Frosinone-Palermo, risultato omologato dal giudice sportivo: e ora che succede?

Frosinone-Palermo, risultato omologato dal giudice sportivo: e ora che succede?

Di Francesco Paolo Traisci. Il giudice sportivo ha omologato il risultato di Frosinone-Palermo, limitandosi a sanzionare il Frosinone per alcuni comportamenti dei suoi tesserati e dei suoi sostenitori. Su quali basi regolamentari? E cosa farà ora il Palermo?

di Francesco Paolo Traisci

Eravamo tutti in attesa dell’omologazione del risultato della gara Frosinone-Palermo, che ha sancito il ritorno in serie A della squadra ciociara. Ed il giudice sportivo ha in effetti omologato il risultato, limitandosi a sanzionare il Frosinone per alcuni comportamenti dei suoi tesserati e dei suoi sostenitori. Respinto il reclamo del Palermo contro l’esito finale della gara ai sensi dell’art. 29 n. 4 del Regolamento di giustizia sportiva. Una decisione che (a prescindere dalle posizioni e dalle simpatie per l’una o per l’altra squadra), conoscendo la vicenda, le argomentazioni, le prove dedotte solamente dalle dichiarazioni pubbliche dei dirigenti delle due squadre, possiamo solo spiegare in base ad un ragionamento teorico e legato solo alle regole giuridiche coinvolte.    

L’OMOLOGAZIONE – Partiamo da quella che potrebbe essere la fine: l’omologazione segue il procedimento dell’art. 29 del Regolamento di giustizia sportiva che al n. 2 attribuisce al giudice sportivo il compito di giudicare “in prima istanza in ordine ai fatti, da chiunque commessi, avvenuti nel corso di tutti i campionati e le competizioni organizzate dalle Leghe e dal Settore per l’attività giovanile e scolastica, sulla base delle risultanze dei documenti ufficiali e dei mezzi di prova di cui all’art. 35” ed al n. 3 afferma che questo giudica “sempre in prima istanza sulla regolarità dello svolgimento delle gare, con esclusione dei fatti che investono decisioni di natura tecnica o disciplinare adottate in campo dall’arbitro, o che siano devoluti alla esclusiva discrezionalità tecnica di questi ai sensi della regola 5 del Regolamento di Giuoco”. Tutto ciò per dire che il giudice sportivo sanziona i comportamenti avvenuti durante le gare solo in base al contenuto dei documenti ufficiali (sanzionando i responsabili) e, in sede di omologazione della gara, deve limitarsi a valutare. Non può giudicare sulle decisioni dell’arbitro che riguardano l’interpretazione delle regole ed ogni altro aspetto discrezionale della sua direzione di gara, comprese le decisioni disciplinari adottate durante la gara, limitandosi a valutare gli eventuali errori tecnici commessi dall’arbitro nell’applicazione delle regole. 

SCONFITTA A TAVOLINO O RIPETIZIONE? – Ma che cosa avrebbe chiesto il Palermo? Leggendo le cronache, due strade sembrano essere state ipotizzate: quella della sconfitta a tavolino (0-3 nel nostro caso) per il Frosinone o, in subordine, la ripetizione della gara, soluzioni entrambe ipotizzate dall’17 n. 4 del codice di giustizia sportiva. Il quale afferma che, qualora si siano verificati durante la gara “fatti che per la loro natura non sono valutabili con criteri esclusivamente tecnici, spetta agli Organi della giustizia sportiva stabilire se e in quale misura essi abbiano avuto influenza sulla regolarità di svolgimento della gara. Nell’esercizio di tali poteri gli Organi di giustizia sportiva possono: a) dichiarare la regolarità della gara con il risultato conseguito sul campo, salva ogni altra sanzione disciplinare; b) adottare il provvedimento della punizione sportiva della perdita della gara; c) ordinare la ripetizione della gara dichiarata irregolare…”.  Il n. 1 della stessa regola prevede quindi la sconfitta a tavolino per la società ritenuta responsabile, “anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione”. Sconfitta con il punteggio di 0‐3, o con il punteggio eventualmente conseguito sul campo dalla squadra avversaria, se a questa più favorevole, fatta salva l’applicazione di ulteriori e diverse sanzioni per la violazione dell’art. 1 bis, comma 1.

DANNO EFFETTIVAMENTE SUBITO? – Dalla lettura di questa norma traiamo alcuni spunti interessanti. Innanzitutto che se “i fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione di cui si è resa responsabile una delle due società” non hanno avuto grande peso nell’esito della gara, il giudice sportivo dovrà comunque dichiararne la regolarità, salvo prendere provvedimenti sanzionatori nei confronti della società responsabile e contro i suoi tesserati. Lo stesso vale per l’errore tecnico, in seguito al quale può essere sancita la ripetizione della gara.  Ecco il punto è questo: i fatti di cui si è resa responsabile una delle società che abbiano influito sul regolare andamento della gara ovvero l’errore tecnico devono aver influenzato in modo grave l’esito della gara e creato un danno alla società che ha presentato il reclamo.  Non è infatti sufficiente la condotta illecita di una delle società o l’errore tecnico: per la sconfitta a tavolino della squadra ritenuta responsabile o la ripetizione della gara è necessario che la squadra danneggiata abbia subito effettivamente un danno, ossia che l’errore tecnico abbia avuto una reale influenza sulla regolarità di svolgimento della gara.

SCONFITTA A TAVOLINO – E si tratta di ipotesi che rado vengono riconosciute. Per quanto riguarda infatti la sconfitta a tavolino, il Regolamento di Giustizia sportiva, pur rimanendo sul vago, elenca alcune ipotesi in cui deve essere sancita la sconfitta a tavolino sempre nell’art. 17 al n. 5, ma si tratta generalmente di casi legati alla partecipazione alle gare di giocatori squalificati o non tesserati regolarmente ed addirittura specifica che “la posizione irregolare dei calciatori di riserva, in violazione delle disposizioni contenute nelle NOIF, determina l’applicazione della sanzione della perdita della gara nel solo caso in cui gli stessi vengano effettivamente utilizzati nella gara stessa”. Mentre il n. 1 addirittura esclude questa punizione “qualora si verifichino fatti o situazioni, imputabili ad accompagnatori ammessi nel recinto di giuoco o sostenitori della società, che abbiano comportato unicamente alterazioni al potenziale atletico di una o di entrambe le società”. Per il resto c’è la valutazione del giudice sportivo.

RIPETIZIONE – In alternativa si può disporre (come, seppur raramente, è avvenuto) la ripetizione della gara, ma solo in caso di errore tecnico dell’arbitro nell’applicazione di una regola; errore tecnico che, anche a bocce ferme, deve essere ammesso dall’arbitro stesso. Ma quando, in concreto può essere decretata la ripetizione della gara? In buona sostanza, come specificato in uno questi casi dallo stesso giudice sportivo, il reclamo per la ripetizione della gara può essere accolto solo quando “verte su un presunto errore tecnico dell’arbitro ascrivibile ad una non corretta applicazione di imperative norme del Regolamento del Giuoco del Calcio, piuttosto che all’interpretazione delle stesse che sono invece demandate alla esclusiva competenza degli arbitri e pertanto sottratte alla valutazione degli Organi di Giustizia Sportiva”. Quindi l’arbitro deve aver sbagliato nella disciplina di un fatto, non nella sua valutazione, come nel caso che abbia scritto nel proprio referto post gara “ho visto gioco pericoloso ed ho dato calcio di punizione diretto”; non sarebbe invece errore tecnico nei casi in cui abbia ammesso di aver visto un fallo ed averlo giudicato da ammonizione ma poi si sarebbe reso conto che avrebbe dovuto espellere il colpevole. Una distinzione che a parole sembra netta. Prendiamo alcuni esempi classici di errore tecnico, ripresi dalla casistica arbitrale. Errore tecnico è ad esempio assegnare un gol scaturito da calcio di punizione indiretto con il pallone toccato solo una volta prima di entrare in rete… O, come avvenuto di recente, convalidare il gol dell’attaccante che ha ripreso il suo precedente calcio di rigore mandato contro il palo, senza che nel frattempo vi siano stati tocchi ulteriori. Altro errore tecnico è dimenticare di effettuare il recupero o espellere il giocatore sbagliato.

AMMISSIONE DELL’ARBITRO – Ma non basta. L’errore tecnico per essere alla base della ripetizione della gara, deve anche essere ammesso dall’arbitro nel proprio referto o nel supplemento dello stesso. La casistica ci segnala infatti ben pochi casi in cui è stata disposta di ripetizione della gara. Perché, oltre alle regole che disciplinano questa eventualità, la ripetizione della gara deve essere frutto di un errore conclamato ammesso esplicitamente o implicitamente dall’arbitro nel proprio referto. Ma non sempre ciò avviene. È infatti più facile per un arbitro, piuttosto che ammettere l’errore tecnico in cui è incorso (e quindi implicitamente di non conoscere il regolamento) presentare ogni eventuale errore come frutto di errata di valutazione della realtà che non essendo errore tecnico, non è sindacabile dal giudice sportivo. 

LA TV CONTA SOLO PER SANZIONARE – Ma il punto fondamentale su intorno al quale ruota tutto è rappresentato dai mezzi di prova sui quali il giudice sportivo deve fondare la sua decisione. Li fissa l’art. 35 del Regolamento che afferma che “i rapporti dell’arbitro, degli assistenti, del quarto ufficiale e i relativi eventuali supplementi fanno piena prova circa il comportamento di tesserati in occasione dello svolgimento delle gare. Gli organi di giustizia sportiva possono utilizzare altresì ai fini di prova gli atti di indagine della Procura federale”. La stessa norma poi ammette che gli stessi organi possano avvalersi “anche di riprese televisive o altri filmati che offrano piena garanzia tecnica e documentale” ma solo al fine “dell’irrogazione di sanzioni disciplinari nei confronti di tesserati, solamente per ovviare agli scambi di persona, qualora essi dimostrino che i documenti ufficiali indicano quale ammonito, espulso o allontanato un soggetto diverso dall’autore dell’infrazione”. 

APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA – Ecco la normativa; è ora di tirare le fila del discorso e vedere come è stata applicata dal giudice sportivo. Ora tutti sappiamo che:

1) ha omologato la gara;

2) ha sanzionato il Frosinone imponendogli di giocare le prime gare del prossimo campionato a porte chiuse e con una sanzione pecuniaria;

3) ha punito il comportamento di alcuni dei tesserati del Frosinone con squalifiche e multe.

Evidentemente i tre fatti per i quali il Palermo chiedeva la vittoria a tavolino non sono stati ritenuti rilevanti per l’esito della gara. I lanci di oggetti dagli spalti, quello di palloni in campo con lo scopo di interrompere lo svolgimento della gara e l’invasione di campo finale pur essendo documentati (perché evidentemente contemplati nel referto arbitrale) e pertanto valutati dal giudice sportivo, non sono stati ritenuti di gravità sufficiente ad aver influenzato l’andamento della gara. Allo stesso modo, la valutazione di altri fatti che il Palermo ha sostenuto essere frutto di errore tecnico dell’arbitro come la mancata concessione di un rigore (prima concesso poi negato), il mancato rispetto della tempistica nel recupero concesso (l’arbitro avrebbe fischiato prima della fine del recupero annunciato non tenendo in considerazione fatti che avrebbero anzi dovuto aumentarne la durata) non sono stati considerati errori tecnici perché non contemplati nel referto come tali o semplicemente ritenuti non gravi per l’andamento della gara.   

IL PALERMO RECLAMA – Certo la vicenda non finirà qui… Il Palermo ha preannunciato il reclamo contro il provvedimento di omologazione, oltre ad una battaglia su tutti i fronti della giustizia ordinaria, compresa quella penale. Questo perché sui social molto rumore avrebbe fatto un’inchiesta secondo la quale l’arbitro, di professione avvocato, avrebbe assistito alcuni soggetti legati al Frosinone calcio in determinate controversie legate al suo stadio, senza peraltro dichiararlo nell’apposita modulistica dell’AIA. Un conflitto di interessi nascosto, una designazione inopportuna o qualcosa di più? Di questo aspetto il giudice sportivo non si è certo occupato (perché non è in suo potere farlo, dovendosi limitare ai fatti di gara così come descritti dall’arbitro nel referto e negli atti addizionali) ma potrebbero occuparsene sia la giustizia sportiva sia quella ordinaria, compresa quella penale alla quale ha fatto esplicita menzione il Presidente rosanero nel comunicato ufficiale della società. Ma, sicuramente, oltre all’omessa dichiarazione del potenziale conflitto di interessi dell’arbitro (per il quale l’AIA potrà evidentemente svolgere le sue indagini interne e esercitare, se del caso, i poteri disciplinari previsti nei confronti dei propri affiliati), serviranno prove su eventuali comportamenti illeciti penalmente rilevanti. Ciò anche per dare, eventualmente, luogo a risarcimenti sul fronte civilistico, atteso che la stessa Corte Costituzionale qualche anno fa ha affermato che pur non potendo il giudice ordinario entrare nel merito dei risultati sportivi (ad esempio, decidendo scudetti, promozioni, penalizzazioni, eliminando squalifiche ecc.), può comunque valutarne la rilevanza economica, fornendo un risarcimento per il danno subito, quando il risultato sportivo (in questo caso la mancata promozione del Palermo determinata dalla sconfitta nello spareggio) si riveli ingiusto. Ma per tutto questo ci vorranno prove e non semplici sospetti!

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