Legge Beckham all’italiana: il fisco aiuta la Serie A a tornare grande?

Legge Beckham all’italiana: il fisco aiuta la Serie A a tornare grande?

Di Francesco Paolo Traisci. Non solo Cristiano Ronaldo! Molti altri calciatori, approdando in squadre italiane, potrebbero usufruire di benefici fiscali che gli permetterebbero di risparmiare parecchio denaro. E questa situazione potrebbe aiutare il calcio italiano a tornare ai livelli che gli competono.

di Francesco Paolo Traisci

Complimenti alla Juventus, che è riuscita ad arricchire la propria rosa, già stellare (quantomeno per il nostro campionato), con una delle star più luminose dell’attuale panorama calcistico mondiale! Sicuramente l’appeal della Vecchia Signora, unito al suo palmarès, ai sette scudetti negli ultimi sette anni (ed alle numerose Coppe Italia e Supercoppe), ma anche alle ambizioni europee della squadra torinese, ha avuto un ruolo fondamentale nella scelta del campione portoghese di lasciare il Real Madrid ed il ricco campionato spagnolo e di approdare nel nostro. Ma forse ci sarebbe anche dell’altro…

RONALDO E IL FISCO – Fra le varie spiegazioni che qualcuno cerca di trovare per lo sbarco di Cristiano Ronaldo nel nostro paese, ve ne sarebbero anche alcune di carattere fiscale. Perché al di là del lauto ingaggio per le sue prestazioni calcistiche, il portoghese è una vera e propria gallina dalle uova d’oro per i proventi pubblicitari che genera con la sua immagine, tanto da essere stato negli ultimi anni al centro di una accesissima battaglia fiscale con il Fisco Spagnolo proprio in relazione a quel tipo di proventi. Secondo il quotidiano El Confidencial, infatti, il campione di Madeira, avrebbe guadagnato 138 milioni di Euro pagando solamente 5,7 milioni al fisco spagnolo (e questo, immaginiamo, solo per i proventi extracalcistici, provvedendo il Real a versare direttamente le sue imposte da reddito dipendente, come per ogni normale lavoratore salariato). Per l’agenzia delle entrate spagnole si tratterebbe quindi di evasione fiscale, tesi che i legali di Cristiano hanno contestato, affermando che si tratterebbe di redditi prodotti all’estero e quindi non soggetti a tassazione spagnola. Il muro contro muro si è poi risolto di recente con un accordo in base al quale il campione ha acconsentito al pagamento della somma di 18,8 milioni di euro per chiudere il contenzioso. Una cifra, che visti gli accordi fra il fisco spagnolo ed il nostro, il campione dovrebbe corrispondere anche in caso di trasferimento in Italia. Una somma che, secondo alcuni, Cristiano Ronaldo avrebbe voluto far pagare al Real, ottenendo però un secco rifiuto dal patron madridista. Ed è forse per questo rifiuto che i rapporti fra le parti si sono incrinati…

LEGGE BECKHAM – D’altra parte anche gli spagnoli debbono ora far fronte ad un mutamento della fiscalità che rende il loro calcio assai meno attrattivo per i campioni del pallone rispetto a quanto non lo sia stato in passato. Passato in cui, grazie alla cosiddetta Legge Beckham (dal nome del famoso giocatore inglese ingaggiato dal Real, che fu uno dei primi ad averne usufruito), le aliquote per i lavoratori stranieri residenti in Spagna che guadagnavano più di 600.000 euro erano ridotte dal 43 al 24%, con l’obiettivo dichiarato di attrarre il numero di grandi giocatori nella Liga. Di modo che qualsiasi lavoratore straniero che fosse stato presente nel paese per più di 183 giorni in un anno fiscale, essendo considerato residente da un punto di vista fiscale, era soggetto al pagamento delle imposte spagnole sui redditi conseguiti sia in Spagna che all’estero, con un’aliquota del 24%. La legge ben presto divenne una notevole agevolazione per i club calcistici spagnoli, liberi di ingaggiare atleti stranieri pagando meno tasse rispetto agli altri campionati, con tassazioni ben superiori (50% in Inghilterra, 45% in Germania e 43% da noi).

RIFORMA FISCALE SPAGNOLA – Dopo alcune vicissitudini però nel 2014, la riforma fiscale spagnola, intervenuta con la Ley 26/2014 del 27 Novembre, ha profondamente modificato il regime speciale per i “neo” residenti in Spagna (o “Impatriados”), escludendo espressamente dal proprio ambito di applicazione i calciatori professionisti; ma, non avendo effetto retroattivo, faceva salvi i contratti in essere, non toccando i redditi prodotti dagli ingaggi di quei calciatori che come Cristiano Ronaldo, avevano accordi in corso, consentendo a questi campioni di continuare a godere, per tutta la durata dei vecchi contratti dell’aliquota agevolata. Questo privilegio è quindi venuto meno e il governo spagnolo ha alzato l’aliquota al 43%, esattamente pari a quella presente per lo stesso livello di reddito nel nostro Paese. Non è difficile intuire le conseguenze per quanto riguarda la campagna acquisti delle squadre spagnole… Peraltro, oggi questa forma di tassazione agevolata, pur reintrodotta dal governo Rajoy, è applicabile esclusivamente a chi guadagna meno di 600.000,00 Euro, mentre nel 2005 al momento della sua introduzione, i principali beneficiari erano proprio coloro che dichiaravano introiti di gran lunga superiori a questa soglia.

AGEVOLAZIONI IN ITALIA – Al contrario, Cristiano Ronaldo uscendo da un campionato in cui non gode più di benefici fiscali, approda in un altro in cui alcuni benefici potrebbe trovarli. Non tanto in termine di redditi complessivi e di aliquota da reddito da lavoro subordinato, ma per i suoi redditi extra calcistici. Se infatti, come abbiamo visto l’aliquota per il reddito derivante dalle sue prestazioni sportive, ossia l’ingaggio che gli fornisce la Juventus, è quello ordinario per quella fascia di reddito è non dissimile da quella che lascia in Spagna, i suoi redditi derivanti dallo sfruttamento dei diritti di immagine potrebbero godere di una grande agevolazione introdotta con la legge di stabilità del 2017. L’art. 1 commi da 152 a 159 ha infatti previsto una “imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia”.

ENORME RISPARMIO – Come spiega lo stesso Ministero nella sua scheda esplicativa “l’agevolazione consiste nella facoltà di optare, per un periodo non superiore a 15 anni, per l’applicazione sui redditi prodotti all’estero, a prescindere dall’importo degli stessi, di un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi delle persone fisiche forfetaria pari a 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta”. In poche parole, pagando una somma pari a 100.000 “le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia e che non sono stati residenti fiscalmente in Italia per un tempo almeno pari a nove periodi d’imposta nel corso dei dieci precedenti”, assolverebbero tutti gli oneri fiscali su quei redditi, a prescindere dalla loro entità. E si tratta d requisiti che il campione portoghese possiede tutti e che gli potrebbero consentire un forte risparmio fiscale. Il tutto in modo assolutamente legittimo! Una ragione in più per venire in Italia e per sperare che l’esempio del campione portoghese possa essere seguito anche da numerosi altri suoi colleghi!

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