La parità di bilancio, il Fair Play Finanziario all’italiana

La parità di bilancio, il Fair Play Finanziario all’italiana

Di Francesco Paolo Traisci. A partire dalla prossima stagione per potersi iscrivere alla Serie A sarà necessario che le società raggiungano la parità di bilancio. Una sorta di Fair Play Finanziario in salsa tricolore.

di Francesco Paolo Traisci

Sta passando un po’ in silenzio una importante novità per l’iscrizione al prossimo campionato di serie A. Come ci avvertono dalle colonne del Sole 24 Ore, a partire dalla prossima stagione per potersi iscrivere alla Serie A (ma anche alle altre due competizioni riservate ai professionisti) sarà necessario che le società raggiungano la parità di bilancio, ossia l’equilibrio fra entrate ed uscite e rispettino alcuni indicatori di indebitamento prestabiliti. In realtà non si tratta di una novità inaspettata: era stata introdotta in modo programmatico già nelle regolamentazioni del sistema delle licenze degli anni passati!

FAIR PLAY FINANZIARIO TRICOLORE – E quindi, se nelle ultime stagioni erano comunque stati individuati alcuni obblighi contabili che le squadre hanno dovuto rispettare, con la prossima stagione sarà introdotto un vero e proprio sistema di Fair Play Finanziario, seppure in chiave italiana. In precedenza al momento dell’iscrizione le società dovevano depositare tutta la documentazione idonea a dimostrare l’assenza di debiti scaduti nei confronti di fisco, dipendenti e tesserati e delle altre società, nonché la regolarità nel pagamento di quelli dilazionati. In più andavano presentati i prospetti contenenti l’indicatore di liquidità, l’indicatore di indebitamento e l’indicatore di costo del lavoro allargato, calcolati secondo quanto previsto dall’art. 85, lett. A, paragrafo VIII, delle NOIF, ossia dati contabili relativi al rapporto fra liquidità (ossia i soldi sul conto corrente sociale) e debiti ed ai costi del lavoro che dovevano rientrare entro determinati limiti. Il tutto al fine di evitare sanzioni pecuniarie e punti di penalizzazione e l’obbligo di ripristinare i corretti indici con versamenti dei soci o con aumenti di capitale o anche blocco del mercato in entrata.

SENZA PARITÁ, NIENTE ISCRIZIONE – La novità è che dal prossimo campionato la mancanza dei requisiti contabili necessari sarà sanzionata con la mancata iscrizione: chi non raggiunge l’equilibrio fra entrate e uscite non potrà iscriversi al campionato a meno di non ripianare immediatamente le perdite.  Il tutto però sui tre anni, potendosi valutare complessivamente i tre anni precedenti al campionato in cui ci si vuole iscrivere e con la possibilità di uno sforamento del 25%, quindi in percentuale e non in cifra assoluta come stabilito nel Fair Play Uefa (nella specie 30 milioni). Se il deficit supera questa soglia percentuale sarà necessario ripianarlo con aumenti di capitale o versamenti in conto futuro aumento capitale. Altrimenti non si potrà partecipare al torneo. Nel caso poi in cui il deficit complessivo ecceda il 50% della media del fatturato triennale, la Covisoc disporrà anche il divieto di tesseramento di nuovi calciatori professionisti per due sessioni di campagna trasferimenti a decorrere dalla stagione 2019/2020 (sia per la sessione estiva che invernale). Infine, per agevolare i club nel processo di adeguamento, la Lega ha previsto una norma transitoria in base alla quale per ottenere la Licenza di Serie A 2018/2019, il periodo di rilevazione comprenderà solo gli esercizi chiusi nel 2017 e nel 2016. Nel caso il bilancio 2016 presenti un deficit, lo stesso peserà solo per il 50%.

QUALI ENTRATE E QUALI USCITE – Indicate anche quali entrate e quali uscite possono essere inserite nel bilancio: quelle tipiche dell’attività sportiva. Fra i ricavi quelli derivanti dal botteghino dai diritti televisivi, da sponsorizzazioni e da licensing, dal marketing e simili. Oltre alle plusvalenze da gestione dei calciatori. Anche fra i costi si rilevano solo quelli tipici dell’attività sportiva e quelli amministrativi, ingaggi e oneri sociali, ammortamenti, minusvalenze da gestione dei calciatori, interessi ed oneri finanziari. Non sono quindi inclusi nella valutazione i costi non monetari (accantonamenti, ammortamenti diversi dagli ammortamenti dei cartellini), gli oneri finanziari riconducibili alla costruzione di immobilizzazioni materiali, i costi per gli investimenti nell’impiantistica sportiva (direttamente attribuibili alla costruzione/ristrutturazione di impianti di proprietà o per la ristrutturazione di impianti ricevuti in concessione pluriennale da terzi), per lo sviluppo sociale, le spese per il settore giovanile e per il calcio femminile. Anche se i costi di scouting, di acquisizione dei calciatori relativi al settore giovanile e al calcio femminile e i costi del personale non esclusivamente dedicato al settore giovanile sono considerati rilevanti e conseguentemente ricompresi nel calcolo del pareggio di bilancio.

PLUSVALENZE E BILANCI DOPATI – È vero che sono stati individuati degli indici per costringere le società in deficit di liquidità a ricapitalizzare in modo da non aumentare i debiti, ma in definitiva non è stato però affrontato uno dei problemi più gravi: quello delle plusvalenze che servono per “dopare” i bilanci, facendoli sembrare in attivo quando in realtà la liquidità della cassa è vuota o negativa. Ma come funziona? Agendo con regolarità, la plusvalenza è la differenza del valore di cessione del cartellino di un calciatore rispetto al prezzo di acquisto al netto degli ammortamenti. Ossia, per fare un esempio, la società acquista un giocatore pagando il cartellino 20 milioni e facendogli sottoscrivere un contratto di 4 anni. Il valore che avrà in bilancio sarà 15 alla fine del primo anno, 10 alla fine del secondo, 5 alla fine del terzo. Se cede il cartellino dopo il secondo anno a 15 potrà contabilizzare una plusvalenza di 5. Se poi alla fine del secondo anno, il giocatore rinnova il contratto per altri 4 anni il valore residuo di 10 sarà ulteriormente spalmato e quindi il giocatore sarà contabilizzato per 8 alla fine del (nuovo primo anno) e così via.

DOPING CONTABILE – Ma questo sistema ha anche portato a degli abusi, casi di cosiddetto “doping contabile”. Di recente l’ha denunciato anche Striscia la Notizia: per avere un bilancio in attivo, alcuni club hanno cercato di creare artificialmente e massimizzare alcune plusvalenze, spesso legandole ai giovani del vivaio perché questi sono a bilancio ad un prezzo vicino allo zero. La loro vendita ha portato quindi una plusvalenza piena, non sono stati ceduti per arricchire le rose ma esclusivamente per questioni di bilancio, con partite di giro e ammortamenti che consentono di ottenere plusvalenze da iscrivere a bilancio fra gli attivi. Giovani che sono poi stati rispediti in prestito a club minori o addirittura hanno smesso di giocare. Il business sta nella reciprocità: qualche mese dopo, un altro giovane o comunque altro calciatore intraprende la strada opposta alle stesse cifre, creandosi così una plusvalenza per entrambe le squadre e nessun introito nè esborso dalle casse di entrambe, perché i crediti reciproci si compensano.

Questo è uno dei problemi seri da affrontare. Ma per ora si è affrontato quello dei club che pur mostrando bilanci solidi sono a rischio di fallimento perché hanno casse vuote. È già qualcosa, un primo passo importante per ridare credibilità al sistema calcio nazionale.

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