Legge di bilancio, arriva la flat tax: il calcio ci guadagna?

Legge di bilancio, arriva la flat tax: il calcio ci guadagna?

Di Francesco Paolo Traisci. Nella legge di bilancio 2019 annunciata dal Governo pare sia previsto che nei prossimi anni potrebbe essere introdotta progressivamente per professionisti, famiglie ed imprese quella che tutti chiamano flat tax. Ma di che si tratta? E che effetti potrebbe avere sul mondo del calcio?

di Francesco Paolo Traisci

Nella legge di bilancio 2019 annunciata dal Governo pare sia previsto che nei prossimi anni potrebbe essere introdotta progressivamente per professionisti, famiglie ed imprese quella che tutti chiamano flat tax. Ma di che si tratta?

Che cos’è la flax tax?

Traducibile in italiano come “tassa piatta”, consisterebbe letteralmente in un abbandono della progressività dell’imposta diretta e nella conseguente applicazione di un’aliquota unica per qualsiasi fascia di reddito. In realtà, quella prevista nella finanziaria sarebbe semplicemente una aliquota doppia per due scaglioni di reddito, salvando così il principio di progressività del sistema impositivo sancito dalla Costituzione. Una aliquota per i redditi inferiori ed una per quelli a partire da una certa soglia, che abbatta quindi le tassazioni più alte. Non si tratta certo di una novità, in quanto un simile meccanismo impositivo era già stato proposto in vari periodi storici e per vari contesti, anche come una delle promesse elettorali più diffuse. Questa potrebbe essere la volta buona e potrebbe consentire un serio rilancio per la nostra serie A, rendendola molto competitiva anche sul fronte internazionale. Chi non ricorda ad esempio che il periodo d’oro del calcio spagnolo coincise con l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Beckham (che prende il nome dal campione inglese ingaggiato in quegli anni dal Real Madrid)? Una normativa di favore per i club spagnoli, che aveva posto un limite fisso (basso e non parametrato all’effettivo reddito) alle imposte per i professionisti stranieri che andavano a lavorare in Spagna, consentendo così alle squadre della Liga di fare incetta di talenti stranieri dal 2003 fino al 2010, quando è stata modificata dal governo Zapatero ed in seguito abrogata. Qualora fosse oggi applicabile anche al nostro calcio si tratterebbe di un sicuro risparmio fiscale per i redditi più alti come quelli dei calciatori e quindi un risparmio fiscale per chi li paga, cioè per le società.

Chi ne beneficerebbe?

Di un’eventuale applicazione di questo tipo di agevolazione fiscale alle società professionistiche, che svolgono quindi attività di impresa, potrebbero in realtà giovarsi sia le società sia i loro dipendenti. Siccome infatti i giocatori sono dipendenti delle società, sono i club a pagare le loro imposte, prelevando dall’ingaggio lordo pattuito quanto da riservare alle tasse. Come vedremo fra poco, ci sarebbe nel futuro un serio impatto diretto su tutta la Serie A: ogni ingaggio della massima categoria, ma anche molti di B, subirebbero tagli per quanto riguarda i costi societari. Le società si accollano infatti il pagamento delle imposte, calcolando gli stipendi al costo netto: la flat tax permetterebbe così ai club italiani di risparmiare molto. Inizialmente però per i contratti già in essere il beneficio sarebbe tutto dei calciatori. Il contratto prevede infatti un ingaggio lordo e quindi se le imposte sono minori il beneficio sarà tutto loro. 

Per i contratti in corso

Di fatto quindi per i contratti in corso, in cui l’ammontare dell’ingaggio è pattuito al lordo delle tasse, della minore imposizione beneficerebbero i calciatori. Se il giocatore X ha un ingaggio lordo di 6 milioni, oggi con una tassazione quasi al 50% (in effetti sarebbe un po’ meno, ma facciamo cifra tonda per semplificare) in busta paga riceverebbe 3 milioni. Se domani, in virtù della flat tax la tassazione fosse al 25%, la sua busta paga si arricchirebbe di ulteriori 1.5 milioni, arrivando a 4.5. Nell’immediato quindi nessun risparmio per le società, anche perché nel testo della legge sarebbe previsto il divieto di beneficiare dell’imposizione agevolata per chi, nei due anni precedenti, ha lavorato o lavora ancora con lo stesso datore di lavoro. Quindi non solo ai contratti in essere ma anche ai loro eventuali rinnovi.

E per quelli nuovi?

Per i nuovi contratti, quelli che dovessero essere stipulati dopo l’entrata in vigore della norma, il beneficio potrebbe esserci anche per le società. E ciò perché diminuendosi l’imposizione fiscale al ammontare netto in busta paga, corrisponderebbe un minor lordo e quindi un minor costo complessivo per la società. Cosicché le società potrebbero offrire lo stesso ingaggio netto al giocatore (o anche uno superiore) pagando meno tasse. Facciamo un esempio. Se il giocatore X vuole guadagnare 5 milioni netti all’anno, oggi, con l’attuale tassazione dovrebbe pattuire un ingaggio (lordo) di 10 milioni; un domani, con aliquota al 25%, potrebbe accontentarsi di 7 (e ci guadagnerebbe). Ci sarebbe quindi un risparmio fiscale per le società, che potrebbero offrire ingaggi netti maggiori e diventando molto più concorrenziali nei confronti delle società straniere.

Ci potrebbero anche essere effetti indiretti?

Peraltro potrebbero anche esserci effetti indiretti perché, risparmiando sul costo del lavoro (anche se pare un paradosso chiamarlo così nel mondo del calcio, in cui le buste paga dei calciatori non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle degli altri lavoratori dipendenti), le società potrebbero utilizzare le risorse economiche risparmiate per potenziare altre tipologie di investimenti, come quelli per le infrastrutture, gli stadi, gli impianti di allenamento ecc., diventando anche economicamente e patrimonialmente più solide. Anzi potrebbe essere previsto dalla normativa che il risparmio fiscale sul costo dei dipendenti (i calciatori) sia in parte devoluto in tal senso. Potrebbe essere una giusta proposta.

E quindi tutti contenti? Chi ci rimetterebbe?

Sicuramente ci sarebbe una diminuzione del gettito fiscale a tutto danno del fisco, che dovrebbe trovare altrove la differenza. Ma questo è il problema di tutte le flat tax. Chi la propone sa già che deve esser abbinata ad un recupero di fondi. Sicuramente nella finanziaria avranno fatto i conti e avranno previsto questa necessità. E vedremo se effettivamente sarà consentito al mondo del calcio beneficiare di queste forme di agevolazione fiscale. Può essere una grande occasione!

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