FIGC, il 22 ottobre si vota: ma come funzionano le elezioni federali?

FIGC, il 22 ottobre si vota: ma come funzionano le elezioni federali?

Di Francesco Paolo Traisci. Si avvicinano a grandi passi le elezioni del Presidente della FIGC… Sta arrivando al suo termine il mandato del Commissario Straordinario e sembra ci siano finalmente le condizioni per procedere alla votazione. Non senza polemiche…

di Francesco Paolo Traisci

Si avvicinano a grandi passi le elezioni del Presidente della FIGC… Sta arrivando al suo termine il mandato del Commissario Straordinario e sembra ci siano finalmente le condizioni per procedere alla votazione. Non senza polemiche…

Quando si vota?

Dopo una accesa controversia anche giudiziaria, l’Assemblea elettorale della FIGC è stata convocata per il 22 ottobre. A questa data si è arrivati dopo che il CONI aveva deciso di prorogare il mandato del Commissario Straordinario e dei suoi Subcommissari anche dopo che la Lega di Serie A aveva eletto il suo Presidente, con il fine di portare a termine le riforme necessarie. Ma la proroga non era affatto piaciuta ad alcune delle componenti, che avevano impugnato la delibera di proroga dinanzi al Collegio di Garanzia del CONI. Ed il Collegio, con un’Ordinanza collegiale del 31 luglio, ritenendo di dover valutare fra l’interesse delle componenti di ricostituire i propri organi con la rappresentatività di ciascuna di esse e quello del CONI di riformare le regole degli Statuti, fissava la data per la trattazione del ricorso, per il 7 settembre, data “entro la quale il Collegio ritiene che, considerando entrambi i contrapposti interessi, si possa o speditamente procedere all’adeguamento statutario, avendo il CONI ottenuto a tale data l’approvazione del Governo; ovvero, qualora i tempi procedimentali apparissero a tale data ancora incerti, si possa dar prevalenza alla richiesta a termini dell’attuale statuto di procedere al rinnovo delle cariche”. Ma non si è mai arrivati a tale udienza perché nel frattempo, il Commissario Straordinario con il comunicato del 31 agosto, provvedeva ad indire le elezioni federali, esplicitando quindi la disponibilità a porre fine volontariamente al suo mandato e di fatto vanificando gli effetti di quell’udienza. Ma prima però chiariva le regole del gioco. Si voterà non già in base alle vecchie regole, ma a quelle che aveva appena provveduto a modificare, con la modifica degli art. 2, 3 e 4 delle NOIF con il C.U. n. 62 sempre del 31 agosto. E, subito dopo la modifica specifica, (con il C.U. 63) il Regolamento elettorale.

Come si vota ?

Il C.U. 63 ha appunto specificato il Regolamento Elettorale così come risulta dalle modifiche statutarie. In base alle NOIF ed allo Statuto, il Presidente viene votato dall’apposita Assemblea elettorale alla quale partecipano tutti i presidenti delle tre leghe professionistiche, 90 delegati della LND, oltre a 52 delegati dei calciatori, 26 dei tecnici e 9 degli Arbitri. Con una differente ponderazione dei voti di ciascuno. Se infatti il voto di un presidente di Serie A conta per 3,10 (per un totale di 62 voti alla Lega A), quello dei presidenti di Serie B, vale 1,36 (totale Lega B, 25,84); quello dei 58 presidenti di Lega Pro 1,51 (tot. 87,58), mentre il voto di ciascuno dei delegati della LND vale 1,95 (e quindi alla LND spettano 175,5 voti ponderati; in pratica quanto le tre Leghe professionistiche messe insieme); il voto dei 52 delegati dei calciatori conta per 1,98 (pari a 102,96 voti) e lo stesso conta il voto dei 26 delegati dei tecnici (51,48), mentre il voto dei 9 rappresentanti dell’AIA pesa 1,15 (10,35, nel totale). Il totale fa 516 voti. L’Assemblea è valida se in prima convocazione raggiunge la metà più 1 degli aventi diritto al voto (pari a 259 voti ponderati) mentre in seconda è sufficiente 1/3. Per eleggere il Presidente, al primo scrutinio sarà necessario aver ottenuto i tre quarti dei voti validamente espressi, mentre in secondo scrutinio i due terzi e  la maggioranza sarà sufficiente nel 3°; dopo di che si procederà al ballottaggio tra i due candidati con il maggior numero di voti.

Ma per chi si può votare?

Regole chiare, tutto come prima (più o meno). Ma è sui soggetti che possono candidarsi che sono cambiate le regole. Il problema infatti non è tanto quello delle regole elettorali, quanto quello dei limiti di mandato imposti dalla legge 8 del 2018 che ha fatto cambiare lo statuto della FIGC, restringendo notevolmente il novero dei nomi candidabili.

La legge ha, infatti, introdotto alcune importanti modifiche nella disciplina del CONI (e delle Federazioni), ed in particolare l’ormai famoso limite dei tre mandati per i presidenti e per tutti i componenti degli organi del CONI. E su quel modello anche per i presidenti ed i componenti degli organi delle singole Federazioni, con la riforma dell’art. 3 comma 2 della precedente legge. Ma mentre per il Presidente e gli altri organi del CONI esisteva un precedente limite di 2 mandati (quindi il numero di mandati, rispetto al passato risultava addirittura aumentato) per i Presidenti ed i componenti degli organi delle Federazioni, l’art. 16 prevedeva sì il limite dei due mandati (o dei tre in caso di uno dei due con durata inferiore ai 2 anni), ma consecutivi, per cui, se vi era un lasso di tempo con un interregno di un altro, il terzo mandato era legittimo. Ed ancora, era previsto che, in ogni caso, chi aveva svolto completamenti due mandati pieni, avrebbe potuto comunque essere eletto per un ulteriore mandato, qualora avesse raggiunto “una maggioranza non inferiore al 55% dei voti validamente espressi”. Una regola più o meno analoga, seppur leggermente differente per le maggioranze previste per i mandati successivi ai primi 2, era prevista proprio dallo Statuto della FIGC. IL limite dei tre mandati, senza possibilità di deroghe, è invece previsto dall’art. 2 comma 2, che afferma: “Gli statuti delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate prevedono le procedure per l’elezione del presidente e dei membri degli organi direttivi, promuovendo le pari opportunità tra donne e uomini. Il presidente e i membri degli organi direttivi restano in carica quattro anni e non possono svolgere più di tre mandati”.

Questo significa che solo chi era in carica al momento dell’entrata in vigore del testo, può rimanere per il mandato in corso. Non è il caso della FIGC, che a febbraio non aveva un Consiglio in carica ed era rappresentata unicamente dal commissario Roberto Fabbricini. Motivo per cui tutti coloro che hanno già raggiunto il limite di tre mandati non possono ripresentarsi. E ciò tanto per il Presidente Federale quanto per i consiglieri.

Tutto semplice? Come funziona per i rappresentanti delle componenti che sono già stati nominati o che siedono di diritto nel consiglio?

Il problema riguarda i componenti di diritto del Consiglio. Dei 19 componenti del Consiglio alcuni non sono eletti ma ne fanno parte in quanto Presidenti delle singole componenti. Il Presidente dell’AIC, Damiano Tommasi, quello dell’AIAC, Renzo Ulivieri per l’AIAC, essendo componenti di diritto del Consiglio Federale in quanto presidenti delle rispettive Associazioni si trovano in questa situazione e lo stesso vale per il presidente dell’AIA, Marcello Nicchi. Che cosa succederà? Non potranno sedere in Consiglio e quindi le Associazioni da loro rappresentate non avranno rappresentanti o dovranno provvedere a scegliere un nuovo rappresentante nel Consiglio Federale o ancora provvedere ad eleggere un nuovo presidente di fatto dimissionando quello in corso prima della fine del suo mandato?

Allo stesso modo, gli altri componenti, non di diritto ma eletti prima dell’entrata in vigore della legge, o comunque eletti in base a regolamenti elettorali che ancora non tenevano conto della nuova normativa, hanno diritto a far parte del Consiglio? La legge appare lacunosa sul punto, ma secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, il Collegio di Garanzia riterrebbe che non ci siano distinzioni fra membri eletti e membri di diritto, costringendo in futuro le varie componenti ad adeguare i propri statuti ai limiti imposti dalla legge.

E per le componenti che già hanno provveduto a votare i propri rappresentanti? È il caso di Claudio Lotito, eletto consigliere federale per la Lega di A il 28 maggio scorso, quando già la legge era in vigore. La Sezione Consultiva della Corte Federale di Appello ha ritenuto perfettamente valida la sua elezione come consigliere federale, bocciandone solamente una eventuale candidatura come Presidente. Ma questo solamente affermando la irretroattività della regole. Le nomine avvenute in base alle regole in vigore al momento della nomina sono salve. E quindi Lotito, come anche i vari rappresentanti delle componenti che fanno parte di diritto del Consiglio, potrà rimanervi. Questo parere potrebbe essere una guida per i vari casi.

Ma chi decide sulla candidabilità dei singoli candidati e quando?

In realtà, il compito di escludere i candidati non in regola non spetta alla Corte di Appello Federale. La preliminare verifica dei requisiti di legge in capo ai candidati alla presidenza federale ed ai componenti del Consiglio è infatti demandata effettuata dal Collegio di Garanzia del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dopo che le singole candidature siano state presentate.  E, soprattutto per il primo, stiamo assistendo in questi giorni al toto nomine: qualcuno ha fatto il nome di Moratti, altri di Gravina, che ha ottenuto già l’endorsement della propria Lega di appartenenza. Perché ora? Perché ai sensi dello Statuto e del Regolamento elettorale le candidature per la Presidenza debbono essere presentate almeno 15 giorni prima della data di Convocazione dell’Assemblea, insieme, oltre che ad un programma per il proprio mandato, anche ad “un accredito della candidatura, senza vincolo di mandato, da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega o una Componente tecnica”. Chi si farà avanti? Presto quindi lo sapremo!

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy