La nuova recompra: come cambiano le norme per contrastare i bilanci dopati?

La nuova recompra: come cambiano le norme per contrastare i bilanci dopati?

Di Francesco Paolo Traisci. Il Consiglio federale della FIGC ha approvato la modifica del cosiddetto “diritto di recompra” che, come spiegato dal presidente Gabriele Gravina, non avrà più effetti sotto il profilo fiscale se non quando vengono effettivamente maturati. Cosa cambia per i club?

di Francesco Paolo Traisci

Il Consiglio federale della FIGC ha approvato la modifica del cosiddetto “diritto di recompra” che, come spiegato dal presidente Gabriele Gravina, «non avrà più effetti sotto il profilo fiscale se non quando vengono effettivamente maturati». 

Ma di che si tratta?

Ne abbiamo parlato in passato: si tratta di un diritto di opzione per l’acquisto del cartellino di un giocatore ceduto che una società mantiene per un certo numero di stagioni e che quindi gli consente di riacquistarlo ad un prezzo stabilito al momento della cessione a titolo definitivo. Spesso si abbina ad un diritto per il club al quale un giocatore viene ceduto in prestito, di acquisire il cartellino del giocatore a titolo definitivo. Quindi per semplificare, l’operazione è: io club A, titolare del cartellino del giocatore, ti do il giocatore in prestito per un determinato periodo (una o due stagioni, di solito); al termine del periodo tu, club B, per il quale ha giocato in prestito, dovrai decidere se tenerlo a titolo definitivo o restituirmelo; per tenerlo dovrai versare una cifra X, che stabiliamo insieme alla tempistica dei pagamenti, nel contratto di cessione in prestito; ma io club A posso riprendermelo pagando una cifra Y con la tempistica che stabiliamo sempre nello stesso momento.

Si tratta di modalità utilizzate sempre più di frequente e spesso per giovani talenti che escono dalla primavera dei grandi club, che vengono mandati in provincia a farsi le ossa, ma sui quali il grande club non vuole perdere il controllo ritenendoli ottimi prospetti. Per incentivare il club a tenere il giovane dopo il prestito gli si concede un diritto di opzione per l’acquisto ad un prezzo conveniente, ma con il paracadute che se dovesse diventare un campione il club di partenza potrebbe riprenderselo pagando una somma più alta, in modo da consentire anche a quello che vede vanificata la sua opzione di acquisto di avere anche lui il proprio tornaconto. Un’operazione in apparenza complicata per sostituire il vecchio schema della comproprietà, oggi vietato.

Come cambia la normativa?

La norma cambierà nei suoi aspetti contabili, ossia nelle modalità e tempistiche di contabilizzazione dei prezzi pagati per l’eventuale opzione per trasformare il prestito in acquisto definitivo e per la successiva recompra. Fino in assenza di indicazioni precise, le società hanno potuto scegliere l’annata (o le annate bilancistiche) in cui riportare queste somme, a debito o a credito, creando plusvalenze (o minusvalenze) dove servivano. Da oggi, gli effetti contabili delle eventuali plusvalenze-minusvalenze avranno invece decorrenza dal momento dell’esercizio o della rinuncia del diritto di opzione. Come riporta l’ANSA, può essere inoltre esercitato il diritto di opzione o potrà essere esplicitata la rinuncia solo ed esclusivamente nel primo giorno del periodo di trasferimenti estivo della seconda stagione successiva a quella nel corso della quale è avvenuta la cessione definitiva. Quindi i club non potranno più scegliere in quale annata inserirle in funzione dell’utile o della perdita con i quali vogliono chiudere il bilancio dell’annata e quindi del gioco delle plusvalenze. 

Per quale motivo è stata cambiata?

Il cambiamento deve quindi essere inquadrato nell’ambito della lotta alle plusvalenze fittizie ed ai bilanci dopati. Sicuramente il motivo è legato al fatto che un simile strumento avrebbe consentito un’alterazione dei bilanci, realizzando quelle plusvalenze fittizie contro le quali l’attuale governance del pallone ha dichiarato guerra senza quartiere. Ne abbiamo parlato a lungo e non ha senso ripeterci. La lotta contro il doping contabile è una delle priorità della governance del calcio e ne abbiamo spiegato il perché.

Una società con un bilancio dopato mostra un patrimonio che non ha e poi, alle prime difficoltà, rischia improvvisamente ed irrimediabilmente di fallire, come purtroppo è successo di recente a più di un club, anche blasonato. Infatti il differimento dei pagamenti e l’incertezza delle cifre da inserire per l’esercizio del diritto consente i giochini con le plusvalenze che si vogliono sempre di più limitare.    

Che impatto avrà sui bilanci delle squadre?

Certo, non risolve completamente il problema. Solo la tempistica dell’operazione contabile è fissata, non l’ammontare, perché questo al momento non sembra possibile. Le valutazioni dei giocatori sono spesso molto arbitrarie e, come hanno di recente mostrato alcune pronunce della giustizia sportiva, specialmente quando si tratta di giovani appena usciti dalla primavera, sono assolutamente sindacabili. L’acquisto di un calciatore, soprattutto per quelli giovani, è da sempre considerato una scommessa. Sicuramente c’è chi è più bravo di altri nell’intravedere il talento e le potenzialità di un campione in erba, ma non è certo una scienza esatta. Non ci sono algoritmi ma nemmeno prezzari, o stime che tengano.

Pensiamo a Zaniolo, arrivato insieme a Santon con quello che sembrava solo un forte sconto sul cartellino di Nainggolan e rivelatosi in pochi mesi un effettivo top player. Pensiamo però anche ad altri golden boys pagati a peso d’oro e che poi si sono persi per strada! Non esistono algoritmi o parametri in grado di dire a priori qual è il prezzo giusto di un calciatore. Nessun organo inquirente o giudicante – Covisoc, UEFA, Procura – ha gli strumenti per stabilire con esattezza in modo asettico il valore di un cartellino. Non parliamo di auto, oro o petrolio per cui esistono listini e criteri oggettivi…

È quindi necessario valutare i casi concreti: è spesso difficile giustificare che il cartellino di un giocatore valga l’enorme cifra che è stato pagato, ma a volte esistono strategie, alleanze che legano società, tempistiche e condizioni non economiche che non consentono di ritenere irregolari alcune transazioni. Certo però che, in altri casi, abbiamo visto transazioni fortemente sospette perché tutto faceva pensare ad uno stratagemma per rendere attivo un bilancio in rosso o per limitare il passivo e consentire l’iscrizione al campionato senza dover provvedere a ripianare le perdite.

Perchè la recompra è ideale per “dopare” i bilanci?

Oltre a ciò le clausole di riscatto e recompra hanno le potenzialità per essere gli strumenti ideali per dopare i bilanci. Infatti alle normali incertezze legate al valore dei cartellini, si aggiungono due ulteriori fattori di aleatorietà: innanzitutto che può anche essere tutto sulla carta, perché i due club si riservano la scelta di decidere se esercitare o meno il proprio diritto di opzione (quello di riscatto per la società che ha in prestito il giocatore e quello di recompra). Potrebbe non esserne esercitato nessuno dei due o potrebbe essere esercitato essere esercitato solo quello di trasformare il prestito in contratto definitivo. Il prezzo di ciascuno potrebbe essere talmente elevato da scoraggiare l’esercizio dell’opzione oppure per comprendervi un premio per la società che ha valorizzato il giovane. Quindi anche valori che possono sembrare assurdi possono nascondere non la volontà di creare plusvalenze fittizie, ma semplicemente scelte strategiche e, eventualmente, dissuasive che però dovrebbero avere rilevanza per i bilanci delle società solo se le somme previste non restassero sulla carta ma fossero effettivamente corrisposte.

Allo stesso modo deve considerarsi che le cifre potrebbero essere frutto di una duplice valutazione futura, quella del costo della cessione definitiva e quello della eventuale recompra, con un delta assolutamente discrezionale, visto che si tratta di due valutazioni prognostiche. Ma anche in questo caso il delta potrebbe sì nascondere una plusvalenza fittizia, oppure una scelta strategica.  Ma stabilire quantomeno l’annata in cui le somme vanno iscritte a bilancio consente di limitare la possibilità di dopare i bilanci per più esercizi, o scegliendo gli esercizi da dopare. E potrebbe non essere poco!

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