Gli effetti della Brexit sul calcio britannico

Gli effetti della Brexit sul calcio britannico

Di Francesco Paolo Traisci. L’uscita è fissata per le 23.00 del 29 marzo 2019, ora di Greenwich. In quel preciso istante il Regno Unito sarà fuori dall’Unione Europea, completando quella procedura che tutti conoscono con il nome di Brexit. Quali sono gli scenari per il calcio britannico dopo quella data?

di Francesco Paolo Traisci

L’uscita è fissata per le 23.00 del 29 marzo 2019, ora di Greenwich. In quel preciso istante il Regno Unito sarà fuori dall’Unione Europea, completando quella procedura che tutti conoscono con il nome di Brexit. Sarà hard Brexit? Sarà un’uscita soft? Ancora non si sa bene, ma, come ha ripetuto spesso il Premier May, “Brexit means Brexit!”. Ormai, salvo qualche ultimo colpo di coda dei remainers non pare più possibile tornare indietro! Quali scenari per il calcio britannico del post Brexit? Se lo sono chiesti in molti oltremanica e la stessa BBC, nel suo sito internet, ha pubblicato una lunga intervista combinata con alcuni presidenti di club di Premier League e di Championship, come Steve Parish del Crystal Palace, Peter Coates dello Stoke City e Mike Garlick del Burnley.

Vediamo quali scenari hanno ipotizzato, tenendo presenti alcune premesse. Innanzitutto, ancora non conosciamo quale sarà l’esito degli accordi che sono in fase di negoziazione fra l’UE e la Gran Bretagna in materia di libera circolazione dei lavoratori. Molto dipenderà anche da come si lasceranno e da quale sarà il regime per i lavoratori comunitari nel Regno Unito. Ed anche dalla posizione che la Gran Bretagna assumerà nei confronti dello Spazio Economico Europeo del quale fa ancora parte in quanto paese dell’UE, i cui giocatori sono parificati a quelli comunitari. Tenendo presente questo clima di incertezza, è interessante vedere come la situazione è stata ipotizzata in alcune domande e nelle relative risposte.

1) Sarà più difficile acquistare calciatori per i club britannici?

Attualmente i giocatori con passaporto dell’UE (e quelli con passaporto di uno dei paesi dell’EEA), non risentono delle restrizioni messe dalla FA per gli stranieri. Ciò chiaramente in seguito alla sentenza Bosman, che ha sancito la libertà di circolazione dei lavoratori all’interno dello spazio europeo. Solo coloro che non hanno la cittadinanza europea debbono far domanda per ottenere un permesso di lavoro. Per farlo ottenere ad un calciatore è poi necessario che sia in possesso di determinati requisiti, quali un certo numero di presenze nelle proprie rappresentative nazionali negli ultimi due anni, con una ponderazione differente in funzione del ranking FIFA della propria nazionale. Tutto con criteri molto rigidi, di modo che gente come N’Golo Kante o Riyad Marez non avrebbe avuto alcuna chance di giocare in Premier se non avesse avuto un passaporto comunitario. E questa situazione potrebbe riproporsi dopo la Brexit, togliendo la possibilità a molti club di ingaggiare giocatori che non abbiano un curriculum internazionale già affermato. Sempre che per quanto riguarda i comunitari non siano previste deroghe ed accordi per evitare questa trafila burocratica; tanto che la stessa Premier sta cercando di evitare condizioni troppo rigide per l’ingaggio di giocatori comunitari nel post Brexit. Altri però ritengono che la libertà di circolazione all’interno dell’UE abbia fatto da blocco per l’arrivo di altri talenti dal resto del mondo e che si renderà quindi necessario abbassare i criteri per ottenere il permesso di lavoro, per consentire a quei club che non si possono permettere star internazionali già affermate di rimanere competitivi.

2) Ma il gap fra i grandi club ed i piccoli aumenterà o diminuirà?

Certo, i grandi club continueranno a potersi permettere le star affermate, ma quelli meno ricchi, come faranno a rimanere competitivi? Attualmente quando un giocatore non può ottenere un permesso di lavoro perché non ha un curriculum internazionale adeguato, il club può far domanda alla FA per ottenere un permesso eccezionale, che viene concesso sulla base di un punteggio che viene calcolato in base ai costi del trasferimento ed al numero di presenze nelle competizioni come la Champions League. Questo avrebbe consentito ad esempio ad Alexandre Lacazette (qualora non avesse avuto passaporto francese) di essere tesserato per l’Arsenal, dall’alto dei 46 milioni di Sterline pagate ed a dispetto delle sole 11 presenze in nazionale. Certo però che il sistema delle eccezioni basate sul costo del trasferimento penalizza le società meno ricche e quindi è destinato ad aumentare il gap, a meno che non venga anch’esso ripensato e vengano abbassati i requisiti per i calciatori extracomunitari (i realtà per tutti, non essendo più favoritismi verso i comunitari).

3) Ci sarà pure il problema dei minori comunitari. Quale destino per la possibilità della libera circolazione dai 16 in su?

Attualmente infatti la FIFA vieta i trasferimenti di calciatori minorenni, seppure con alcune eccezioni (di cui abbiamo parlato in passato), una delle quali riguarda i calciatori comunitari, che possono essere trasferiti in un altro paese dell’UE a partire dai 16 anni, ossia dall’età in cui possono diventare professionisti. Questo ha consentito a vivai come a quello del Chelsea o del Manchester United di crescere in casa talenti provenienti da tanti paesi dell’UE. Nell’ottica delle limitazioni delle rose, con gli 8 giocatori cresciuti nel club o in un club della stessa Federazione, le rose delle squadre inglesi potrebbero avere dei seri sconvolgimenti, costringendo a lungo andare i club ad investire nella formazione dei giovanissimi locali. Potrebbe così essere un incentivo per le squadre a trovare e far crescere i giovani talenti di casa, anche visto che di recente le nazionali giovanili inglesi hanno mietuto successi internazionali e la stessa nazionale maggiore ha fatto un ottimo campionato del mondo, arrivando in semifinale a Russia 2018.

4) E il costo dei trasferimenti? Salirà o scenderà?

Sicuramente già il forte deprezzamento della Sterlina ha influito negativamente sul potere economico dei club inglesi. Ma le aperture verso i calciatori extracomunitari potrebbero abbassarne i prezzi del cartellino, rendendo la FA un palcoscenico gradito anche per giovani potenziali star che attualmente non potrebbero accedervi.

5) Quindi in sintesi, cosa potrebbe accadere?

Secondo le previsioni degli esperti quindi, in seguito ad una Brexit, senza particolari condizioni che salvaguardino la situazione lavorativa dei cittadini comunitari nel Regno Unito (o anche solamente un intesa a livello UEFA per i calciatori professionisti) la FA dovrebbe rivolgersi verso il mondo e diventare un campionato veramente internazionale, aprendosi ai giovani talenti provenienti da altri continenti. Ma resta una domanda: cosa farà l’Unione Europea senza il Regno Unito e cosa faranno gli altri maggiori campionati europei dopo che la FA sarà considerata una federazione al di fuori dell’UE?

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