Ludopatia, scommesse e decreto dignità: cosa succede nel calcio?

Ludopatia, scommesse e decreto dignità: cosa succede nel calcio?

Di Francesco Paolo Traisci. È stato appena approvato dal Consiglio dei Ministri il famoso “decreto dignità” e già divampano le polemiche intorno alla norma, l’art. 8, che ha imposto un divieto di pubblicità di giochi e scommesse. Che ripercussioni può avere per le società sportive?

di Francesco Paolo Traisci

Appare irremovibile il vice premier nella sua lotta contro il gioco d’azzardo patologico e la ludopatia! Ed ha sollevato un mare di contestazioni e di grida preoccupate. È stato appena approvato dal Consiglio dei Ministri il famoso “decreto dignità” e già divampano le polemiche intorno alla norma, l’art. 8, che ha imposto un divieto di pubblicità di giochi e scommesse. Un blocco totale agli spot sul gioco d’azzardo e soprattutto sulle scommesse su eventi sportivi che colpirà, al momento dell’entrata in vigore del decreto, “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet”. Vietate inoltre, a partire dal 1 gennaio 2019, anche tutte le “sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità è vietata”.

SANZIONI – A chi non rispetta il divieto (committente e proprietario del sito di diffusione o organizzatore della manifestazione) arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, comunque di «importo minimo di 50.000 euro», e gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro per chi viola il divieto durante spettacoli dedicati ai minori. L’Autorità competente alla contestazione ed all’irrogazione delle sanzioni di cui al presente articolo è l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Salve dallo stop solamente le lotterie a estrazione differita, come la Lotteria Italia e quelle con l’approvazione del monopolio di Stato, e i contratti in essere alla data di entrata in vigore del decreto, ai quali resta applicabile la normativa vigente.

PREOCCUPAZIONE – Preoccupazione ha generato questa norma perché, a detta di molti, pur puntando ad una finalità assolutamente condivisibile, quella scelta dal governo non sarebbe la strada giusta. Sicuramente lo scopo è quello di tutelare i soggetti più vulnerabili da quella che può diventare una dipendenza socio-economica dal gioco d’azzardo, con veri e propri effetti patologici che si riflettono sul soggetto con gravi disagi per la persona, compromettendone l’equilibrio familiare, lavorativo e finanziario. La finalità di evitare dipendenze che possono comportare un aumento dell’indebitamento e quindi un più facile assoggettamento a prestiti usurari appare un obiettivo meritevole, anche in considerazione delle rilevanti dimensioni che tale pratica ha assunto nel nostro Paese. Ma molti fanno invece notare che un divieto così rigido va a colpire anche una fonte di reddito importante per alcune categorie di imprese, quali i club sportivi ed in particolare quelli calcistici. Ma, più in generale, anche tutto il mondo della comunicazione che ruota intorno alle scommesse in ambito sportivo.

FONTE DI INDOTTO – Non vi è infatti trasmissione sportiva che al suo interno non abbia uno spazio dedicato alle scommesse, come ormai i telespettatori hanno avuto modo di constatare. Non vi è giornale che non abbia al suo interno un inserto di questo tipo, sito internet che non contenga un banner di compagnie di betting. Con il divieto di pubblicità colpiti saranno però anche coloro che beneficiano di queste forme di sponsorizzazione: i club sportivi, in particolare quelli calcistici, ma anche la stessa Federazione (molto controversa è stata la vicenda della sponsorizzazione degli azzurri con una primaria compagnia di scommesse sportive) e le varie Leghe professionistiche. Si pensi che la Lega di Serie B ed il relativo campionato sono sponsorizzati proprio da un’altra di queste società.

DISPARITÁ CON L’ESTERO – Non meraviglia quindi la preoccupazione delle società calcistiche e delle due principali Leghe di calcio, espressa con due comunicati quasi gemelli. In questi comunicati si manifesta il timore di perdere un indotto importante per le società affiliate (facendo pure i numeri: 12 società hanno in corso un accordo di partecipazione con aziende del comparto betting che porta più di 1/5 degli investimenti pubblicitari, qualcun’altra ne ha annunciato l’imminenza). Ma soprattutto una perdita di concorrenzialità del nostro calcio di fronte ai primari campionati stranieri, in cui le società di betting rappresentano un’importante fonte di reddito per le società sportive. Anche in questo caso, facendo i numeri, le due Leghe rilevano come quello delle scommesse sportive sia il 5° settore fra gli investimenti pubblicitari nei 6 principali campionati europei e che in Premier League, punto di riferimento per tutti, il 45% dei club ha come sponsor di maglia una società di betting e che tutti gli stadi sono attrezzati con un punto gaming al loro interno. Proibire queste forme di advertising creerebbe una palese disparità fra le nostre squadre e quelle delle altre nazioni in cui tale divieto non esiste. Dei fondi e delle risorse che, al momento dell’entrata in vigore del divieto, potrebbero venire dirottate all’estero.

MISURE DANNOSE – Tutto ciò con evidenti ripercussioni in termini di indotto ma anche di occupazione nel nostro paese. Non ultimo, lo Stato stesso potrebbe arrivare a perdere sino a 700 milioni di gettito fiscale come conseguenza del divieto di simili forme di pubblicità. Ma, a leggere i due comunicati, la misura proibizionistica, oltre che dannosa, dovrebbe rivelarsi inutile: altre sarebbero le misure efficaci nella lotta contro quella che viene riconosciuta una delle patologie moderne sempre più diffuse (anche se l’uomo ha giocato d’azzardo sin dalla notte dei tempi e le scommesse su gladiatori, combattimenti fra animali, corse di bighe, giochi di dadi fanno parte della nostra tradizione culturale). Servono programmi di educazione, campagne di sensibilizzazione e di disincentivazione non del gioco in sé, ma dei suoi aspetti patologici.

MATCH FIXING – E soprattutto una serie lotta alle scommesse sulle partite truccate, che le due Leghe affermano già di mettere in atto, organizzando “da quattro stagioni per tutti i calciatori e gli staff tecnici delle Prime squadre e delle formazioni primavera, giornate di formazione contro il match fixing con evidenti effetti positivi sulla conoscenza del fenomeno”. Ed entrambe si dichiarano pronte a moltiplicare queste iniziative “considerandole realmente utili per informare e prevenire” e ad aprire “un tavolo di lavoro con le parti interessate, nella speranza che il provvedimento già approvato possa essere opportunamente rivisto e correttamente indirizzato all’individuazione di misure concrete che impattino realmente sul contrasto alla dipendenza da gioco e preservino inoltre l’occupazione e l’indotto del settore”.

IL GOVERNO VA AVANTI – Per ora questo richiamo sembra essere inascoltato. “Il Decreto Dignità non risolve in un colpo i problemi degli italiani, ma è il primo passo che indica la direzione che seguiremo. Prima i miliardi li spendevano per le banche e per aiutare le lobby dell’azzardo, noi abbiamo cambiato le priorità: adesso li spenderemo per rendere migliore la vita dei cittadini”, ha sottolineato il vicepremier in un’intervista radiofonica concessa a Radio1 Rai. Ma siamo sicuri che le misure proibizionistiche annunciate servano effettivamente a sconfiggere la ludopatia ossia il gioco patologico e non siano invece una mossa contro le società di betting (accomunate alle banche come poteri forti da abbattere)?

NUOVO MONOPOLIO? – Peraltro il provvedimento vieterebbe la pubblicità di alcune tipologie di scommesse ma non quelle scommesse stesse, ma siamo sicuri che rendere illegale la pubblicità di un settore economico in forte espansione, ma che dispone in Italia ed in Europa di regole solide, elimini gli aspetti patologici del gioco e che invece non incentivi quello clandestino e quindi, per definizione, privo di regole e di tutele per i giocatori? E poi, siamo sicuri che le scommesse lecite (perché sono quelle dei monopoli, come i vari Gratta e Vinci, Superenalotto ecc.) siano diverse e non possano anch’esse portare alla ludopatia patologica? Cosa le differenzia dalle scommesse sportive? Ed allora perché consentire la pubblicità solo al Superenalotto o ai vari Gratta e Vinci e non alle scommesse sportive? Si riformerebbe quel monopolio statale contrario ai principi dell’Unione Europea che a suo tempo portarono all’apertura alle compagnie di betting straniere.

ALTRI QUESITI – E per i giochi on line con base all’estero? E se la pubblicità arriva da un server estero? Tutte questioni che creerebbero disparità nella concorrenza… Senza poi contare eventuali profili di incostituzionalità del provvedimento normativo. Potrebbe infatti essere sollevata una serie di questioni relative alla contrarietà con alcuni importanti principi della Costituzione, come l’art. 3, l’art. 41 sulla libertà di iniziativa economica privata ed altri che non stiamo qui ad elencare. È vero che c’è il precedente del divieto di pubblicità per le sigarette. Ma non sembra così pertinente… In realtà, quella del Decreto dignità è una misura proibizionistica atipica, che rischia di colpire un aspetto (la pubblicità del gioco) e non direttamente il settore del gioco stesso, creando però disparità ingiustificate fra pubblico e privato e, soprattutto non affrontando il problema vero: la ludopatia. Ludopatia che si sconfigge invece incentivando gli aspetti sani e corretti del gioco, il cosiddetto gioco responsabile!

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