La partita delle plusvalenze fittizie: Cesena e Chievo, è stata fatta giustizia?

La partita delle plusvalenze fittizie: Cesena e Chievo, è stata fatta giustizia?

Di Francesco Paolo Traisci. Il caso che coinvolge il Chievo e il Cesena, accusate di plusvalenze fittizie, continua a far discutere. Alla fine al Chievo sono stati comminati 3 punti di penalizzazione? Perchè? Potevano essere di più? E questa storia è finita qui?

di Francesco Paolo Traisci

La partita delle plusvalenze fittizie: Cesena e Chievo, è stata fatta giustizia?

Il caso. Che cosa è successo? Di che cosa erano accusate le due squadre?

I fatti sono noti: Cesena e Chievo nel giugno scorso sono stati deferiti dalla procura federale perché, secondo le accuse, avrebbero sovrastimato i valori di alcuni giocatori, cedendoseli fra loro, e gonfiando i rispettivi bilanci per ben tre annualità, ciò che sempre secondo la procura avrebbe consentito la loro iscrizione ai rispettivi campionati. Bilanci “dopati” da supervalutazioni di giocatori che sarebbero entrati in partite di giro fra le due squadre e poi ceduti a società minori, spesso senza mai venire tesserati dalla società che li aveva acquistati a peso d’oro. 

Il primo set: Cesena condannato. Chievo rinviato.

Il Tribunale Nazionale Federale, accogliendo un’eccezione dei difensori del Chievo e dei suoi dirigenti, fondata sul mancato rispetto dei termini per l’audizione delle parti, dichiarava improcedibile il deferimento nei loro confronti, imponendo quindi alla procura di ricominciare tutto da capo. Nel frattempo, alcuni dirigenti del Cesena patteggiavano la pena e il processo andava avanti solamente nei confronti della società, fino alla condanna con la seguente motivazione: “appare evidente che le operazioni di scambio di calciatori indicate nel deferimento, unitamente agli altri elementi di fatto compiutamente descritte nell’atto di deferimento, evidenziano che i vertici societari hanno posto in essere una sistematica operazione, non già un’episodica operazione, di mercato legata al valore attribuito intuitu personae al particolare ipotetico talento riscontrabile in uno o più giocatori, volta inevitabilmente ad sopravvalutare i dati di bilancio mediante, appunto, il sistema delle ccdd. “plusvalenze”. 15 punti di penalizzazione per il Cesena, per responsabilità oggettiva nei confronti degli illeciti commessi dai propri dirigenti, “per aver violato l’obbligo di lealtà e correttezza con operazioni che pur frutto di una contrattazione di libero mercato (e quindi senza un prezzo obbligato) sono state comunque ritenute dover rispondere nei valori ai criteri di veridicità, correttezza e prudenza indicati nella redazione dei bilanci”.

Il fatto che si sia trattato di operazioni in serie, svolte su giocatori non utilizzati ed addirittura mai tesserati con valori abnormi se paragonati ad altre compravendite senza che poi nessun esborso uscisse dalle casse della società (trattandosi solo di partite di giro), avrebbe condotto “a ritenere raggiunta la prova degli illeciti contestati dalla Procura Federale”. Il Tribunale si sbarazzava così dell’eccezione formulata oralmente dalla difesa del Cesena, relativa all’inattendibilità delle valutazioni effettuate ex post dalla Procura Federale, “posto che quest’ultima risulta aver utilizzato criteri che, anche in altre circostanze, sono stati ritenuti attendibili”. Peraltro il fatto che i dirigenti abbiano chiesto ed ottenuto il patteggiamento della sanzione, per il Tribunale, pur non essendo equivalente ad una sentenza di condanna “implicherebbe però un’ammissione di responsabilità dalla quale difficilmente può prescindersi”.

Infine la questione delle campionato in cui scontare la sanzione: la procura indica il 2017/2018, richiamando una norma sull’afflittività della sanzione, il TFN dice che, proprio in virtù di quella norma, la sanzione va scontata nel campionato 2018/1019, “dovendosi individuare la stagione sportiva in corso in quella 1° luglio 2018 / 30 giugno 2019 (posto che, sia la formalizzazione delle richieste sanzionatorie della Procura Federale, che la conseguente decisione, sono adottate nella stagione sportiva 2018/2019), la infliggenda penalizzazione sul punteggio non potrà che scontarsi in tale stagione sportiva”.

Secondo set: mentre il Chievo viene di nuovo deferito e ricomincia da capo, il Cesena ricorre in appello e … vince.

La Corte di Appello Federale, stralciate le posizioni di coloro che avevano chiesto ed ottenuto il patteggiamento, ha poi dato ragione al Cesena, dichiarando che, visto lo stretto legame con il procedimento contro il Chievo, perché si tratta degli stessi fatti, il Cesena avrebbe dovuto essere riprocessato insieme ai clivensi.

Terzo set: si ricomincia davanti al TFN: mentre tutti si aspettano che il Chievo riceva la stessa penalizzazione a suo tempo comminata dallo stesso TFN al Cesena, la condanna c’è ma molto più mite.

Stesso giudice di prima, stesse parti: tutti si aspettano che il TFN replichi il ragionamento fatto in precedenza. In effetti la sentenza appare quasi completamente un “copia e incolla” della precedente. Questa volta esce prematuramente di scena il Cesena, perché fallito nel frattempo. Non sarà più processato, non serve alcuna penalizzazione perché non partecipa più a campionati federali. I 15 punti che gli erano stati inflitti non necessitano nemmeno di essere valutati, come se non ci fossero mai stati! 

Nei confronti del Chievo e dei suoi dirigenti, viene invece innanzitutto riconosciuto che le operazioni erano sistematiche e non episodiche, che erano evidentemente alterati i valori e che questo comportava una alterazione dei bilanci. Violazione delle medesime norme di correttezza e buona fede che in precedenza avevano portato alle sanzioni per i dirigenti del Cesena e, in virtù del principio della responsabilità sportiva, alla sanzione di 15 punti per i romagnoli.

E così si è arrivati alla sentenza: “Pertanto il Collegio ritiene che la condotta di tutti degli odierni deferiti sia stata caratterizzata da estrema superficialità, tale da integrare gli estremi dell’illecito disciplinare, quantomeno sotto il profilo colposo, per non aver posto in essere le dovute prudenziali correzioni ai dati contabili societari, anche in ragione del fatto che la contabilizzazione delle plusvalenze sembra essere un fenomeno alquanto diffuso ed utilizzato da diverse Società calcistiche”. È vero quindi che una volta ritenuto di “scommettere su giovani talenti”, una volta che questi si fossero rivelati “scommesse perse” il bilancio avrebbe dovuto essere corretto, ma così non è stato. E pertanto, ribadisce il collegio, “si ritiene pienamente sussistente la condotta contestata a tutti i deferiti nelle rispettive qualità di Presidente del Chievo e Consiglieri di Amministrazione delle due Società deferite. In particolare, quanto ai consiglieri con deleghe limitate o senza deleghe, va rilevato come essi nelle loro qualità hanno comunque proceduto ad approvare i bilanci negli anni contestati, in presenza della specifica norma civilistica (art. 2475 c.c.) che intesta alla specifica competenza dei consiglieri di amministrazione l’approvazione dei bilanci, dalla quale non possono che derivare le conseguenti e correlate responsabilità”.

Tutto giusto, tutto corretto. Quasi un déjàvu!

Senonché, all’esito di tutto il ragionamento, si arriva alla sentenza: “in conclusione il Collegio reputa che, unitamente ai dirigenti deferiti (…), la Società AC Chievo Verona Srl sia responsabile sia in via diretta che in via oggettiva degli illeciti contestati in relazione all’art.1 bis del CGS, nonché dell’art. 8, comma 1 CGS con riferimento all’alterazione (rectius alla mancata correzione) dei dati contabili societari, e comma 2 del CGS con riferimento alla mancato osservanza della raccomandazione contabile n. 1 della FIGC. Sotto il profilo sanzionatorio, si ritiene, in ragione del numero dei diritti oggetto di scambio, di sanzionare la Società Chievo con un’ammenda pari ad € 200.000,00, nonché della penalizzazione di punti 3 nella stagione sportiva in corso”.

3 punti di penalizzazione! Ma se per gli stessi fatti il Cesena ne aveva avuti 15! Che cosa è successo?

Occhio alle differenze!

Vediamo allora i punti di divergenza fra le due pronunce, che, ripetiamo, per il 90% sono il frutto di un letterale copia e incolla dei brani della prima sentenza nella seconda. Cambia solamente che mentre nella prima sentenza il Tribunale ritiene raggiunta la prova degli illeciti contestati anche per la richiesta di patteggiamento da parte dei dirigenti del Cesena, nella seconda non ritiene “raggiunta la prova del fatto che le operazioni oggetto di deferimento siano state decisive ai fini dell’ottenimento della licenza nazionale per la partecipazione ai campionati di serie A indicati nell’atto di deferimento”. In buona sostanza il Chievo avrebbe sì alterato i bilanci, ma non ci sarebbe la prova che lo avrebbe fatto ai fini di iscriversi ai tre campionati incriminati! La domanda però sorge spontanea: Perché lo avrebbe fatto altrimenti? Per pagare più tasse?

E ciò perché “da un lato, infatti, la impossibilità di ritenere, in assenza di ulteriori accertamenti, pienamente validi ed oggettivi quelli utilizzati dalla Procura Federale, dall’altra la contestazione che sembra essere fondata, formulata dai consulenti della Società Chievo in ordine alla sopravvalutazione degli effetti finanziari delle operazioni contestate per effetto del cd. double counting, per il rilevante importo pari a circa 29 milioni di Euro, l’assenza, inoltre, di qualsivoglia accertamento di natura penale in ordine ad eventuali condotte fraudolente degli odierni deferiti, accertamento che questo Tribunale non può essere chiamato ad effettuare neanche in via incidentale (…) impone a questo Collegio di ritenere non provata la violazione di cui all’art. 18, comma 4 del CGS pure contestata dalla Procura Federale”. Quindi dolo ed “ammissione” di responsabilità per i dirigenti del Cesena, e solamente colpa per non aver “corretto” i bilanci quelli del Chievo, una volta capito che le giovani promesse sulle quali avevano scommesso erano dei brocchi!

Stessi fatti, stessi comportamenti ma valutazioni diverse! I classici due pesi e due misure

Ma tutto può tornare in discussione dopo la riammissione dell’Entella.

Recentemente nel marasma giudiziale è emerso un altro potenziale problema. Il Collegio di Garanzia ha riammesso in B l’Entella, non per un ripescaggio, ma perché ha riscritto la classifica di serie B, consentendo ai liguri di superare il Cesena e così di salvarsi. Ma allora deve subire una riforma anche la pronuncia che aveva sanzionato i romagnoli per il campionato 2018/2019, decidendo che la penalizzazione debba scattare per il campionato 2017/2018! Ed allora l’incongruenza ci sarebbe con il Chievo, sanzionato, per i medesimi fatti, per il campionato 2018/2019! Che pasticcio! Alla faccia della certezza del diritto, assioma che, di recente è stato spesso messo in discussione!

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