Giustizia sportiva e regolarità delle competizioni: una lunga estate

Giustizia sportiva e regolarità delle competizioni: una lunga estate

Di Francesco Paolo Traisci. Un’estate lunghissima all’insegna della giustizia sportiva e ancora non è finita. E non si possono escludere sorprese.

di Francesco Paolo Traisci

Abbiamo vissuto un’estate all’insegna della giustizia sportiva e ancora non è finita. Forse siamo agli sgoccioli, perché i campionati di A e di B sono alle porte, ma non si possono escludere sorprese. Certo la giustizia sportiva deve fare il suo corso, ma in modo rapido…

E proprio uno degli elementi che caratterizzano la giustizia sportiva è proprio l’esigenza di celerità dei giudizi, necessaria per preservare uno dei valori fondamentali dello sport, ossia la regolarità delle competizioni. In altre parole, le sanzioni, le condanne, se si è giudicati colpevoli, devono arrivare subito, nel campionato che si è falsato e non in quelli successivi. Per questo il processo deve essere rapido e preciso, anche se ciò potrebbe comportare alcune limitazioni al diritto di difesa. Al contrario, diverse posizioni sono ancora aperte per il campionato che verrà, con la necessità di individuare l’annata agonistica in cui le eventuali sanzioni che dovessero arrivare saranno da scontare.

In che campionato sarà penalizzato il Chievo se sarà riconosciuto colpevole per il noto ormai a tutti caso delle plus valenze con il Cesena?

Qualcuno ancora si pone la domanda ma la risposta, soprattutto dopo la sentenza che ha inflitto cinque punti di penalizzazione al Parma da scontarsi nel prossimo campionato, pare abbastanza scontata.

E questo anche perché lo stesso ragionamento è stato poi ripreso nella pronuncia che ha sanzionato, per la stessa vicenda del Chievo, il Cesena. Qualora la società bianconera si dovesse iscrivere, in seguito al fallimento, a un campionato federale, dovrà scontare una penalizzazione di 15 punti. Allora se 2 +2 fa quattro, 15 punti in serie A da scontarsi nel prossimo anno anche per il Chievo (oltre a squalifiche per tutti i suoi dirigenti)! Non serve la palla di vetro per pronosticare un simile finale a tutta la vicenda, anche se forse potrebbero essere messi in evidenza alcuni punti che giuridicamente non convincono.

Innanzitutto è ormai irrilevante che il processo per il Chievo e i suoi dirigenti si terrà con calma, a campionato ormai iniziato. Che il Tribunale Federale abbia dichiarato inammissibile il primo deferimento per una questione controversa di termini non rispettati, appare ormai aver perso la propria importanza. Una complicata questione d’interpretazione della norma che prima del deferimento e quindi durante le indagini della Procura, consente agli indagati di chiedere l’audizione di fronte alla Procura stessa entro un determinato termine. Termine che secondo l’interpretazione della Procura, sarebbe decorso prima della richiesta di audizione, mentre per gli indagati non era scaduto. E il Tribunale ha dato ragione ai dirigenti del Chievo annullando tutto il procedimento e costringendo la Procura ad iniziare tutto da capo andando così ad allungare i tempi per l’udienza di discussione che a questo punto si dovrebbe tenere fra la fine di agosto e gli inizi di settembre.

In ogni caso l’urgenza, con buona pace del Crotone, che sperava in un ripescaggio in extremis, sembra essere scomparsa. Lo stesso Cesena, per i medesimi fatti sconterà la sanzione nel prossimo campionato (in un qualsiasi campionato organizzato dalla FIGC, qualora, dopo il fallimento, decidesse di ripartire dai dilettanti), a meno che la Corte di Appello Federale non decida di accogliere il reclamo della Virtus Entella e di ribaltare la decisione di primo grado, sanzionando il Cesena nel campionato di B appena trascorso, rivoluzionandone la classifica. In questa ipotesi, assolutamente remota, i posti per il ripescaggio in serie B, sarebbero solamente due, ossia quelli lasciati vacanti da Bari e Avellino, essendo il Cesena retrocesso d’ufficio prima di fallire. Ma non ci crediamo.

Tornando al Chievo, non sembra difficile ipotizzare una penalizzazione da scontarsi nel prossimo campionato di A, sempre qualora il Tribunale Federale dovesse ritenere colpevoli i suoi dirigenti dei fatti dei quali sono accusati. E questo alla luce della decisione del Tribunale Nazionale Federale nel caso di illecito sportivo del Parma. Ma quella sentenza, che appare destinata a creare un precedente, non sembra, dal punto di vista strettamente giuridico, pienamente condivisibile. E ciò perché, pur dichiarando la società colpevole in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva, il giudice si lancia in alcune “acrobazie giuridiche” per non sanzionare gli emiliani, ma non nel campionato di B appena concluso, come molti si erano aspettati. Innanzitutto, afferma in modo apodittico e senza alcun commento, che una sanzione nel campionato appena concluso sarebbe troppo afflittiva. Ma perché? Perché, leggendo fra le righe del provvedimento, il Parma sarebbe colpevole sì, ma solo fino ad un certo punto, solo un poco, per l’attività dei suoi tesserati…

Sì, ma se c’è il meccanismo della responsabilità oggettiva che, nella stessa sentenza, il Tribunale ritiene essere un pilastro incontrovertibile della giustizia sportiva, utilizzando la formula “ribadita la rilevanza non solo dogmatica, per l’ordinamento federale, della categoria della responsabilità oggettiva”, non dovrebbe esserci una graduazione della responsabilità! La norma afferma appunto che la responsabilità è oggettiva e non soggettiva, ossia non dipendente da “quanto” partecipa il responsabile all’illecito commesso da altri! Al contrario, se ci fosse un minimo di partecipazione o di negligenza, non sarebbe più una responsabilità oggettiva, ma semplicemente una responsabilità aggravata o un’inversione dell’onere della prova. Certo il sistema della responsabilità oggettiva ormai vacilla ed è sottoposto alle critiche di quasi tutto il mondo sportivo ma, finché è in piedi, dovrebbe essere rispettato. Più corretto sarebbe allora stato non sanzionare il Parma adducendo altri motivi, non ritenendolo colpevole nemmeno in modo oggettivo! Il tutto in attesa dell’auspicata riforma delle regole della responsabilità oggettiva!

Ma forse la nota meno convincente è rappresentata dall’ulteriore giustificazione che viene addotta, interpretando lo stesso art. 18 n. 1 lettera g, in modo assolutamente singolare. Questa norma, che afferma che “la penalizzazione sul punteggio, che si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente”, viene però utilizzata dal giudice in modo eccessivamente elastico. Di modo che, pur riferendosi a fatti del campionato appena concluso e a un procedimento iniziato in quel campionato, la sanzione viene fatta scontare in quella che si ritiene la stagione in corso, che secondo il giudice è quella iniziata il 1 luglio 2018 e che terminerà il 30 giugno 2019. Da una norma che consente di spostare in avanti la sanzione che nel campionato in corso si riveli inefficace ma che nulla dice su penalizzazioni per il campionato in cui il fatto è stato commesso, il giudice ha dedotto che la sanzione deve essere fatta nel campionato in corso, anche se non è di fatto iniziato, e non in quello in cui è stato commesso l’illecito. Specificando, nel nostro caso che il campionato in corso è quello che non è ancora iniziato! Una tesi poi ribadita dallo stesso Tribunale Federale Nazionale (in composizione differente) nel caso del Cesena, precisando anche che le date di riferimento sarebbero quelle della formulazione delle richieste sanzionatorie da parte della procura (al termine del dibattimento) e quella della pronuncia del Tribunale, quindi le date del processo e quelle della commissione del fatto.

Cosicché, seguendo il ragionamento del Tribunale, a chi volesse commettere qualche illecito e pagarne le conseguenze nel campionato successivo, salvando così il risultato illegittimamente ottenuto, basterebbe commetterlo al termine della stagione!

Tutto ciò non sembra corretto alla luce del dichiarato obiettivo della giustizia sportiva di assicurare la regolarità delle competizioni e, di conseguenza, garantire giustizia a chi viene potenzialmente danneggiato da quell’illecito!

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