Il Fair Play Finanziario incombe ancora sul Milan: cosa rischiano i rossoneri? E possono far saltare il sistema?

Il Fair Play Finanziario incombe ancora sul Milan: cosa rischiano i rossoneri? E possono far saltare il sistema?

Di Francesco Paolo Traisci. Nemmeno qualificandosi sul campo per le Coppe Europee il club rossonero sarebbe sicuro di potervi accedere! I rossoneri sono infatti da tempo sotto la scure del Fair Play Finanziario rischiano di pagare caro il debito accumulato dalla proprietà cinese e mai rientrato.

di Francesco Paolo Traisci

Potrebbe essere stato tutto inutile! A partire dalla vittoria sofferta e con strascichi e polemiche sulla Lazio, che potrebbe garantire al Milan un importante passo verso la Champions potrebbe risultare inutile. Così come inutile potrebbe rivelarsi un finale di campionato in crescendo. Nemmeno qualificandosi sul campo per le Coppe Europee, il club rossonero sarebbe sicuro di potervi accedere! I rossoneri sono infatti da tempo sotto la scure del Fair Play Finanziario rischiano di pagare caro il debito accumulato dalla proprietà cinese e mai rientrato.

Ancora il Fair Play Finanziario?

Andiamo con ordine in una vicenda che si sta trascinando ormai da qualche anno e che ha visto i rossoneri confrontarsi a più riprese con le restrizioni imposte dal famigerato Fair Play Finanziario dell’UEFA. Ripercorriamo le tappe di una vicenda ripetutamente sotto l’occhio dei riflettori. Prima un Volountary Agreement respinto, riproposto con correttivi (speranze di sfondare sul mercato cinese e di qualificazione Champions, poi fallita) ed infine definitivamente ritirato. Poi un Settlement Agreement anch’esso respinto e una prima condanna: fuori dall’Europa! Il cambio di proprietà e l’assunzione della gestione e degli oneri finanziari direttamente da parte di Elliott hanno poi permesso ai rossoneri di salvarsi in calcio d’angolo, consentendo loro di partecipare all’Europa League, ma con una pesante ipoteca per il futuro: obbligo di pareggio di bilancio entro il 2021, rosa per le (eventuali) competizioni europee ridotta a 21 elementi (invece dei 25 previsti in casi normali) e multa di 12 milioni da trattenere sui ricavi delle coppe. Una sanzione comunque ritenuta troppo severa per un club che, a suo dire, starebbe cercando di rimettersi in riga con i parametri UEFA. Una vicenda in sospeso perché i rossoneri hanno impugnato la decisione del Comitato Fair Play dell’UEFA, sempre dinanzi al TAS, presso il quale ora pende l’appello che, non vertendo sulla esclusione dalle coppe, dovrebbe essere deciso in via ordinaria.

Ma ecco il fulmine a ciel sereno! Un nuovo deferimento da parte della Camera d’investigazione del Financial Control Body dell’UEFA, sganciato, come ben specificato dall’UEFA stessa, dalla vicenda precedente (che riguardava gli esercizi 2015, 2016 e 2017) e che riguarderebbe il mancato rispetto dei regolamenti sul FPF per gli esercizi 2016, 2017 e 2018.  Per quanto si tratti secondo molti di un atto dovuto, non si può dire che il club l’abbia preso bene! La strada apparirebbe segnata, anche perché l’UEFA non sembra disponibile a fare sconti, come avverte Marco Bellinazzo dalle colonne del Sole 24 ore. Nessun trattamento di favore per il secondo differimento; anzi! Considerando la recidività del club che, invece di ridurre i costi di gestione ha aumentato il debito con nuovi acquisti, appare più che probabile una nuova condanna da parte dell’UEFA, che il Milan potrà impugnare (ed eventualmente riunire all’altra impugnazione accelerandone l’iter). Una recidività che il club potrebbe questa volta pagare caro, con quell’esclusione delle coppe europee che grazie al TAS era riuscita ad evitare per la stagione in corso.

Sanzione allora evitata in extremis, grazie all’accoglimento da parte del TAS delle contestazioni rossonere in merito al business plan, giudicato dall’UEFA irrealizzabile. Al contrario, il TAS lo aveva ritenuto serio e fondato, soprattutto valutando positivamente i correttivi e le soluzioni alternative in caso di mancate qualificazioni per le competizioni europee. E valutando positivamente anche il cambio di proprietà che l’UEFA non aveva fatto in tempo a prendere in considerazione e che forse avrebbe, se avesse potuto, valutato favorevolmente.

Su cosa dovrà decidere ora il TAS?

Ma ora il TAS sarà probabilmente chiamato ad una duplice valutazione: sicuramente quella relativa alle infrazioni del bilancio relativamente al triennio 2015-2017, per la quale pende la nuova impugnazione del Milan contro la sanzione dell’UEFA, che il TAS stesso aveva sollecitato, ritenendo troppo severa quella originale di esclusione dalle coppe per il biennio 2018-2019. Alla luce dell’aumento del disavanzo (da 121, il buco è arrivato a 200), come si comporterà il TAS? Riterrà troppo severa anche quella della limitazione della rosa e della condanna pecuniaria che si assommavano all’obbligo di raggiungere la parità di bilancio entro il 2021?  E poi, con ogni probabilità, anche contro la sanzione del Comitato Fair Play Uefa che potrebbe arrivare entro il mese di maggio, relativamente alle infrazioni per gli anni 2016-2018, in seguito al deferimento dell’inizio di aprile. Come si comporterà il TAS? Anche in questo caso, riterrà ancora ragionevole il business plan del Milan e raggiungibile la parità di bilancio nei tempi previsti?

Cosa rischia il Milan?

Certo, alla luce del precedente e degli sviluppi successivi sarebbe difficile così come sarebbe difficile salvare il Milan dall’esclusione dalle competizioni europee. Perché alla luce delle promesse e degli impegni di ridurre il deficit, in seguito al comportamento successivo del club, che anziché ridurre il debito lo ha aumentato di ulteriori 80 milioni, quello che era sembrato un atto di fiducia verso la nuova dirigenza potrebbe pesare caro sul futuro rossonero. In questo caso il giudizio del TAS dovrebbe essere rapido e arrivare prima dell’inizio della prossima stagione, ossia entro la fine di giugno, come successo l’anno scorso, visto che potrebbe coinvolgere l’eventuale partecipazione rossonera nelle coppe della prossima stagione.

A meno che nel frattempo la dirigenza rossonera non capisca che per evitare tutto ciò deve seriamente impegnarsi a ridurre il debito, riuscendo a piazzare colpi pesanti nel mercato in uscita. Intanto però il mercato sarà nuovamente condizionato, come le ultime due sessioni: rinforzarsi sì, ma sempre con un occhio ai conti, magari con qualche uscita di peso per incassare plusvalenze e far cambiare idea sulle prospettive rossonere. Potrebbe così essere necessaria la cessione di qualche pezzo da 90, magari di quelli che non hanno convinto a pieno anche per aspetti extracalcistici ma che hanno un ottimo mercato soprattutto all’estero come Kessie, ed il mancato riscatto di qualcun altro, come ad esempio di Bayakoko, che sarebbe costretto a tornare a Londra per la felicità dei tifosi del Chelsea (un eufemismo, visti i festeggiamenti alla sua partenza per Milano).

C’è spazio per una trattativa?

Anche per questo non è da escludere che tra Milan e UEFA non possa aprirsi una trattativa, ma se non dovesse trovarsi un compromesso, si aprirebbe la strada ad un muro contro muro in tutte le sedi legali. “Siamo pronti a tutto, abbiamo tante armi. Naturalmente non vogliamo un confronto duro e senza dialogo: il Fair Play Finanziario vuole azzerare i debiti nel calcio europeo ma non permettere di intervenire sul mercato a una società sana e senza debiti mi sembra incostituzionale. L’UEFA ha capito che questa è una società sana, con persone competenti, e vuole tornare in alto”. Queste le parole di Paolo Maldini. E sul tavolo resta anche l’opzione di portare la vicenda fuori dai tribunali sportivi, come riportano diversi quotidiani. Come avverte Calcio e Finanza, il Milan starebbe seriamente pensando ad un’alternativa nel caso in cui la diplomazia non funzionasse fino in fondo: portare il calcio fuori dall’ambito della giustizia sportiva, infrangendo quel principio di autodichia che prevede che i conflitti sorti all’interno dell’ordinamento sportivo rimangano sottoposti alla giustizia sportiva.

Può saltare l’intero sistema del FPF?

Secondo Bellinazzo il Milan punterebbe a far dichiarare la fondamentale ingiustizia delle regole del Fair Play Finanziario alla luce delle sanzioni che sino ad ora sono state comminate. Quasi esclusivamente sanzioni pecuniarie, che hanno avvantaggiato i club che potevano permettersele senza battere ciglio, penalizzando invece i club che starebbero lentamente cercando di risollevarsi, proprio come il Milan, per i quali anche una sanzione di 12 milioni ha il potere di influire pesantemente sul bilancio. E peraltro facendo nomi e cognomi e costringendo l’UEFA a produrre i recenti Settlement Agreement con Inter, PSG e Manchester City, i rossoneri hanno in buona sostanza cercato di puntare sulla iniquità di un sistema che sarebbe ormai sempre più vicino a un bivio: o lo si fa funzionare davvero e, invece di multarli, si escludono i club che non lo rispettano, oppure forse è meglio ripensarlo da capo. E per questo, secondo i rossoneri una esclusione del club dall’Europa sarebbe doppiamente un’ingiustizia alla luce delle sole multe comminate sino ad ora agli altri.

Cambio delle regole direttamente dalla Commissione Europea?

E, visto che l’UEFA appare ferma nel mantenimento delle attuali regole, si punterebbe su di una modifica delle stesse imposta dall’alto perché ritenute illegittime. Ed una modifica potrebbe avvenire solo se sollecitata dalle istituzioni europee, che dovessero ritenere le regole del FPF contrarie ai principi inderogabili dei Trattati o delle norme da questi derivanti. Cercando una presa di posizione della Commissione, ovvero sollecitando una sentenza della Corte di Giustizia che costituisca un precedente. In realtà ci sembra una strada tortuosa, anche perché la Commissione Europea non pare certo contraria alle regole del FPF, avendo in passato espresso pareri a favore di questo sistema di regole! Ma nemmeno un’ulteriore via giudiziaria appare praticabile, perché la giustizia svizzera, presso la quale dovrebbe rivolgersi chiunque decida di citare in giudizio l’UEFA che nel paese elvetico ha la sua sede, pare poter far nulla per modificare le regole interne che un’organizzazione privata come quella che governa il calcio continentale ha deciso democraticamente di darsi.

Sarebbe un pericoloso boomerang… perché il Milan si sembra praticamente isolato in questa sua battaglia e, soprattutto, non si parli per favore di incostituzionalità! La nostra costituzione, lasciamola in pace, non c’entra niente!

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