Gli intermediari del pallone: una galassia in continua espansione, anche nel calcio non professionistico

Gli intermediari del pallone: una galassia in continua espansione, anche nel calcio non professionistico

Di Francesco Paolo Traisci. Gli intermediari del pallone: una galassia non sempre limpida, fatta di rapporti ufficiali ma anche ufficiosi e spesso difficilmente inquadrabili in schemi giuridici…

di Francesco Paolo Traisci

Gli intermediari del pallone: una galassia non sempre limpida, fatta di rapporti ufficiali ma anche ufficiosi e spesso difficilmente inquadrabili in schemi giuridici… Commissioni sempre più pesanti, giri d’affari sempre più grandi. Il ruolo ed il potere di mercato degli intermediari sono sempre più accentuati e continuano nel crescere anche nel 2018. Questo è quanto è emerso dal Rapporto chiamato “Intermediaries in International Transfers”, realizzato dalla FIFA a partire dal 2013, che analizza il sistema delle intermediazioni sul mercato dei trasferimenti internazionali dei calciatori professionisti.

Qual è il giro d’affari delle intermediazioni nel calcio professionistico?

Delle 86.212 operazioni di trasferimento internazionale effettuate dal 2013 ad oggi, ben 16.825 hanno visto il coinvolgimento di almeno un intermediario, con la cifra legata alle commissioni che ha raggiunto i 2,14 miliardi di dollari (partendo dai 548 del 2013). Delle tre parti coinvolte, sono i giocatori quelli che hanno utilizzato intermediari in 12.604 occasioni, mentre i club acquirenti lo hanno fatto in 6.066 occasioni e i club venditori in 1.489 occasioni, a dimostrazione che molti trasferimenti sono voluti o comunque sono gestiti dall’entourage dei calciatori. Sono spesso loro a trovare la nuova società ai loro assistiti, gestendo anche le trattative fra i due club. Nel solo 2018 dei 16.421 trasferimenti internazionali ben 2.304 hanno presentato costi relativi ad intermediari incaricati dai calciatori, ossia ben il 14%. Fra questi poi conta spesso l’età: se nel 2018 il 18,3 % dei calciatori sotto i diciotto anni ha utilizzato un intermediario per il trasferimenti all’estero, la percentuale diminuisce al 14.6% per i calciatori fra i 18 ed i 25 anni, al 13.4% per quelli fra i 26 ed i 32, mentre solo l’11.1% dei calciatori sopra i 33 anni ha utilizzato intermediari per i propri trasferimenti all’estero. Altri due dati interessanti: nel 2018, il 47.9% dei calciatori danesi è ha incaricato un intermediario per il proprio trasferimento all’estero. I danesi sono seguiti, in questa speciale classifica, dai norvegesi (40.0%) e dagli olandesi (39.2%). Un ultimo dato relative al tipo di trasferimento: nel 2018 i giocatori hanno fatto uso di intermediari nei casi di trasferimento a titolo definitivo molto più spesso che nei casi di prestito o di svincolati.

In alternativa è il club che incarica un intermediario per reperire un calciatore e trovare l’accordo con il suo club, cosa che avviene spesso nel nostro paese ed infatti dei 1.205 trasferimenti con intermediari per i club acquirenti del 2018, ben 175 è avvenuto con club italiani (+0,7% sul 2017). L’Italia è il paese con la percentuale di affari con intermediari per club acquirenti più alta anche rispetto al totale dei trasferimenti: 175 su 388, il 45,1%. Seguono l’Inghilterra (che supera l’Italia come valore assoluto con 251 operazioni, ma non come percentuale) e la Danimarca. In altri paesi è il club venditore ad incaricare un intermediario di reperire acquirenti per i propri calciatori. Sempre parlando del 2018, il numero di trasferimenti con intermediari del club venditore è stato di 355. Croazia al primo posto per percentuale (22% delle operazioni), seguita dall’Italia e dalla Serbia (entrambe a 16,9%).

A quanto ammontano commissioni e percentuali?

In totale, nel 2018 i club hanno speso 548 milioni di dollari in commissioni: il 73% versati da club acquirenti e il 27% da club venditori. La cifra è cresciuta di oltre il 100% rispetto al 2013 e coinvolge soprattutto Inghilterra, Italia, Spagna, Germania, Francia e Portogallo, che assieme compongono l’83% della spesa totale. Basti pensare che solo i club UEFA spendono 525,5 milioni di dollari su 548 milioni (95,9%). Guardando invece i singoli paesi, l’Inghilterra è quella che spende di più (155,8 milioni) seguita dall’Italia (132,6 milioni) e – a distanza – dalla Germania (56 milioni).

Interessante appare anche il dato sull’ammontare della percentuale sul costo del trasferimento versata dai club agli intermediari, percentuale che può variare sensibilmente a seconda del valore del trasferimento. Più alto è stato il costo pagato per il cartellino, minore la percentuale versata all’intermediario. E così quando il valore del trasferimento è stato inferiore ad 1 milione la percentuale media per l’intermediario è stata del 28.2% di cui la maggior parte a carico del club acquirente, con casi in cui addirittura il costo della commissione ha superato quello del semplice trasferimento, mentre nei trasferimenti di valore superiore ai 5 milioni di dollari, la percentuale media per i costi di intermediazione è stata del 7.3%, con la grande maggioranza inferiore al 10% e con pochi casi superiore al 20% e spesso suddivisa fra i due club.

Che la percentuale versata per gli intermediari diminuisca in funzione del costo del valore è perfettamente logico, perché invece in termini assoluti gli affari più remunerativi sono sicuramente quelli grossi spesso destinati a persone diverse rispetto a quelle che svolgono la normale attività di rappresentanza affidata agli agenti presenti negli albi regolamentati, che invece possono ottenere per la loro opera una commissione non superiore al 3% del valore della transazione. Che si tratti di attività diversa lo dimostra, oltre all’ammontare ben superiore delle percentuali di guadagno, pure il fatto che spesso i costi di intermediazione sono stati versati anche in caso di trasferimenti a titolo gratuito. Nel rapporto si specifica, che dal 2013, ben 3.256 trasferimenti a titolo gratuito sono avvenuti attraverso l’opera di intermediari ed hanno generato ben 375 milioni di commissioni.

Intermediari o procuratori?

Attenzione quindi! Parliamo di intermediari, non necessariamente di agenti o di procuratori. Solo a volte i ruoli coincidono… In particolare una cosa è l’agente del calciatore, che assiste l’atleta nella stipulazione di un nuovo contratto di lavoro sportivo, altro è l’intermediario che mette in contatto due o più parti di un contratto di trasferimento di un atleta ad un club ad un altro. O in generale di chi, in virtù di un apposito mandato agisce per conto di una società concludendo un contratto relativo al trasferimento di un calciatore da una società ad un’altra. Queste sono professioni regolamentate, per le quali è necessaria una iscrizione ad un albo professionale ed i cui proventi sono regolati dalle norme specifiche (e comunque non oltre il 3% del valore lordo della retribuzione pattuita dal calciatore o del valore della transazione). Nel rapporto invece si analizza un fenomeno molto più ampio: quello dei trasferimenti con costi ulteriori rispetto al mero costo del trasferimento: costi che a vario titolo sono entrati nelle tasche di intermediari, tanto che i costi sostenuti sono ben superiori a quella percentuale. Costi riconducibili al mare magnum delle commissioni, una parola che vuol dire tutto e non vuol dire nulla. Anzi, siccome nel rapporto non vengono trattati i costi per l’assistenza al calciatore nella stipulazione o nel rinnovo del contratto, è assai probabile che i costi per quest’assistenza, ossia l’attività tipica del procuratore siano esclusi dai numeri presentati nel rapporto. Peraltro, il discorso appena fatto è sicuramente riservato al mondo professionistico. Quando infatti si parla di procuratori o di agenti, il riferimento è quello al trasferimento di calciatori (o, in generale di atleti) professionisti. Questo lo specifica testualmente la legge 91 del 1981 nonché tutta la disciplina sugli agenti sportivi, da ultimo modificata nel 2017 e poi in procinto di essere ulteriormente modificata.

Questo significa che i calciatori non professionisti non hanno chi li rappresenta?

No, anzi…  Anche per i non professionisti funziona quasi allo stesso modo. Certo, non a quelle cifre… Ma, curiosamente, nel mondo dei dilettanti si seguono (in piccolo, ovviamente) gli stessi schemi. Vediamoli, partendo da un presupposto preciso: nel nostro campionato sono considerati professionisti i giocatori tesserati per i club delle 3 Leghe professionistiche (A, B, Lega Pro) e non professionisti quelli il cui club gioca invece in LND (e quindi Serie D nazionale e campionati regionali), ma anche i ragazzi dei settori giovanili delle squadre professionistiche. Il dilettantismo appare quindi come una galassia che in realtà contempla realtà molto differenti, che vanno dalla giovane promessa, che spera un giorno di sfondare tra i professionisti, al dopolavorista bravo con i piedi che si diverte la domenica a calciare il pallone. In mezzo tutta una serie di situazioni, accomunate solamente da una condizione negativa: non rispondere al requisito del professionismo sportivo dettato dall’art. 2 della legge 91 del 1981, ossia non esercitare l’attività sportiva “a titolo oneroso con carattere di continuità”, e per ciò non aver stipulato un contratto di lavoro dipendente con una società calcistica.

Ma, se per definizione il professionista è un lavoratore dipendente che riceve uno stipendio, non è detto che il non professionista non possa percepire un reddito dalla sua attività sportiva, pur escludendosi, ai sensi del n. 1 dell’art. 94 ter delle NOIF, “ogni forma di lavoro autonomo o subordinato”. Ma sempre nella stessa norma è prevista la possibilità che “possano sottoscrivere, su apposito modulo accordi economici annuali … relativi alle loro prestazioni sportive concernenti la determinazione della indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spese e le voci premiali come previste dalle norme che seguono. Tali accordi potranno anche prevedere, in via alternativa e non concorrente, l’erogazione di una somma lorda annuale, da corrispondersi in dieci rate mensili di uguale importo, nel rispetto della legislazione fiscale vigente”. Il tutto sottoposto a dei limiti di valore (non oltre i 25 mila euro annui e per ogni singola voce). La stessa legislazione fiscale (l. 21 novembre 2000 n. 342, art. 37 e successive modifiche) prevede che tali redditi non siano considerati redditi da lavoro, ma redditi diversi e come tali sottoposti a tassazione speciale.

E, visto che qualche soldo gira anche in questo modo, arrivano anche gli intermediari. Anzi sono loro a far muovere maggiormente il mercato. Segnalando i propri assistiti alle varie squadre, gestendo i loro trasferimenti da una squadra ad un’altra, qualora si tratti di giocatori vincolati. Infatti, come tutti sanno, nel mondo dello sport dilettantistico vige ancora il vincolo sino al compimento del 25 anno di età. Ma operativamente funziona come per i professionisti. O il giocatore è vincolato e quindi può essere trasferito dalla società (con il suo consenso), a titolo temporaneo (prestito) o definitivo e quindi il vincolo rimarrebbe nei confronti della nuova società fino al compimento del venticinquesimo anno, oppure è svincolato (o viene inserito per l’occasione nella lista dei svincolati) ed è libero di accasarsi come ritiene meglio.

Un mercato frenetico quello dei dilettanti, che vede spesso la regia di intermediari, titolari di agenzie che propongono i loro assisti non diversamente dai professionisti. A volte si tratta di agenti iscritti all’albo in quanto anche procuratori di calciatori professionisti, ma in altri casi intermediari specializzati in questo tipo di mercato ed altri ancora persone che, pur occupandosi di altro, svolgono saltuariamente anche questo lavoro. Un mondo fatto di figure molto differenti fra loro in cui il nome e la serietà fungono spesso da garanzia per i dirigenti delle varie squadre dilettantistiche, che molto spesso non conoscono i singoli giocatori ma chi li rappresenta, tanto che quando hanno bisogno di qualche giocatore specifico per completare la squadra si rivolgono a uno o più di loro per vedere cosa offre il mercato. Anche in questo caso, come per i professionisti, sono i giovani calciatori ad affidarsi maggiormente a loro, mentre i calciatori maturi spesso agiscono da soli in base ad un nome ed a una rete di conoscenze maturate durante la propria carriera. Ma per i giovani, molte volte, l’unico modo di farsi conoscere e quindi di trovare una squadra è attraverso i mediatori, per cui ben vengano queste figure, purché svolgano seriamente la loro attivitià!

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