Diritti TV: MediaPro attende il parere dell’Antitrust

Diritti TV: MediaPro attende il parere dell’Antitrust

Di Francesco Paolo Traisci. Tutti i tifosi sono in attesa per sapere se l’assegnazione dei diritti TV sulle partite di serie A a MediaPro supererà il vaglio dell’Autorità Garante, diventando così definitiva.

di Francesco Paolo Traisci

Tutti i tifosi sono in trepidante attesa per sapere se l’assegnazione dei diritti audiovisivi sulle partite di serie A per i prossimi 3 campionati di calcio a MediaPro supererà il vaglio dell’Autorità Garante, diventando così definitiva! Ma esattamente, cosa serve affinché la società spagnola (con una forte componente cinese) possa acquisire definitivamente i diritti sulle partite di Serie A?

MediaPro deve avere il benestare dell’Antitrust

Deve superare il controllo della Authority posta a tutela della concorrenza e del mercato (l’Antitrust, per intenderci), chiamata, per legge, a verificare la regolarità e la conformità dell’assegnazione con quanto previsto dalla Legge Melandri e con le Linee guida da lei stessa redatte, nonché la corretta esecuzione del bando di gara. Solo dopo il placet dell’Antitrust l’aggiudicazione diventerà definitiva e la società aggiudicatrice potrà cominciare a lavorare. Questo placet però ancora non è arrivato e qualcuno sta mettendo in discussione l’intera operazione. Perché? Su quali basi? I fatti sono ormai noti. Riassumiamoli brevemente.

MediaPro, l’acquisto in blocco e la diffida di Sky

All’indomani della aggiudicazione del pacchetto Total (ossia tutti i diritti audiovisivi, per tutte le partite, su tutte le piattaforme) grazie alla partecipazione all’asta riservata ai mediatori indipendenti, uno dei Broadcaster che si era visto rifiutare l’offerta ha diffidato la Lega dall’assegnare i diritti audiovisivi al gruppo spagnolo, che per l’occasione ha creato una propria controllata in Italia, la MediaPro Italia, per alcune presunte irregolarità nell’aggiudicazione.

In particolare Sky lamentava la circostanza che, pur avendo partecipato alla gara riservata agli “intermediari indipendenti” in realtà opererebbe invece come un vero e proprio operatore della comunicazione, in violazione al paragrafo 5.4 del Bando (che riprende l’art. 30 delle Linee guida emanate dalla stessa Antitrust). Nella trattativa privata che ha preceduto l’aggiudicazione avrebbe infatti anche messo sul piatto una proposta di realizzare uno o più canali tematici e di gestirli editorialmente (compresa la raccolta pubblicitaria), eventualmente con il Label ufficiale della Lega stessa. L’aggiudicazione sarebbe poi intervenuta, secondo il legali di Sky, in violazione del Principio, posto dall’art. 9.4 del Decreto Melandri, del no single buyer rule, che vieta “a chiunque di acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette”.

L’Antitrust deve esprimersi sulla legittimità dell’operazione

Su quest’ultimo punto l’Authority è chiamata quindi a giudicare la legittimità non tanto dell’aggiudicazione ma del prodotto stesso conosciuto come “pacchetto total”, e di conseguenza del relativo bando. Riteniamo però che il responso sarà positivo, perché l’acquisizione è sì totalitaria, ma presume una necessaria rivendita e quindi una attività che esclude la formazione di posizioni dominanti a scapito dei consumatori.   

Per verificare le ulteriori circostanze, che osterebbero alla concessione del proprio parere autorizzativo, l’Autorità aveva indirizzato alla Lega ed a MediaPro alcune richieste di chiarimenti e di documentazione, riservandosi di valutare le risposte di entrambe. Le risposte (alcune fornite dalla Lega stessa, altre direttamente da MediaPro) risultano essere state messe a punto dopo il confronto tra MediaPro e la commissione diritti audiovisivi della Lega di Serie A e sono arrivate il 21 febbraio sul tavolo dell’authority che ha tempo fino al 22 marzo per valutarle e nel caso di valutazione positiva, dare il proprio placet.

Le domande poste dall’Antitrust

Sono 11 i quesiti formulati dall’autorità, 11 i punti di domanda che noi potremmo però sintetizzare, così come le risposte laddove rese pubbliche. Un primo gruppo di richieste riguarda la effettiva indipendenza e la “comprovata capacità” dell’intermediario indipendente nella distribuzione nazionale dei diritti audiovisivi così come richiesto dal secondo comma dell’art. 30 delle Linee guida emanate dalla stessa Autority nel 2014.

L’Agcm vuole innanzitutto verificare la solidità finanziaria di MediaPro e la possibilità che abbia le risorse economiche per portare avanti la propria attività imprenditoriale, anche in considerazione del fatto che come primo atto immediatamente successivo alla aggiudicazione definitiva dovrà fornire una fidejussione pari a oltre due volte il suo fatturato annuale. Per questo l’Authority ha chiesto a MediaPro il proprio business plan, il tipo d’investimenti che s’intendono affrontare e qualsiasi altro documento in grado di spiegare più nel dettaglio il progetto. Riteniamo sia stata accontentata. Supererà l’esame dell’Authority su questo punto? Non lo sappiamo ma possiamo ipotizzare di sì.

MediaPro è indipedente?

Punto secondo dell’indagine dell’Authority appare la garanzia dell’indipendenza di MediaPro Italia rispetto ad ogni società di comunicazione: essendosi presentata come intermediario indipendente, la società non deve aver rapporti di colleganza con nessun operatore della comunicazione. Questo lo prevedono le Linee Guida per la commercializzazione dei diritti audiovisivi redatti dalla stessa Authority e poi il bando stesso. Per questo l’Antitrust ha chiesto innanzitutto una descrizione dettagliata della struttura societaria del gruppo, con l’elenco dei rapporti tra la succursale italiana e altri operatori di comunicazione, precisando le attività che verranno svolte da tale succursale e se in esse è compresa l’assunzione di responsabilità editoriale.

Il tutto con il fine di appurare è che la qualifica di ‘broker indipendente’ sia appropriata. Altrimenti niente aggiudicazione! A quanto si sa, MediaPro Italia avrebbe risposto precisando di non essere ancora iscritta nel Registro degli operatori di comunicazione e che Euroscena Srl (al 60% di MediaPro) è invece iscritta nel ROC alla sezione dei soggetti cui non sono ascrivibili attività con responsabilità editoriali. Basterà per soddisfare l’Authority? Potrebbe bastare, sempre che si voglia seguire un criterio meramente formale.

MediaPro deve rivendere i diritti e spiegare come li spacchetterà

Sempre in tale ottica, l’Authority vuole verificare che MediaPro si comporterà effettivamente come un intermediario: che non svolgerà un ruolo di broadcaster, ossia che si limiterà a rivendere i diritti agli operatori della comunicazione. Per questo avrebbe preteso una descrizione delle attività che saranno svolte, chiedendo di esplicitare se da ciascuna di queste attività conseguirà, programmaticamente o nell’operatività, l’assunzione di responsabilità editoriali. Collegato con questa richiesta vi è anche quella di conoscere le modalità con le quali MediaPro intende formare e rivendere i pacchetti, indicando il riferimento al rispetto della Legge Melandri. Non conosciamo la risposta ufficiale di MediaPro ma, possiamo desumerla dall’intervista del suo fondatore rilasciata a Repubblica, in cui si legge che negozieranno con tutti e che intendono vendere a tutte le piattaforme disponibili e allo stesso prezzo per tutti, con una percentuale sugli ascolti”, sulla falsariga di quanto già avviene in Spagna.

Appare chiaro, che MediaPro non dovrà provvedere a distribuire i diritti e che quindi non potrà fare a meno di aprire trattative con i broadcaster presenti: Sky per quanto riguarda il satellitare, Mediaset per il digitale terrestre, i quali a loro volta dovranno provare a trovare un’intesa economica con l’intermediario in quanto sino ad oggi i diritti della Serie A hanno rappresentato per entrambe una risorsa difficilmente rinunciabile. Ma se hanno scelto di non acquistare i diritti al prezzo stabilito dalla Lega, quali margini di trattativa ci saranno con un intermediario indipendente che oltre a quanto versato dovrà trarre anche il proprio profitto economico dalla rivendita dei diritti? In realtà appare chiaro a tutti che, al di là del braccio di ferro con questi due operatori della comunicazione tradizionale, la vera risorsa e la vera fonte di guadagno per MediaPro sarà il coinvolgimento di altri operatori web come Perform, Amazon, Vodafone, TIM, sfruttando meglio le trasmissioni su altri tipi di piattaforma, ed eventualmente anche BeIn Sports, che in Spagna è partner di MediaPro e offre un servizio per lo streaming delle partite della Liga. L’abbinamento potrebbe ripetersi in Italia.

La creazione di un canale della Serie A

Un punto preoccupa più degli altri: quello relativo alla offerta da parte di MediaPro di creare e gestire editorialmente un canale ad hoc della Serie A. In effetti con una busta separata gli spagnoli avrebbero proposto di riprendere direttamente tutte le partite, confezionarle editorialmente e mandarle in onda su di un ipotetico canale targato Lega, gestendone anche la pubblicità. Ma questo sarebbe stato esulante dal bando e peraltro non conforme al Decreto Melandri ed alle Linee guida. Solo la Lega, in caso di mancanza di offerte soddisfacenti da parte degli operatori della comunicazione, avrebbe potuto creare il proprio canale. E pertanto l’offerta in tal senso non è stata presa in considerazione dall’Assemblea di Lega, dopo che però ne è stata data lettura in Assemblea e che sono stati forniti chiarimenti e illustrazioni ulteriori in tale sede dai rappresentanti di MediaPro. 

A preoccupare non è tanto il fatto che sia stata avanzata l’offerta (che in tutta fretta stata declinata e minimizzata) ma che in essa MediaPro si sia presentata come operatore della comunicazione, mostrando quindi di possedere tutte le caratteristiche di quest’ultima figura. Ed allora si torna al quesito iniziale: “Ma MediaPro è veramente un intermediario indipendente?”. Come andrà a finire? Molto dipende dall’Authority.

Gli scenari ipotizzabili

Tre gli scenari ipotizzabili:

a) l’Authority può dare il via libera all’accordo;

b) può dare il via libera, ma con prescrizioni e paletti non superabili, in modo da garantire che MediaPro svolga effettivamente un ruolo da intermediario e non trasmetta direttamente nemmeno una partita come operatore della comunicazione;

c) bocciare l’accordo.

Nei primi due casi la palla passerà a MediaPro Italia: prima di tutto dovrà fornire la fidejussione necessaria e poi formare i pacchetti e distribuirli. Nel terzo si potrà avere un terzo bando oppure può accadere che venga alla luce davvero il Canale della Lega. In tutti i casi però non sono esclusi (anzi visto che siamo in Italia, sono previsti) ulteriori contenziosi. Appare infatti possibile che non finisca qui! L’impugnazione del parere dell’Antitrust è prevista dinanzi al Giudice Amministrativo (TAR). E in questo caso potrebbe essere promossa da parte di qualche operatore deluso dall’aggiudicazione (Sky tanto per non fare nomi) o da parte della stessa MediaPro, in caso di parere negativo.

Il tutto con l’esigenza di fare presto! Riusciremo noi tifosi a vedere le partite entro l’inizio del prossimo campionato?

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