quel punto. Il mancato utilizzo della VAR, il comportamento discutibile della classe arbitrale. Oppure vogliamo sempre dire le cose come non stanno, per paura? “. In breve tempo è arrivata la risposta del numero uno dell’AIA: “Da parte mia affermazioni del genere non sono meritevoli di nessun commento. C’è la Procura Federale che se vuole valuterà le affermazioni del presidente del Napoli”.  Diretto il Presidente, altrettanto diretto il capo degli arbitri che si sono sentiti chiamati in causa nel presunto furto dei punti mancanti ai partenopei per poter festeggiare la conquista dello scudetto! Ma si può essere così diretti? Perché il rappresentante della classe arbitrale ha evocato l’intervento della procura federale?

GIUDIZI LESIVI – Perché quest’ultima può essere chiamata a valutare le presunte violazioni delle regole e, nel caso delle dichiarazioni del Patron napoletano, di una presunta violazione di quanto disposto dall’art. 5 del Codice di Giustizia della FIGC che riporta nell’ambito calcistico il dovere di cui all’art. 7 dei Principi generali dello Sport. Mentre l’art. 7 appare volutamente generico affermando che “i tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo non devono esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione o della dignità personale di altre persone o organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo”, l’art. 5, riprende questa stessa formula ma poi precisa che per le dichiarazioni sono responsabili sia il suo autore sia le società in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva (comma 2). Il 4 comma specifica poi quando si tratti di dichiarazione pubblica, ossia che il divieto (e la sanzione per la sua violazione) si applica nei casi in cui “è resa in pubblico ovvero quando per i destinatari, il mezzo o le modalità della comunicazione è destinata ad essere conosciuta o può essere conosciuta da più persone”.

SANZIONI – In questi casi quindi gli autori di giudizi lesivi possono essere puniti con un ammenda, che nei casi in cui le dichiarazioni siano idonee a ledere direttamente o indirettamente il prestigio, la reputazione o la credibilità dell’istituzione federale nel suo complesso o in una specifica struttura, può andare da € 2.500,00 ad € 50.000,00 se appartenente alla sfera professionistica. Nei casi più gravi possono essere sanzionati addirittura con la squalifica a tempo determinato; con il divieto di accedere agli impianti sportivi in cui si svolgono manifestazioni o gare calcistiche, anche amichevoli, nell’ambito della FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA e con l’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla FIGC, con eventuale richiesta di estensione in ambito UEFA e FIFA, a ricoprire cariche federali e a rappresentare le società nell’ambito federale.

ENTITÁ DELLA SANZIONE – In generale è poi previsto che “nella determinazione dell’entità della sanzione si devono valutare: a) la gravità, le modalità e l’idoneità oggettiva delle dichiarazioni, anche in relazione al soggetto da cui provengono, ad arrecare pregiudizio all’istituzione federale o a indurre situazioni di pericolo per l’ordine pubblico o per la sicurezza di altre persone; b) la circostanza che le dichiarazioni siano rilasciate da un dirigente o da altro soggetto che abbia la rappresentanza di una società o comunque vi svolga una funzione rilevante; c) la circostanza che le dichiarazioni consistano nell’attribuzione di un fatto determinato e non sia stata provata la verità di tale fatto; d) la circostanza che le dichiarazioni siano comunque volte a negare o a mettere in dubbio la regolarità delle gare o dei campionati, l’imparzialità degli ufficiali di gara e dei componenti gli organi tecnici arbitrali, nonché dei componenti degli Organi della giustizia sportiva, la correttezza delle procedure di designazione”.

DE LAURENTIIS PUNIBILE? – Le dichiarazioni di ADL rientrano fra quelle punibili? Sicuramente si tratta di dichiarazioni pubbliche, tanto pubbliche che sono state pronunciate nel corso di una conferenza stampa! E quello che viene detto durante una conferenza stampa è evidentemente dedicato al pubblico e sicuramente oggetto di diffusione pubblica. Che poi siano dichiarazioni di un tesserato con destinatario altri tesserato, o più in generale un organismo l’AIA ossia il settore arbitrale della FIGC è altrettanto pacifico. Che ADL non sia nemmeno un semplice dirigente ma addirittura il presidente e quindi il legale rappresentante della società dovrebbe anzi costituire un fatto importante nella valutazione della entità della sanzione sembra essere altrettanto pacifico. Ciò che addirittura fare scattare, nel caso, una sanzione anche nei confronti della società partenopea, per responsabilità oggettiva o, addirittura diretta perché ADL della società è il legale rappresentante (e quindi portavoce del pensiero). È vero che nella valutazione si deve considerare che le dichiarazioni non sembrano idonee a far temere per l’ordine pubblico ma appare invece evidente che, senza fornire alcuna prova della verità dei fatti, sia stata “negata messa in dubbio la regolarità delle gare o dei campionati, l’imparzialità degli ufficiali di gara e dei componenti degli organi tecnici arbitrali”, imparzialità che quindi è stata non solo messa in dubbio, ma seppur indirettamente, addirittura affermata.

PERCHÈ NON È STATO PUNITO – E allora perché la procura federale non ha preso provvedimenti, come invece è stato fatto di recente (dall’UEFA) per Gianluigi Buffon in relazione alle sue dichiarazioni contro l’arbitro alla fine della gara di Madrid, o nei confronti del Presidente Pallotta sempre dopo la partita contro il Real? Non certo per benevolenza nei confronti del club. Dimentichiamoci le polemiche successive ad alcune dichiarazioni dello stesso Procuratore federale, che in una trasmissione televisiva dichiarò di augurarsi, come gli altri napoletani, che il Napoli potesse vincere lo scudetto, ammettendo così candidamente la propria fede calcistica! Un professionista serio e preparato va giustamente oltre la propria fede calcistica! Nessuno spazio per la facile dietrologia.

NIENTE COLLEGAMENTO TRA LE DICHIARAZIONI – Evidentemente le dichiarazioni non sono state ritenute lesive della reputazione e della dignità personale degli arbitri individualmente, né dell’intera classe arbitrale. Evidentemente lo spazio temporale e di parole tra “ci sono stati rubati otto punti”, “qualcuno ci ha tolto lo scudetto” e “il mancato utilizzo del VAR, il comportamento discutibile della classe arbitrale” può essere stato valutato in modo tale da impedire un chiaro collegamento fra il “furto” degli otto punti e la “sottrazione” dello scudetto da una parte ed il “comportamento discutibile” della classe arbitrale, dall’altra. Chi ha letto le dichiarazioni ha quindi ritenuto che, nella dichiarazione del Presidente, una cosa è il furto dei punti e la sottrazione dello scudetto avvenuto da parte di “qualcuno” non ben identificato ed un’altra è il comportamento “discutibile” che avrebbe tenuto la classe arbitrale. Discutibile e non doloso o truffaldino. E “discutibile” agli occhi di chi giudica, evidentemente, non è stato ritenuto un insulto o una dichiarazione comunque lesiva del prestigio o dell’immagine altrui! Il collegamento fra le tre frasi evidentemente non è stato trovato dalla procura federale ed è rimasto solo negli occhi degli arbitri che si sono sentiti chiamati in causa!

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