Le nuove norme contro la violenza negli stadi: DASPO inasprito e modifiche alla responsabilità oggettiva

Le nuove norme contro la violenza negli stadi: DASPO inasprito e modifiche alla responsabilità oggettiva

Di Francesco Paolo Traisci. Oltre ad insistere su di una sensibilizzazione culturale contro il problema della violenza e ad un inasprimento delle proprie sanzioni sportive, il sistema calcio ha bisogno anche di un codice penale che punisca gli effettivi colpevoli, con norme specifiche dedicate proprio alle manifestazioni di tifo violento.

di Francesco Paolo Traisci

Ancora violenza negli stadi; violenza fisica e verbale. Una piaga da sconfiggere assolutamente. E per farlo il calcio ha bisogno dello Stato, della politica e delle leggi! Quindi oltre ad insistere su di una sensibilizzazione culturale contro il problema, coinvolgendo tutte le parti, e ad un inasprimento delle proprie sanzioni sportive, il sistema calcio ha bisogno anche di un codice penale che punisca gli effettivi colpevoli, con norme specifiche dedicate proprio alle manifestazioni di tifo violento. Perché, come ormai è noto, le sanzioni sportive colpiscono, in virtù di un meccanismo, quello della responsabilità oggettiva, le società ed indiscriminatamente tutti i tifosi, consentendo, anzi, ai tifosi violenti di minacciare e spesso tenere sotto scacco le stesse società.

La giustizia sportiva ed il problema della responsabilità oggettiva

Per questi motivi più di qualcuno ha proposto la modifica della regola della giustizia sportiva e la sua trasformazione in una forma di responsabilità “aggravata” o di un’inversione dell’onere della prova, consentendo ai club che rispettino determinati protocolli di prevenzione e sicurezza di non pagare per i comportamenti violenti di una parte limitata dei propri tifosi. Un discorso complesso quello della responsabilità oggettiva, ma che non può però prescindere da un contemporaneo inasprimento delle sanzioni per gli effettivi colpevoli, i tifosi violenti che, non essendo soggetti dell’ordinamento sportivo (che contempla solo tesserati e affiliati e le strutture di governo del calcio ed in generale dello sport), la giustizia sportiva può colpire solo indirettamente.

La giustizia sportiva infatti da sola non sembra più in grado di arginare il fenomeno della dilagante violenza soprattutto verbale (fortunatamente!) che sta invadendo i nostri stadi (e dintorni). Ed è vero che c’è sempre di più la tendenza della giustizia sportiva a tentare di punire (seppur indirettamente) i veri colpevoli, cercando di salvare gli altri tifosi ed il club quando sono effettivamente impotenti. Ne è un esempio la pronuncia del giudice sportivo sui noti fatti di San Siro per i cori discriminatori durante la semifinale della Coppa Italia, persa dal Milan contro la Lazio. Il giudice infatti, visto che dal referto dei collaboratori della Procura Federale risulta che autori dei cori sarebbero stati circa il 90% degli occupanti del Terzo Anello Verde, ha deciso di chiudere per un turno (pena sospesa ma che sarà raddoppiata in caso nuove intemperanze entro un anno) la parte bassa della Curva Nord dello Stadio Olimpico, identificando quei tifosi in trasferta con il segmento dei tifosi che di solito occupa quel settore dello Stadio Olimpico. Ma potrebbe trattarsi di vane minacce e, anche qualora si arrivasse alla effettiva chiusura di un settore dello stadio o anche di tutto lo stadio, la giustizia sportiva non potrebbe andare oltre… Ed allora ecco la necessità di sanzioni penali che colpiscano direttamente i violenti. 

Le nuove norme sul DASPO

Il Governo pare recettivo sul punto, tanto che lo scorso 31 gennaio sono state approvate dal Consiglio dei Ministri alcune norme per inasprire le pene contro i fenomeni di violenza legati alle manifestazioni sportive, che ora muovono i primi passi in commissione Giustizia, nel quadro di una riforma strutturale più ampia per il rilancio dell’intero sistema sportivo italiano.

Queste nuove norme sulla sicurezza nelle competizioni sportive portano modifiche e integrazioni, a cominciare dal DASPO, ossia dal Divieto di Accesso alle manifestazioni sportive, introdotto con la legge n. 401 del 1989. Come tutti sanno si tratta di una sanzione accessoria che consente al giudice, insieme alla condanna penale per determinate categorie di reati, di vietare l’accesso nei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive. Ma oltre che una sanzione accessoria ad una condanna, il DASPO può essere configurato come una misura preventiva di sicurezza, visto che “l’autorità di pubblica sicurezza può sempre ordinare il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si rechino con armi improprie, o che siano state condannate o che risultino denunciate per aver preso parte attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle stesse circostanze abbiano incitato o inneggiato alla violenza con grida o con scritte”. Se inizialmente la misura era comunque collegata con fatti avvenuti durante o in occasione di manifestazioni sportive, con una legge del 2014 poi, sono state introdotte le prime ipotesi di DASPO sganciate da pregressi episodi di violenza nel corso di tali manifestazioni, con la possibilità di DASPO anche per chi è stato condannato per delitti contro l’ordine pubblico o per episodi di violenza (danneggiamento o lesioni personali) anche non legati allo sport ed il cosiddetto DASPO di gruppo che può essere comminato anche a chi “sulla base di elementi di fatto, risulta aver tenuto, anche all’estero, una condotta, singola o di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l’ordine pubblico” in occasione o a causa delle manifestazioni sportive.

Fuori i violenti ed i delinquenti dagli stadi!

Quindi il DASPO era già diventato una misura non solo sanzionatoria, ma anche di prevenzione per allontanare dagli stadi soggetti che in passato si sono mostrati violenti e pericolosi anche al di fuori delle manifestazioni sportive. A conferma di questo, una pronuncia della Cassazione di qualche anno fa ha ritenuto che, essendo il DASPO finalizzato a prevenire fenomeni di violenza tali da mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza pubblica, essa può essere concessa anche “quando questi episodi siano connessi non con la pratica sportiva ma con l’insorgenza di quegli incontrollabili stati emotivi e passionali che, tanto più ove ci si trovi di fronte ad una moltitudine di persone, spesso covano e si nutrono della appartenenza a frange di tifoserie organizzate, perlopiù, ma non esclusivamente, operanti nell’ambito del gioco del calcio”. La Cassazione aveva quindi già riconosciuto la legittimità di comminare il DASPO anche per la partecipazione violenta o minacciosa ad eventi collaterali (come per esempio l’invasione del campo di allenamento della squadra) e, di fatto, per la semplice appartenenza a frange violente o semplicemente aggressive della tifoseria.

Oggi, le nuove norme si inseriscono nel medesimo disegno, quello di tenere i delinquenti, anche quelli generici che non sono stati condannati per fatti legati alle manifestazioni sportive, fuori dagli stadi. E così il DASPO verrebbe esteso a coloro che sono stati condannati per rissa (art. 588 c.p.). Fuori i violenti dagli stadi: in quest’ottica anche l’estensione del divieto, per le società sportive, di fornire biglietti o abbonamenti a prezzi agevolati o gratuiti oltre che ai soggetti destinatari di DASPO anche ai destinatari di misure di prevenzione ed a coloro che siano stati condannati per specifici reati, in modo da precludere ogni possibile connivenza con i delinquenti, ma anche di consentire alla società di rifiutarsi legittimamente di aiutare economicamente i tifosi violenti.

Verrebbe poi aumentata poi la durata del DASPO: mentre finora era prevista una durata minima di cinque anni e un massimo di otto, si arriverà da un minimo di sei e uno massimo di dieci. Viene però introdotto il cosiddetto ravvedimento operoso: la riparazione del danno procurato mediante risarcimento o “la concreta collaborazione con l’autorità di polizia per individuare gli altri autori”. Denunciare gli altri tifosi violenti potrebbe quindi portare ad ottenere uno sconto di pena. Un modo per “spaccare” i gruppi più radicali, emarginando quelli più accesi. 

Quali sono gli altri punti della riforma?

La riforma non sarebbe però limitata al DASPO. Se da un lato, il DASPO andrebbe sempre più oltre ai fatti specificamente collegati con le manifestazioni sportive, dall’altro ci sarebbe un giro di vite per tutti i fatti compiuti durante gli eventi sportivi, a prescindere dalla comminazione del DASPO. E così sarebbe previsto un intervento sul Codice antimafia per consentire il fermo di polizia anche per coloro che risultino gravemente indiziati di un delitto commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive e diventerebbe applicabile l’arresto in flagranza differita anche per reati violenti commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, chiaramente per quei reati in cui è obbligatorio o facoltativo l’arresto in tali circostanze. I tifosi violenti potranno quindi essere arrestati “in flagranza di reato” anche dopo aver commesso il fatto, costituendo la manifestazione sportiva un’aggravante da considerare. Pugno duro del Governo. Basterà ad emarginare i tifosi violenti? Speriamo!   

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