Il DL Salvini entra a gamba tesa sul calcio: diritti TV solo a chi ha bilanci certificati da revisori terzi

Il DL Salvini entra a gamba tesa sul calcio: diritti TV solo a chi ha bilanci certificati da revisori terzi

Di Francesco Paolo Traisci. A partire dalla prossima stagione, solo i club con bilancio certificato da revisori indipendenti iscritti all’albo dei revisori, che saranno sottoposti limitatamente a quegli specifici incarichi alla vigilanza della CONSOB, potranno accedere ai proventi dei diritti TV.

di Francesco Paolo Traisci

A partire dalla prossima stagione, solo i club con bilancio certificato da revisori indipendenti iscritti all’albo dei revisori, che saranno sottoposti limitatamente a quegli specifici incarichi alla vigilanza della CONSOB, potranno accedere ai proventi dei diritti TV. Prima delle entrate a gamba tesa sul calcio da parte del Governo, desideroso di mettere ordine nel caos in cui sta piombando il nostro calcio. Fallimenti, bancarotte, mancate iscrizioni, ripescaggi, caos campionati, tutto sembra legato da un fil rouge di irregolarità contabili che i hanno avuto un effetto destabilizzante sul nostro calcio.

Qual è la norma del DL Salvini che interessa il calcio?

E così è uscita la prima norma: nel DL Salvini, il cosiddetto decreto su sicurezza e immigrazione, l’art. 41, l’ultimo prima del `Capo IV´ in cui sono indicate le coperture finanziarie e l’entrata in vigore del provvedimento, prevede infatti che “a partire dalla stagione sportiva 2019-2020 – si legge nel testo – possono accedere alla ripartizione della quota dei diritti audiovisivi da assegnare ai partecipanti ai campionati di calcio di serie A e B solo le società, quotate e non quotate, che abbiano sottoposto i propri bilanci alla revisione legale svolta da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili, la quale, limitatamente a tali incarichi, è soggetta alla vigilanza della Commissione nazionale per le società e la borsa”. Sempre nella stessa norma viene specificato inoltre che tali incarichi hanno la durata di “tre esercizi e non possono essere rinnovati o nuovamente conferiti se non siano decorsi almeno tre anni dalla data di cessazione dei precedenti”. 

In realtà quella che il fonti vicine al governo affermano essere una proposta “seria e moralizzatrice che serve a mettere ordine nei conti del calcio”, come rileva il sito on line del Sole 24, non sembra essere una grande novità dal punto di vista delle conseguenze giuridiche, potendosi qualificare come mera norma di indirizzo, ossia programmatica. Già da tempo infatti i bilanci delle società di calcio di Serie A (a cui va il 90% del ricavato della vendita dei diritti tv del massimo campionato) e di quelle della Serie B (a cui vanno, oltre che i diritti tv propri, il 6% dei diritti della Serie A nell’ambito della mutualità tra categorie) sono certificati. Infatti l’art. 84 n. 4 NOIF stabilisce che “Il bilancio delle società della Lega Nazionale Professionisti Serie A, della Lega Nazionale Professionisti Serie B e della Lega Italiana Calcio Professionistico deve essere sottoposto alla revisione di una società iscritta nel registro dei revisori legali istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che abbia svolto incarichi di revisione negli ultimi tre anni per società quotate o per società di calcio professionistiche”.

Ma che cos’è la certificazione del bilancio?

Si tratta un procedimento di controllo dei dati di bilancio e delle scritture sottostanti, con dichiarazione formale circa le regolarità delle scritture contabili e di conseguenza del bilancio di una società. La parola “certificazione” discende dalla più generale pratica inglese di revisione dei conti. All’esito del procedimento di controllo contabile, il revisore redige una nota indirizzata all’assemblea dei soci, firmata dal revisore responsabile ed articolata in tre paragrafi. Nel primo viene individuato il bilancio assoggettato alla società a revisione contabile (principalmente indicando il nome della società e l’esercizio di riferimento) ed assegnate le rispettive responsabilità degli amministratori della società (predisposizione del bilancio) e del revisore (giudizio professionale sul bilancio); nel secondo vengono espressi i principi di revisione di riferimento (principalmente indicando il soggetto emanante), illustrate sommariamente le procedure svolte e come, all’esito delle procedure, il revisore sia arrivato ad esprimere il proprio un giudizio professionale sul bilancio; giudizio che il revisore esprime nel terzo paragrafo, in particolare valutando la conformità del bilancio rispetto ai principi contabili di riferimento e la chiarezza della redazione nonché la veridicità e correttezza della rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico della società.

Cosa si intende per revisori terzi e per società di revisione terze

Si parla di una valutazione della regolarità del bilancio e della sua conformità ai principi di legge, espressa non già dal collegio sindacale interno alla società ma da una società indipendente composta da liberi professionisti i quali, prima di poter esercitare la loro attività, devono ottenere uno speciale diploma di revisore certificato. Professionisti o società designati si dagli azionisti, ma indipendenti, e legati alla stessa da un contratto di conferimento di incarico professionale. Sul punto, peraltro, rispetto alla norma delle NOIF, la legge appare più stringente perché impone che questi incarichi abbiano una durata determinata (3 esercizi) e che non possano essere rinnovati o conferiti di nuovo, se non dopo una pausa di almeno un triennio. Quindi stop al revisore di fiducia per i club ed alla fidelizzazione del rapporto: quanto meno deve esserci l’alternanza fra due società. 

E quindi, dove sarebbe la novità?

Una prima novità potrebbe consistere nella vigilanza della CONSOB sulla specifica attività di revisione dei bilanci calcistici? Quindi le mirino ci sarebbe direttamente la società di revisione ma, indirettamente, lo stesso club che, a quella società di revisione, si rivolge per la certificazione del bilancio. Ciò in quanto attraverso un controllo più stringente sulla società che certifica il bilancio, si responsabilizza certo quest’ultima direttamente, ma anche indirettamente il club calcistico che, a prescindere dalla quotazione in borsa (che implica di per sé il controllo della CONSOB), vede il proprio bilancio sottoposto a controlli più stringenti da parte di un organo pubblico. Con la conseguenza di una maggiore cautela e perizia nella predisposizione del bilancio sottoposto a controllo. Quindi la norma, evidentemente, ha l’obiettivo di indirizzare un maggior controllo sui bilanci dei club, anche da parte di un’authority statale.

Ma la vera differenza starebbe nella fonte dell’obbligo di revisione

In precedenza l’obbligo era imposto da una regolamentazione interna, le NOIF, emanata dalla stessa Federazione, e modificabile liberamente dalla stessa. Ora l’obbligo di revisione è imposto da una legge dello Stato. Una differenza formale, certo, perché esprime la volontà del Governo stesso di imporre la propria normativa in un settore che spesso era stato lasciato all’autonomia privata, ossia alla volontà delle componenti della FIGC. Ma anche sostanziale, perché da oggi ogni modifica sul punto dovrà essere approvata con una legge dello Stato. E quindi, qualora la Federazione decida di mettere mano alla regola, dovrà tenerne conto. 

Ma c’è anche una modifica sostanziale: un controllo pubblico sui bilanci per coloro che vogliono accedere alla ripartizione dei diritti televisivi.

Rispetto alle NOIF, la legge ora impone la certificazione al solo fine di ottenere una quota dei proventi della commercializzazione dei diritti audiovisivi per la serie A e la serie B, mentre le regole organizzative interne della federazione la imponevano ai fini dell’iscrizione al campionato. Con un ambito di azione in apparenza maggiore e che, al suo interno, comprenderebbe anche il denaro proveniente dai diritti audiovisivi del campionato al quale il club è iscritto. Ma è comunque necessario considerare che, mentre la norma legislativa si può facilmente inserire nel contesto della disciplina della commercializzazione dei diritti audiovisivi, regolata dalla legge, sino ad oggi le regole sulla disciplina delle varie competizioni e quindi sulla partecipazione ai campionati sono state quasi sempre lasciate all’autonomia dei privati.  Appunto, sino ad oggi!  Ma domani potrebbe non essere più così, con il Governo intenzionato ad entrare anche in quest’ambito, soprattutto dopo il caos creato dalla giustizia (sportiva e non) sui ripescaggi nei vari campionati! Questo è il vero messaggio!

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