Illeciti e sanzioni: cosa rischiano Parma, Chievo e Cesena?

Illeciti e sanzioni: cosa rischiano Parma, Chievo e Cesena?

Di Francesco Paolo Traisci. Stanno iniziando i ritiri delle squadre di A e di B, ma due casi portano il calcio dai campi di gioco alle aule di Tribunale. Quello sportivo, almeno per ora. Si tratta dei casi del Parma, per la presunta combine contro lo Spezia, e del Chievo, che assieme al Cesena è stato deferito dalla procura federale per un presunto caso di “doping amministrativo”.

di Francesco Paolo Traisci

Stanno iniziando i ritiri delle squadre di A e di B, ma due casi portano il calcio dai campi di gioco alle aule di Tribunale, quello sportivo, almeno per ora. Casi che quantomeno lasciano alcune incertezze sugli organigrammi della Serie A e, di conseguenza, della Serie B per la stagione sportiva ormai alle porte. Si tratta dei casi del Parma, la cui promozione in A può essere messa in discussione dall’esito del procedimento per le vicende intercorse in relazione alla gara contro lo Spezia del 18 maggio scorso, e del Chievo, che insieme al Cesena è stato deferito dalla procura federale per un presunto caso di “doping amministrativo”, rischiando, forse, di vanificare la salvezza raggiunta all’ultima giornata dello scorso campionato. Andiamo con ordine: si tratta di due casi distinti.

PARMA – Del Parma abbiamo già scritto… Siamo arrivati ora nella fase processuale iniziata con il deferimento del Procuratore federale per una presunta tentata combine della partita contro lo Spezia, che secondo la tesi della procura sarebbe stata messa in atto dal bomber del Parma Emanuele Calaiò. Come? Con una serie di messaggi su Whatsapp, indirizzati a due giocatori dello Spezia Calcio, Filippo De Col e Claudio Terzi, nel tentativo di ottenere “un minor impegno agonistico da parte dei calciatori dello Spezia Calcio” con l’intento, si legge nel deferimento, di “assicurare alla propria squadra il risultato favorevole dell’incontro”. Una vittoria del Parma, combinata con un contemporaneo passo falso del Frosinone in casa contro il Foggia, avrebbe infatti consentito (come poi è effettivamente avvenuto) ai crociati di ottenere la promozione diretta in serie A, a scapito dei ciociari.

DEFERIMENTO – Per questo, la Procura Federale ha deferito dinanzi al Tribunale Federale, il calciatore del Parma “per la violazione dell’art. 7, commi 1 e 2, del C.G.S. e lo stesso Parma a titolo di responsabilità oggettiva, ai sensi degli art. 7, comma 2, e 4, comma 2, del CGS, per il comportamento posto in essere dal proprio tesserato”. Reggerà l’accusa dinnanzi al Tribunale Federale? Tutto ruota intorno all’interpretazione dei messaggi, che all’apparenza innocenti, sarebbero invece, a sentir l’accusa, prova di un effettivo tentativo di combine. Gravissime le accuse: non semplice slealtà sportiva (art. 1 bis), bensì il ben più grave “illecito sportivo” disciplinato dall’art. 7, che sanziona “Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo” ed il Parma pur all’oscuro di tutto, rischia una sanzione forte in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva tanto criticato in passato.

POSSIBILI VALUTAZIONI – Come valuterà i messaggi il Tribunale Federale Nazionale? Il Parma appare sereno: si tratta di messaggi innocenti, nulla di irregolare, affermano in società, non ritenendo credibile l’ipotesi di annullamento della promozione. Contrarie sono le speranze di Palermo e, secondo alcuni, anche del Venezia che avrebbe anche lei, come il Palermo, chiesto di partecipare come parte interessata al processo. A chi darà ragione il Tribunale? Seguirà la tesi del Parma, risolvendo il tutto in un niente di fatto? Oppure darà seguito alle tesi dell’accusa (e delle due controinteressate)? In quel caso il rischio è la sanzione di qualche punto, che porterebbe ad annullare la conquista della promozione a favore del Palermo? O alla ripetizione degli interi play off promozione come spera il Venezia? Nulla è scritto e non sembra esserci alcuna casistica da richiamare. Certo solo che, se viene condannato, il Parma rischia la A. Ma a favore di chi, ancora non si sa!

CHIEVO E CESENA – Differente è il caso che coinvolge Chievo e Cesena, deferite dalla procura per un presunto caso di plusvalenze gonfiate, che avrebbero consentito ad entrambi i club di “aggiustare” i propri bilanci in modo da potersi iscrivere ai campionati 2015-2016, 2016-2017 e a quello appena terminato. Il 25 giugno è arrivato il deferimento per la violazione degli art. 1 bis n. 1 e 8 n. 1, 2 e 4 per i presidenti e rappresentanti delle due società, nonché ai sensi dell’art. 1 bis n. 5 anche per i componenti del Consiglio di Amministrazione entrambe. I due presidenti (nonché il direttore generale del Cesena) sono stati deferiti per aver dichiarato al momento del tesseramento di una serie di giocatori (quasi una trentina), “indicando in tutte un corrispettivo superiore al reale”, allo scopo di far apparire un patrimonio netto superiore a quello realmente esistente alla fine di ciascun esercizio e di ciascun semestre, così da ottenere la Licenza Nazione e l’iscrizione al Campionato” di serie A per il Chievo e di serie B per il Cesena, “per le stagioni 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018, in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale”. Gli altri dirigenti sono invece accusati di aver approvato, insieme ai rispettivi presidenti, i bilanci truccati con le plusvalenze fittizie.

PLUSVALENZE FITTIZIE – In buona sostanza, secondo l’accusa, una serie di giocatori per lo più sconosciuti e che, in certi casi, non avevano mai collezionato neanche una presenza con la prima squadra o con la squadra primavera, e che poi hanno continuato la loro carriera in squadre di Serie C o Serie D, sarebbero stati sopravvalutati per oltre 25 milioni (essendo arrivati i due club a gonfiare anche del 9000% il valore di alcuni di essi rispetto a quello reale) in modo da poter presentare bilanci in regola con i requisiti richiesti per l’iscrizione ai rispettivi campionati. Un caso di doping amministrativo, che grazie a una serie ripetuta di plusvalenze fittizie e reciproche avrebbe consentito ad entrambi i club di aggiustare i propri bilanci, in modo da potersi iscrivere . Di conseguenza deferimento per responsabilità diretta (per l’attività svolta per conto delle due società dai rispettivi rappresentanti legali, ossia i due presidenti) ed per responsabilità oggettiva per le condotte degli altri dirigenti.

LE RISPOSTE – Dal canto loro le società non ci stanno… Per ben due volte il Chievo è intervenuto dichiarandosi estraneo alle contestazioni con un comunicato durissimo: “La società ribadisce con fermezza di sentirsi estranea alle contestazioni ricevute dalla Procura Federale della FIGC, avendo sempre agito nel pieno rispetto delle norme federali. La società ripone la sua massima fiducia nelle decisioni della magistratura sportiva e si riserva di agire in tutte le sedi competenti contro qualsiasi iniziativa che possa ledere l’immagine del club”. Valutazioni corrette e a prezzi reali, secondo la società clivense. E, d’altra parte, come quantificare e, soprattutto, certificare il valore di un giocatore poco noto, che potrebbe rappresentare tanto una promessa quanto un flop? Si tratta di valutazioni che possono sensibilmente variare di anno in anno. Molto spesso si tratta di scommesse, che non possono certo essere quantificare senza timore di smentita! Di conseguenza bilanci corretti e veritieri e soprattutto rispettosi delle norme sulla loro redazione.

SANZIONI – Che ne penserà il Tribunale Federale Nazionale? Vedremo… E, soprattutto, se riterrà che i dirigenti delle due squadre abbiano commesso gli illeciti dei quali sono stati accusati, quali potrebbero essere le sanzioni per le due società? Di solito la sanzione per questo tipo di illeciti consiste in una penalizzazione di punti in classifica. Da scontare nel prossimo campionato oppure, in virtù del principio di afflittività della pena, il Tribunale potrebbe anche decidere che siano da scontarsi in quello appena terminato. Per quest’ultima soluzione potrebbe far propendere il fatto che l’illecito commesso è ripetuto e grave e che, secondo l’accusa della procura, avrebbe permesso al Chievo di iscriversi al presente campionato (oltre che a quelli passati). Ed allora sarebbe retrocessione per i veneti a favore del Crotone. Si tratterebbe di una novità, ma sarebbero dolori, per il Chievo, ma anche per il Cesena che, già di suo, è ad un passo dal fallimento e che, al pari di Bari ed Avellino, già si è visto rifiutare la Licenza per il prossimo campionato!

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